Il valore di avviamento al netto delle remunerazioni anche figurative

Merita menzione un’interessante recente sentenza della Commissione
Tributaria Regionale di Trento, che, chiamata a giudicare su un
accertamento ai fini dell’imposta di registro per la cessione di
un’azienda, ha sostenuto che il valore di avviamento di un’impresa
individuale senza dipendenti, come nel caso dedotto in giudizio (e la
circostanza può evidentemente ricorrere anche per una farmacia), deve
essere calcolato al netto della remunerazione dell’imprenditore per il
lavoro svolto.

In sostanza, la Commissione ha affermato che la remunerazione del lavoro
svolto direttamente dall’imprenditore, il c.d. “stipendio direzionale”,
costituisce un costo dell’impresa – sia pure solo “figurativo”,
naturalmente – che deve essere decurtato dai ricavi e, quindi, dall’utile
preso a base per il calcolo dell’avviamento.

E tutto questo, intuibilmente, per evitare trattamenti discriminatori nei
confronti delle imprese – in particolare, le società di capitali – per le
quali l’utile è già al netto del compenso di lavoro dell’imprenditore, che
solitamente viene contabilizzato in bilancio come spesa d’esercizio.

Ma a questo punto, se il principio è valido, come sembra, dovrebbe potersi
estendere a qualsiasi impresa anche societaria (come una farmacia snc o una
farmacia sas) che non preveda alcun compenso per l’attività svolta dai soci
a favore dell’impresa comune, che verrebbe discriminata nella
determinazione del valore d’avviamento della propria azienda rispetto ad
un’ altra società che tale compenso preveda, contabilizzandolo regolarmente
e portandolo in deduzione dall’utile.

In definitiva, questa pronuncia potrebbe aver lanciato il proverbiale sasso
nello stagno…

(franco lucidi)

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