Le SS.UU. della Cassazione sui reati di omesso versamento di iva e ritenute

Due recenti sentenze delle SS.UU. della Corte di Cassazione (nn. 37424 e
37425 del 2013) hanno fatto il punto sui reati fiscali da omesso versamento
di iva e da ritenute.
Intanto, l’art. 10-bis del D.Lgs. 74/2000 sanziona “…con la reclusione da 6
mesi a 2 anni chi non versa entro il termine previsto per la presentazione
della dichiarazione annuale le ritenute risultanti dalla certificazione
rilasciata ai sostituiti per un ammontare superiore a 50mila euro per
ciascun periodo d’imposta”, e però il successivo art. 10-ter prevede che la
medesima sanzione si applichi anche “…a chiunque non versa l’imposta sul
valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il
termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta
successivo”.
Ora, soprattutto la perdurante crisi economica (ma francamente anche
l’eccessiva superficialità di qualche titolare di partita iva…) sembra
rendere non più episodiche queste vicende che naturalmente espongono gli
interessati a conseguenze non certo di poco conto.
Anche per questo, quindi, le precisazioni rese in merito dagli Ermellini
possono rivelarsi molto utili anche, come dire, per l’operatività di tutti
i giorni.
In primo luogo, i giudici di legittimità sono giunti alla conclusione che
non sussiste un rapporto di specialità tra la norma penale e quella
tributaria ma di semplice progressione dell’illecito che, al verificarsi
degli elementi costituenti il reato acquisisce per l’appunto rilevanza
penale, cosicché per la violazione commessa si applicano sia le sanzioni
amministrative-tributarie sia quelle penali.
Chi incorre nel reato, dunque, non confidi più di tanto in uno “sconto” da
parte dell’Agenzia delle Entrate.
Per di più, con riguardo allo specifico profilo dell’esclusione di
colpevolezza (astrattamente invocabile in presenza di un’importante crisi
finanziaria), i giudici hanno precisato – e la precisazione è molto
importante – che l’assenza di liquidità non deve scaturire dall’omesso
versamento bensì preesistere allo stesso.
In altre parole, l’omesso versamento non può essere giustificato adducendo
che, se fosse stato eseguito, si sarebbe verificata la crisi di
liquidità…
Le farmacie troppo “disinvolte” (magari confidando in chissà quale…
esimente) nel rinviare o addirittura omettere il versamento periodico
dell’iva, quindi, possono/devono necessariamente trarre utili indicazioni
da queste due sentenze della Suprema Corte.

(stefano lucidi)

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