Ancora sulla recente decisione della Consulta

Sempre con riserva di esaminare l’importante legge toscana n. 47 del
9/8/2013, è opportuno soffermarsi ancora un momento sulla sentenza della
Corte Costituzionale n. 255 del 31.10.13 – illustrata infatti nella Sediva
news dell’8/11/2013 (Una decisione della Consulta e una legge toscana: due
provvedimenti diversamente discutibili) solo con riguardo all’asserito
duplice ma ben distinto contenuto della “pianta organica” – per dar conto
anche di ulteriori due enunciati della Corte, che forse non sono
straordinariamente significativi ma possono fornire ai farmacisti anche non
altoatesini qualche elemento in più di giudizio (mentre su altre
considerazioni della sentenza non riteniamo vi sia nulla da osservare).
Oltre all’annullamento delle già ricordate disposizioni trentine e
bolzanine sulla p.o. “limitatamente alle parole «e identifica le zone in
cui collocare le nuove farmacie»”, è stata dunque dichiarata anche
“l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, della legge prov.
Bolzano n. 16 del 2012, limitatamente alle parole «i requisiti per la
partecipazione ai concorsi ordinari e straordinari» nella parte in cui non
rinvia ai requisiti stabiliti dall’art. 4, comma 2, della legge 8 novembre
1991, n. 362”.
Quest’ultima norma statale, infatti, prevedendo che «Sono ammessi al
concorso di cui al comma 1 i cittadini di uno Stato membro della Comunità
economica europea maggiori di età, in possesso dei diritti civili e
politici e iscritti all’albo professionale dei farmacisti, che non abbiano
compiuto i sessanta (ndr: per la verità diventati 65, almeno nel concorso
straordinario) anni di età alla data di scadenza del termine di
presentazione delle domande», detta un principio fondamentale in materia di
“tutela della salute” perché “risponde all’esigenza di una disciplina
necessariamente uniforme, secondo principi che esprimono un interesse
nazionale, al cui rispetto sono pienamente tenute anche le Province
autonome” (così premette la sentenza richiamandosi testualmente alle
decisioni n. 352/92, n. 231/12 e n. 448/06).
Invece, rileva ancora la Corte, la norma di Bolzano – rimettendo alla
Giunta la disciplina del concorso per sedi farmaceutiche, e in particolare
la determinazione anche dei “requisiti per la partecipazione ai concorsi
ordinari e straordinari” – permette all’organo provinciale di governo di
“formulare criteri eventualmente in contrasto con quelli essenziali
stabiliti” dalla disposizione statale, ponendosi così in conflitto con il
principio costituzionale (art. 117 Cost.) di riparto tra Stato e Regioni (e
Province) delle competenze legislative nella materia.
Ne discende quindi, quale conseguenza di diritto della pronuncia, che anche
i bandi di concorso per Trento e Bolzano vengono ora perfettamente
omologati alla piattaforma nazionale che peraltro sembrerebbe da parte sua
essersi già “aperta” anche ai due concorsi provinciali.
E però ci sono due questioni che ci pare debbano essere ancora risolte: una
riguarda il bilinguismo per Bolzano (un nodo che comunque dovrebbe essere
sciolto da un momento all’altro), mentre l’altra – nel concreto più seria e
in grado astrattamente (ma non solo…) di allungare alle calende greche la
pubblicazione dei bandi di concorso – attiene alla necessità, derivante
dall’annullamento parziale delle due norme provinciali sulla “pianta
organica”, che il procedimento di revisione straordinaria sia al più presto
rinnovato in ambedue le province ma rispettando naturalmente il riparto di
attribuzioni configurato dalla Corte tra Giunte provinciali e Giunte
comunali.
Un pasticciaccio che, come si vede, introduce o riporta sulla scena
parecchi interpreti, con tutto quello che ne può conseguire…
Ma la Consulta ha annullato – sempre per contrasto con l’art. 117 Cost. –
anche il comma 2 dell’art. 13 della stessa legge bolzanina per aver in
pratica “ripetuto” [proprio così (!)] il disposto del comma 5 dell’art. 148
del d.lgs. n. 219 del 2006 (il c.d. Codice comunitario dei medicinali) in
materia di sanzioni amministrative previste a carico del titolare della AIC
per “medicinali” posti o mantenuti in commercio con etichettatura o foglio
illustrativo difformi da quelli approvati dall’AIFA, ovvero ecc.
Dice in sostanza la Corte: il citato comma 5 (in realtà l’intero Codice)
non si applica – per espressa sua previsione – ai galenici, ma alle sole
“specialità medicinali”, e dato che (anche) quello ivi espresso è un
principio fondamentale, alle Regioni e alle Province autonome “«non è
consentito (neppure) ripetere quanto già stabilito da una legge statale»
(sentenze n. 98 e 18 del 2013 e n. 271 del 2009), perché in tal modo si
verifica «un’indebita ingerenza in un settore, […], costituente principio
fondamentale della materia» (sentenza n. 153 del 2006)”.
Solo i più raffinati costituzionalisti, se ce n’è uno, possono comprendere
appieno un’interpretazione così formalistica da parte dei nostri giudici
costituzionali, che del resto ne hanno dato prova robusta – come abbiamo
visto la volta scorsa – anche con quel fantasioso “spacchettamento” della
“pianta organica” (inspiegabilmente ignorato dalle note di commento che
stiamo leggendo anche in questi giorni), al cui riguardo vogliamo però
aggiungere ancora un paio di notazioni se non altro per rispondere ad
alcune e-mail pervenute.
Le decisioni della Corte hanno efficacia erga omnes – vincolando perciò
tutti: giudici, amministrazioni pubbliche, cittadini – soltanto quando
annullano per incostituzionalità una disposizione di legge, espungendola
pertanto dall’ordinamento.
Non così quando invece la pronuncia rigetti l’eccezione di
incostituzionalità, che infatti, ad esempio, può essere riproposta da
qualsiasi altro giudice, escluso soltanto – come è ovvio – quello
remittente (che ha cioè rimesso la questione decisa negativamente dalla
Consulta), il quale può/deve fatalmente applicare nel giudizio la
disposizione “salvata” dalla Corte.
Nel caso delle disposizioni di Trento e Bolzano abbiamo questa situazione:
la loro seconda parte (“e identifica le zone in cui collocare le nuove
farmacie”, per riportare la norma trentina) è stata, come si è visto
ripetutamente, dichiarata incostituzionale dalla Corte, che non ha invece
accolto il ricorso governativo per quel che riguarda la prima parte (“La
Provincia determina il numero delle farmacie ubicate nei singoli comuni”).
Quindi, trascurando ulteriori approfondimenti che sarebbero perfettamente
fuori luogo, Trento e Bolzano ora possono/devono procedere proprio secondo
il “doppio binario” delineato dalla sentenza: pertanto le Giunte
provinciali, oltre a dover/poter promuovere l’intero procedimento, adottano
autonomamente il primo dei due provvedimenti immaginati dalla Corte (quello
di determinazione del numero delle farmacie “spettanti” a ogni comune),
mentre i Comuni adottano autonomamente il secondo, individuando le
zone=sedi farmaceutiche in cui collocare i nuovi esercizi.
Ma è forse questo uno scenario replicabile tout court al di fuori dei
confini della regione altoatesina? La risposta è negativa, perché quel
“doppio binario” non discende da un’interpretazione “autentica” ma è
soltanto un’opinione, autorevole finché vogliamo, e le opinioni della Corte
vincolano tutti, come accennato, sol quando si traducano in pronunce di
illegittimità (come per la seconda parte delle due norme di Trento e
Bolzano), e che invece non vincolano formalmente chicchessia quando abbiano
indotto i giudici costituzionali a rigettare (come qui) il ricorso
governativo o in generale ad aver dichiarato manifestamente infondata
un’eccezione del giudice a quo.
Insomma, se pure – lo abbiamo rilevato anche nella precedente circostanza –
è possibile che la Consulta riveda questo suo assunto già in occasione
dell’esame delle eccezioni ad ampio spettro del Tar Veneto, non sta in ogni
caso scritto da nessuna parte che nell’attesa le altre Regioni debbano far
rivivere le proprie disposizioni regolatrici delle attribuzioni in materia
di organizzazione territoriale del servizio farmaceutico, ed è anzi
ragionevole credere che, se non ci saranno improvvisi rigurgiti di brame di
competenze, le revisioni ordinarie saranno infine interamente curate
anch’esse, al pari di quelle straordinarie, proprio dalle amministrazioni
comunali.

(gustavo bacigalupo)

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