E’ deducibile il contributo alle spese per l’abitazione erogato a favore
del coniuge separato (che, però, ci paga le tasse…)

E’ noto che l’assegno periodico di mantenimento corrisposto a favore del
coniuge separato costituisce un onere deducibile dal reddito complessivo
(art. 10 TUIR).
D’altra parte, il beneficiario dell’assegno deve – specularmente –
considerare come redditi imponibili (per la precisione redditi assimilati a
quelli di lavoro dipendente) le somme ricevute.
Fondamentale per la deducibilità, tuttavia, è la natura di onere periodico
dell’assegno poiché, come ritiene la stessa giurisprudenza di legittimità
(v. da ultimo Cass. 1002/2012) e, neanche a dirlo, l’Agenzia delle Entrate
(Ris. 153/E/2009), le somme corrisposte una tantum restano invece
indeducibili (per chi le corrisponde) e “intassabili” (per chi le riceve).
Ma sappiamo anche che, se la sentenza non stabilisce la quota destinata al
mantenimento dei figli, l’assegno è deducibile nella misura del 50% ed
(ancora una volta) imponibile in pari misura.
Ora però la Cassazione, con un’ordinanza molto recente (n. 13.029 del
2013), riconduce nel genus dell’assegno periodico di mantenimento anche
l’erogazione – parimenti periodica – del coniuge obbligato nei confronti
dell’altro coniuge per le spese relative all’immobile di abitazione del
coniuge affidatario e del figlio, con la conseguenza di estendere anche a
queste somme il regime fiscale dell’assegno di mantenimento, e dunque
queste spese saranno deducibili per chi le sostiene ma imponibili per chi
ne beneficia e, dato che riguardano indistintamente l’immobile in cui
abitano coniuge e figlio, la deducibilità e l’imponibilità saranno limitate
al 50%: né più né meno.

(franco lucidi)

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