I primi emendamenti al “decreto del fare” e i primi effetti del
provvedimento

La Commissione Finanze del Senato in sede referente ha approvato alcuni
emendamenti al dl. “del fare”, tra cui merita al momento di essere
segnalato quello che estende il credito d’imposta per l’acquisto di mobili
– da collocare, attenzione, nelle unità immobiliari oggetto di
ristrutturazione (che possano dunque godere della detrazione del 50% delle
spese sostenute nel limite massimo di Euro 96.000) – anche ai grandi
elettrodomestici, sia pure con il tetto massimo di Euro 10.000.
Pertanto, il contribuente che detrae dall’Irpef (in 10 anni) il 50% delle
spese relative agli interventi di recupero del patrimonio edilizio può
usufruire di un’ulteriore detrazione (da diluire sempre in 10 anni) – e
ancora nella misura del 50% ma qui nell’importo massimo di Euro 10.000 –
per l’acquisto di mobili, tra cui inserire appunto anche grandi
elettrodomestici, come le asciugatrici, le lavastoviglie, gli apparecchi di
cottura, le stufe elettriche, i forni a microonde, gli apparecchi per il
condizionamento.
C’è però il rovescio della medaglia: questi ulteriori 10.000 Euro di tetto
devono essere inclusi nella spesa massima di Euro 96.000 e perciò in
pratica la convenienza sussiste soltanto nell’ipotesi in cui il
contribuente spenda – per la sola ristrutturazione – somme inferiori a quel
limite.
Inoltre, abbiamo anche i primi effetti del provvedimento, perché, ad
esempio, l’Agenzia delle Entrate in una nota di qualche giorno fa ha
precisato che le disposizioni contenute nel decreto governativo relative
all’impignorabilità dell’abitazione si applicano retroattivamente, talché
sono sospesi anche i procedimenti di esproprio attualmente in corso,
sempreché sussistano le condizioni previste dalla novella legislativa.
Pertanto il debitore deve possedere quale unico immobile la propria
abitazione (che ovviamente non deve essere di lusso) nella quale comunque
deve risiedere e dimorare effettivamente.
Con la stessa nota è stato altresì precisato che la rateazione fino a 120
rate è possibile anche per i piani di rateazione in corso all’entrata in
vigore del decreto legge, ma in questo caso è necessario attendere il
consueto decreto attuativo del Ministero dell’Economia.
Infine, i beni strumentali delle attività saranno pignorabili soltanto
nella misura di un quinto del loro valore e tale pignoramento è ammesso
soltanto nell’ipotesi in cui le altre procedure esecutive non siano
sufficienti all’estinzione del debito fiscale; peraltro, la vendita
all’incanto del bene strumentale non può essere effettuata prima di 300
giorni, per dare modo al debitore di reperire le risorse per assolvere
all’obbligo di pagamento.
Un esattore meno asfissiante? Staremo a vedere.
(paolo liguori e andrea piferi)

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