Coniugi in società partecipano al concorso ma nell’attesa inseriscono la
figlia nell’esercizio – QUESITO

Mia figlia si è appena laureata e sta per sostenere gli esami di Stato.
Premettendo che la farmacia è attualmente costituita in una snc
(coniugale), è rurale sussidiata, ha un fatturato di circa 900.000 euro,
oltre l’attività di grossista dal fatturato peraltro variabile, come posso
inserirla al meglio sotto ogni punto di vista (fiscale, professionale
ecc.)? Considerando inoltre che appena possibile vorremmo inserire nella
società ns. figlia, che succederà se io e mia moglie dovessimo vincere una
farmacia nel concorso straordinario?

Sembra che la migliore collocazione lavorativa di Sua figlia nell’ambito
della farmacia sia in questo momento quella dell’associazione in
partecipazione con apporto di lavoro, nella quale le prestazioni lavorative
dell’associato – che andrebbero tuttavia svolte (a parte i rapporti padre-
figlia) con modalità che devono escludere almeno in astratto la
configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato con l’associante –
sono retribuite mediante una partecipazione agli utili della snc titolare
dell’esercizio.
Sua figlia maturerà così i requisiti professionali soggettivi per
assumere in futuro la titolarità di una farmacia o di una quota di società
di persone titolare di farmacia, e dal punto di vista fiscale potrà
evidentemente essere anche meglio ripartito il reddito d’impresa con la
possibilità dunque di beneficiare nel concreto di aliquote inferiori
rispetto a quelle “marginali” che attualmente gravano sui due soci della
società.
Sul versante previdenziale, Sua figlia sarà naturalmente tenuta ad
iscriversi all’Enpaf e a versare i contributi in misura piena, salva in
ogni caso l’iscrizione all’Inail per l’assicurazione sugli infortuni.
Trascorsi due anni, perfezionati perciò i necessari requisiti, Sua figlia
potrà entrare nella società mediante donazione da parte Sua e di Sua moglie
di una frazione più o meno cospicua delle quote da voi oggi possedute.
Quanto alla vs. partecipazione al concorso straordinario, sussistono
tuttora (oltre a numerosi altri) i dubbi derivanti dall’interpretazione
fornita tempo fa dal Ministero della salute circa la pretesa
“contitolarità” della farmacia vinta a concorso nell’ipotesi di
partecipazione in forma associata; se quella tesi fosse fondata, sareste
costretti – in caso di esito positivo della procedura concorsuale – a
cedere le quote sociali della snc attualmente da voi possedute per poter
assumere la titolarità della farmacia assegnata.
È un tema da noi trattato diffusamente più volte e anche qualche giorno fa,
e chi segue questa Rubrica conosce il nostro totale dissenso da una tesi
fantasiosa piuttosto che suggestiva, anche se non possiamo certo
nasconderci che l’autorevolezza del Ministero (che ha soprattutto radici…
storiche) potrà influenzare nei fatti Comuni e Regioni, e quindi soltanto
una pronuncia giurisprudenziale – sempreché il Ministero, come pure
dovrebbe, non si decida finalmente a un ripensamento – potrà sgombrare il
terreno da ogni residua incertezza.
Dobbiamo dunque attendere gli sviluppi e vedere, quando sarete chiamati ad
accettare la farmacia eventualmente assegnatavi, se – persistendo e
raccogliendo consensi specie presso la Regione e/o il Comune
l’interpretazione ministeriale – vs. figlia avrà a quel momento maturato i
requisiti per ricevere (verosimilmente sempre ricorrendo a donazioni)
l’intero capitale della società dai genitori (dandovi così modo di
accettare con tranquillità la farmacia vinta a concorso) per poi, se del
caso, sciogliere la società e assegnare a se stessa la farmacia in forma
individuale.
Se invece la farmacia vi fosse assegnata in tempi molto rapidi (del che si
può quantomeno dubitare), e voi foste parimenti “costretti” a cedere le
quote sociali, sarà necessario trovare altre soluzioni, “ponte” o
definitive, su cui ragionare al momento opportuno.

(stefano lucidi)
* / cg

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