La (scarsa) utilità del contratto estimatorio nei rapporti tra farmacia e
parafarmacia – QUESITO

Vorrei qualche informazione sul contratto estimatorio e sapere anche se
questo può essere utilizzato per trasferire merce (calzature e più in
generale parafarmaci, comunque non farmaci) dalla farmacia di cui sono
titolare alla parafarmacia di cui sono socio e rappresentante legale.
Questa pratica eliminerebbe, per il titolare della farmacia, l’obbligo
di richiedere la licenza per la vendita all’ingrosso.

L’art. 1556 del codice civile definisce il contratto estimatorio quello
mediante il quale “una parte consegna una o più cose mobili all’altra e
questa si obbliga a pagare il prezzo, salvo che restituisca le cose nel
termine stabilito”.
Nel concreto, la parte che riceve la merce pagherà soltanto quella venduta,
restituendo al fornitore l’invenduto entro un certo termine (si tratta
della figura contrattuale generalmente utilizzata nelle forniture agli
edicolanti di giornali e riviste).
Nella vicenda che Lei descrive, tuttavia, il contratto estimatorio non può
eliminare l’obbligo per il titolare della farmacia di richiedere
l’autorizzazione alla vendita all’ingrosso, anche dei soli prodotti
parafarmaceutici che intende cedere alla parafarmacia, perché in ogni caso
le particolari modalità di consegna della merce e del suo pagamento non
escludono che la cessione sia pur sempre effettuata a favore di un soggetto
che la rivende al dettaglio.
Trattandosi, però, di prodotti parafarmaceutici, è sufficiente inviare
telematicamente una SCIA al Comune, per il tramite dello sportello SUAP,
comunicando l’inizio dell’attività di vendita all’ingrosso, che va peraltro
denunciata anche all’Agenzia delle Entrate e al Registro Imprese tenuto
dalla Camera di Commercio.

(andrea piferi)

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