Rischioso giocare con il computer in ufficio (o in farmacia)?

È recente una sentenza della Cassazione (n. 25069) secondo cui il
dipendente che utilizza il computer dell’ufficio per “giocare” può essere
passibile anche di licenziamento (per giustificato motivo).
La storia risale addirittura al 2007, anno in cui il dipendente era stato
licenziato per aver utilizzato il computer dell’ufficio per un periodo
calcolato, sulla base di un anno, di un totale di circa 300 ore.
E però se da un lato il Tribunale di Roma aveva ritenuto valido il
licenziamento, dall’altro la Corte di Appello lo aveva annullato intimando
al datore di lavoro la corresponsione al dipendente del risarcimento del
danno pari a sei mensilità ovvero, in alternativa, la riassunzione in
azienda entro i tre giorni successivi.
Il giudice di secondo grado, in particolare, aveva annullato il
licenziamento perché nella lettera di contestazione disciplinare, inoltrata
dal datore di lavoro al dipendente, era citato solo un episodio di utilizzo
“illecito“ del pc, non sufficiente quindi ad irrogare la massima sanzione.
Poi però la Corte d’Appello aveva aggiunto che il controllo del computer
del lavoratore da parte dell’azienda aveva in realtà evidenziato l’impiego
reiterato dello stesso, e per di più il monitoraggio del computer era
comunque da considerarsi lecito in quanto il dipendente aveva dato il suo
consenso.
L’azienda aveva inoltrato ricorso in Cassazione e la Sezione Lavoro lo ha
accolto assumendo che non può considerarsi generico l’addebito mosso al
lavoratore solo per la mancata indicazione delle singole “partite” giocate
da quest’ultimo, dato che il datore di lavoro, nel corso del giudizio di
merito, aveva in realtà adeguatamente dimostrato il grande utilizzo del
computer a fini di gioco, sufficiente dunque a giustificare il
licenziamento.

(giorgio bacigalupo)
* / cg

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