Le modifiche all’imposta di registro nel decreto legge sulla scuola

Il problema, come constatiamo ogni giorno, è sempre quello di reperire le
risorse laddove nuove disposizioni – proprio come quelle sulla scuola –
aumentino la spesa pubblica, e l’esempio più clamoroso forse lo toccheremo
con mano tra breve visto che i provvedimenti agevolativi in tema di Imu
stanno rendendo inevitabile, come emerge in queste ore, il temuto rialzo
dell’aliquota iva ordinaria dal 21 al 22%.

Dunque, il dl. 104/2013 (in G.U. del 12/9/13, entrato in vigore in questo
stesso giorno) contiene l’atteso piano assunzioni nella scuola, anche se
almeno 3600 professori di sostegno precari rischiano di perdere il posto,
ma quel che qui ci interessa da vicino è che, per il finanziamento
dell’intervento, a farne le spese è questa volta l’imposta di registro,
perché dal 1 gennaio 2014:

– l’imposta fissa passa da € 168,00 a € 200,00 (considerata la quantità
industriale di atti soggetti alla misura fissa, ne conseguirà un gettito
molto rilevante, anche se in pratica potremmo non accorgercene…);

– i trasferimenti immobiliari saranno assoggettati all’imposta di registro
del 9% del valore dichiarato in luogo dell’attuale 7%, ad eccezione delle
“prime case” (sempreché, come al solito, non siano classificate tra quelle
di lusso e dunque accatastate nelle categorie A/1, A/8 o A/9), per le
quali infatti l’aliquota scende addirittura dal 3 al 2%;

– i trasferimenti di immobili storici vincolati sconteranno invece
l’aliquota del 9% in luogo del 3%, salvo anche qui che non si tratti di
una “prima casa”;

– gli immobili acquistati da imprese di trading per la vendita e gli
immobili compresi in piani particolareggiati di edilizia residenziale
saranno assoggettati, in sede di trasferimento, all’aliquota del 9% in
luogo dell’attuale 1%;

– gli acquisti da parte delle Onlus, come anche quelli di immobili
all’estero e gli acquisti dello Stato o di enti pubblici territoriali,
passano da € 168,00 al 9% del loro valore;

– l’aliquota sulle compravendite di terreni edificabili viene elevata
dall’8 al 9%, mentre quella relativa ai terreni agricoli scende dal 15
all’8%.

Diminuiranno invece le imposte ipotecarie e catastali, perché non si
pagherà più l’imposta proporzionale rispettivamente del 2 e dell’1% del
valore dichiarato (o di € 168,00 per ciascuna in caso di acquisto di “prima
casa”), dato che saranno sostituite da un importo fisso di € 50,00 per
ciascuna in tutti i casi.

In sintesi, la tassazione riguardante direttamente o indirettamente la
“prima casa” viene indubbiamente un po’ alleggerita, dato che, ad esempio,
su un importo di € 100.000 con le nuove disposizioni si pagherà € 2.000 per
l’imposta di registro e € 100 per le imposte ipotecarie e catastali (oggi
invece la tassazione corrisponde a € 3.000 più € 336 per questi due ultimi
tributi), mentre, per i trasferimenti immobiliari diversi da quelli di
lusso, con le nuove disposizioni si pagherà (sempre per un importo di €
100.000) € 9.000 per l’imposta di registro e € 100 per le imposte
ipotecarie e catastali, per un totale di € 9.100, a fronte della tassazione
odierna che prevede il versamento di € 7.000 per il registro e di € 3.000
per le ipotecarie e catastali, per un totale di € 10.000.

Però, come si è rilevato, peggiora tutto il resto, ma vedremo che accadrà
in fase di conversione in legge del provvedimento.

(stefano lucidi)

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