Definitivo: il silenzio-assenso non si applica alle istanze
dei titolari di farmacia

Nella Sediva News del 16/9/13 (“La dubbia estensibilità del silenzio-
assenso alle istanze del titolare di farmacia”) ci siamo soffermati su una
sentenza del Tar Friuli (n. 433 del 20/08/2013) che aveva ritenuto
applicabile il silenzio-assenso anche alla domanda di un titolare di
farmacia diretta, come nel caso ivi deciso, al rilascio dell’autorizzazione
allo spostamento dell’esercizio.
Avevamo giudicato questa decisione sbagliata due volte: per aver cioè
ritenuto estensibile l’istituto anche a istanze di provvedimenti
riguardanti la “salute”, una materia invece espressamente esclusa dal
quarto comma dell’art. 20 della l. 241/90 e succ.mod., e anche per non aver
considerato che in quella fattispecie si era trattato in realtà della
richiesta di autorizzazione al trasferimento della farmacia oltre i confini
della sede di pertinenza, che è un provvedimento non contemplato in nessuna
norma di legge (se si esclude l’incredibile disposizione campana di cui
abbiamo parlato qualche tempo fa), quindi inidoneo in radice a formarsi per
atto espresso come pure evidentemente per silenzio-assenso.
Auspicavamo anche, però, che il Consiglio di Stato potesse una volta per
tutte risolvere l’interrogativo di fondo magari proprio in sede di appello
al provvedimento friulano, quel che è ora avvenuto con la celere sentenza
“breve” n. 5433 del 14/11/13, con cui il Supremo Consesso annulla la
decisione del Tar Friuli affermando in via definitiva l’inapplicabilità del
silenzio-assenso al nostro settore appunto per la sua inerenza alla materia
della “salute” e ponendo così fine alla questione.
È una conclusione che sicuramente convince sul piano giuridico, ma non ci
aiuta granché su quello pratico, perché probabilmente sarebbe risultato
utile estendere il silenzio-assenso anche, perlomeno, ad alcune istanze di
provvedimento che hanno la pessima abitudine di poltrire un po’ troppo –
senza ragioni apparenti – negli uffici pubblici.
Si pensi in particolare alla domanda di rilascio della titolarità a favore
del cessionario di una farmacia, quindi del provvedimento di riconoscimento
del trasferimento del diritto di esercizio, che pure dovrebbe avviare un
procedimento generalmente di durata modesta, e dunque perlomeno in questo
caso – che può implicare investimenti di capitale importanti – il silenzio-
assenso avrebbe potuto spingere le pratiche con migliore efficacia.
Ma tant’è: ce ne faremo una ragione.
(gustavo bacigalupo)

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