Varie sul lavoro

Al socio di snc non spetta il congedo parentale
D – Vorrei un chiarimento sulla mia situazione di socio di snc rispetto ai
congedi spettanti a lavoratori padri, di cui vi siete occupati anche
qualche giorno fa.
R – Un recente provvedimento di legge, in vigore dal 1/1/2013, prevede –
come abbiamo appunto avuto occasione di ricordare – un giorno di astensione
obbligatoria e due giorni di astensione facoltativa (in quest’ultimo caso,
però, solo se non se ne avvale la lavoratrice madre) anche per il genitore
padre, che tuttavia deve essere un lavoratore dipendente.
Il diritto al congedo parentale non spetta quindi al padre lavoratore
autonomo, che invece è proprio il Suo caso.

Il rifiuto del lavoratore a ricevere la lettera di licenziamento
D – Uno dei miei due collaboratori, con cui il rapporto deve essere
interrotto per ragioni piuttosto serie, mi ha fatto sapere che rifiuterà di
ricevere la lettera di licenziamento in farmacia.
La cosa mi preoccupa perché sono certo che non sarà facile per me inviargli
una raccomandata essendo tuttora incerto il suo domicilio.
R – Abbiamo già affrontato questo argomento, ma sul piano generale nessuno
può essere tenuto a “ricevere” qualsiasi comunicazione in forma scritta gli
pervenga, e neppure a “subire” la consegna da parte di chicchessia di una
qualunque nota o missiva (indipendentemente che essa lo riguardi o meno
personalmente), dato che in tal senso non c’è in linea di massima nessun
obbligo od onere.
Ove si tratti però di un atto notificato o di una comunicazione inviata, ad
esempio, mediante raccomandata a/r o r/r, il rifiuto può comportare
conseguenze anche rilevanti, che almeno in questo caso non è tuttavia
necessario approfondire.
Infatti, nella specifica vicenda del quesito la risposta è fornita dalla
stessa Suprema Corte la quale ha precisato in più circostanze che il
rifiuto del lavoratore di ricevere – all’interno del luogo di lavoro e
ancor più nell’ambito dell’orario giornaliero – l’atto di licenziamento
dell’azienda comporta che la comunicazione debba ritenersi regolarmente
pervenuta al suo destinatario, perché ritualmente giunta a quello che al
momento era l’indirizzo, o uno degli indirizzi, di quest’ultimo.
Inoltre, il lavoratore è obbligato a ricevere l’atto anche perché, da un
lato, ancora sottoposto al potere direttivo e disciplinare del datore di
lavoro e, dall’altro, ancora tenuto al rispetto degli obblighi di
correttezza e buona fede che caratterizzano il rapporto di lavoro.

(giorgio bacigalupo)

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