Dall’imposta di registro all’accertamento sintetico: la Cassazione trova la
scorciatoia

Già abbiamo dato conto (v. Sediva News del 10/06/2013), esprimendo al
riguardo le nostre critiche, del filone giurisprudenziale della Cassazione
per cui il valore definitivamente accertato ai fini dell’imposta di
registro, ad esempio per una compravendita immobiliare, viene
presuntivamente considerato come corrispettivo ai fini della determinazione
della plusvalenza imponibile irpef in capo all’alienante.

Recentemente, però, i giudici del Palazzaccio sono andati addirittura oltre
(Sez. VI Ordinanza 16334 del 28 giugno 2013), giungendo ad affermare che
tale valore rileverebbe anche come “spesa per incrementi patrimoniali” ai
fini dell’accertamento sintetico spiccato nei confronti dell’acquirente.

Senonchè in tal modo – trascurando ogni ulteriore considerazione – si
finirebbe con il dare via libera ad una sorta di “presunzione sulla
presunzione”, non affatto ammissibile nel nostro ordinamento, perché in
realtà la spesa dalla quale si presumerebbe il conseguimento di un reddito
ai fini dell’accertamento sintetico si fonda a sua volta non su un fatto
certo, ma su… un altro fatto presunto, dato dall’equivalenza (valore
accertato = prezzo pagato) ricavata dall’accertamento in materia di imposta
di registro.

Il che, però, sembra davvero inaccettabile e c’è quindi da augurarsi che
questa pronuncia resti un caso isolato, quel che peraltro in Cassazione –
più che nella giurisprudenza del Consiglio di Stato – talvolta accade.

(franco lucidi)

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