Il Fisco contro eredi e legatari per i debiti tributari del de cuius –
QUESITO

Partendo dalla Sediva news del 26/9/13 (“La cartella notificata al
domicilio del defunto”) vi chiedo: considerato che la denuncia di
successione è possibile presentarla entro 12 mesi dal decesso e che fino ad
allora gli eredi hanno facoltà di rinunciare all’eredità del defunto, che
tipo di comunicazione possono loro inoltrare all’Ufficio per non sottrarsi
agli effetti del DPR 600/73 art. 65 ma anche per non farsi carico,
definitivamente, delle obbligazioni tributarie antecedenti alla morte del
dante causa?

La disposizione del secondo comma dell’art. 65, DPR 600/73 – che impone
agli eredi di comunicare il proprio domicilio al Fisco onde evitare che gli
atti intestati al defunto ma a loro indirizzati siano notificati
validamente presso l’ultimo domicilio di quest’ultimo – è espressamente
riservata a coloro che, per effetto dell’accettazione dell’eredità, hanno
per l’appunto acquisito la qualità di eredi (art. 459 cod. civ).
Costoro infatti – e soltanto costoro – secondo il principio stabilito dal
primo comma dell’art. 65, D.P.R. 600/73 “…rispondono in solido delle
obbligazioni tributarie il cui presupposto si sia verificato anteriormente
alla morte del dante causa”.
Per chi invece, non avendo ancora accettato l’eredità, non è al momento
erede ma semplicemente un chiamato all’eredità, non si è ancora verificata
quella “confusione” tra il patrimonio personale e quello del defunto che lo
rende responsabile delle obbligazioni di quest’ultimo non ancora assolte
alla sua morte.
Tuttavia, bisogna tenere presente che l’accettazione dell’eredità può
avvenire anche tacitamente, per fatti concludenti come direbbero i
giuristi, cioè agendo in modo tale da non lasciare alcun dubbio sulla
volontà di accettare, come, ad esempio, impossessandosi dei beni caduti in
eredità o addirittura – almeno secondo il Fisco – presentando la denuncia
di successione.
Chiarito questo, però, resta fermo almeno in astratto che i semplici
chiamati, non “ereditando” ancora alcun debito, non hanno nulla da temere.
Nel sistema delle imposte dirette – diversamente da quello che accade per
l’imposta di successione per la quale anche il chiamato è obbligato sia al
pagamento dell’imposta sia alla presentazione della dichiarazione di
successione se non si affretta a rinunciare all’eredità – rileva infatti
solo la figura dell’erede.
Ma in termini pratici, e non è poca cosa, per i debiti del defunto il Fisco
perseguirà i soggetti che – dalla semplice dichiarazione di successione –
risultano tout court come eredi o come legatari, indipendentemente quindi,
si badi bene, che siano semplici chiamati (per non aver ancora accettato)
oppure siano eredi che abbiamo però accettato soltanto con beneficio
d’inventario ovvero, infine, eredi che abbiano accettato anche
semplicemente per facta concludentia. Saranno poi costoro a doversi dunque
attivare per dimostrare la loro “estraneità” alle passività (debiti
tributari compresi) del defunto.
Ecco perché, a conti fatti, resta valida la conclusione raggiunta nella
precedente ns. news da Lei citata, e perciò, se si vogliono evitare
sorprese (specie quando nell’ultimo domicilio del defunto non vi sia più
nessuno che raccolga regolarmente la corrispondenza), è bene – come abbiamo
già rilevato – provvedere all’inoltro della comunicazione di cui sopra
anche se si è ancora semplici chiamati.
(stefano lucidi)

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