Ancora sulle deliberazioni comunali non impugnate – QUESITO

Lei ha scritto che, anche se la Corte Costituzionale dovesse annullare le
competenze comunali, le farmacie istituite da deliberazioni non impugnate
dovrebbero essere regolarmente assegnate per concorso; altri invece
sostengono il contrario.

Può darsi che abbiano ragione gli “altri”, ma a noi pare che le cose stiano
nei termini descritti nella Sediva news del 04/06/2013 (“Il destino delle
deliberazioni comunali non impugnate ecc.”), cui il quesito probabilmente
si riferisce.
È vero, infatti, che quando viene dichiarata l’illegittimità costituzionale
di una norma – in questo caso, si tratterebbe sia del secondo periodo del
primo comma dell’art. 2 della l. 475/68 come modificato dal disposto sub c)
del comma 1 dell’art. 11 del dl. Cresci Italia e sia del comma 2 dello
stesso art. 11, in pratica delle due disposizioni che attribuiscono ai
Comuni la competenza in via esclusiva in tema di revisione sia
straordinaria che ordinaria della “pianta organica” – quella della Corte
non è una pronuncia di abrogazione ma di invalidità dall’origine delle
norme censurate, e perciò deve in principio avere efficacia retroattiva e
quindi investire anche situazioni insorte precedentemente alla decisione.
Come abbiamo però rilevato in quella circostanza riportando testualmente il
pensiero della Consulta, la retroattività non può estendersi a situazioni e
rapporti a quel momento ormai definiti (c.d. esauriti) in base a un
provvedimento giurisdizionale passato in giudicato, a un provvedimento
amministrativo divenuto inoppugnabile, al compimento del termine di
prescrizione, ecc., perché sono tutti atti o fatti, processuali e/o
sostanziali, che – nonostante l’inefficacia originaria delle disposizioni
dichiarate incostituzionali – impediscono che la sentenza produca effetti
(appunto retroattivamente) anche sui rapporti ad essi sottostanti.
Non si può astrattamente escludere che “nel rispetto del principio di
uguaglianza e di ragionevolezza” (una precisazione sempre del giudice delle
leggi) il legislatore possa scegliere di intervenire con qualche
provvedimento nel caso in cui la Corte accolga le eccezioni di
incostituzionalità sollevate dal Tar Veneto (evenienza su cui personalmente
però non giureremmo), ma è molto difficile crederlo perché forse c’è ben
altro da fare in questo momento.
È quindi realistico pensare che siano piuttosto i Comuni a dover infine
decidere se agire magari in autotutela procedendo d’ufficio alla rimozione
delle proprie deliberazioni non impugnate (e “restituire” così alle Regioni
ogni competenza in materia) o se invece, come appare probabile, tenere
ferme le farmacie istituite con quei provvedimenti e dare così via libera
alla loro assegnazione concorsuale.

(gustavo bacigalupo)

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