L’errore sugli interessi non pregiudica il ravvedimento operoso

Secondo un recente indirizzo della Cassazione (v. da ultimo sent.
14298/2012), il c.d. ravvedimento operoso – cioè, la possibilità per il
contribuente, prima di essere “scoperto”, di rimediare agli errori incorsi
nel versamento delle imposte, o nella compilazione delle dichiarazioni
fiscali, versando le sanzioni in maniera ridotta – può essere pregiudicato
anche se mancano pochi spiccioli a titolo di interessi.

La posizione della Suprema Corte è apparsa immediatamente di eccessivo
rigore, perché non sembra affatto corretto far discendere da un errore di
calcolo, che provoca una “squadratura” poco significativa rispetto ai
conteggi esatti, una conseguenza così grave, specie quando sia evidente la
buona fede del contribuente.

Dello stesso parere, comunque, è stata la Commissione tributaria regionale
per la Lombardia (sent. n. 40/45/13) per la quale, appunto, se gli importi
versati in meno – nella fattispecie l’errore era imputabile al cattivo
funzionamento del software utilizzato – risultino molto modesti sia in
assoluto che in termini di riferimento agli importi complessivi, non si può
disconoscere il ravvedimento operoso irrogando la sanzione piena (al netto
di quanto già versato spontaneamente).

A ben guardare i giudici lombardi applicano semplicemente il principio
dell’errore scusabile, fatto proprio del resto anche dall’Agenzia delle
Entrate nella circolare 48/E/11 ed enunciato dall’art. 16, comma 9 della L.
289/2002.

In definitiva il contribuente non può rischiare la sanzione piena per pochi
euro (o addirittura pochi centesimi…) ovvero, in ogni caso, per un importo
irrilevante rispetto al dovuto quando, ravvedendosi, ha reso chiara al
Fisco la volontà di rimediare spontaneamente all’errore commesso.

(valerio salimbeni)

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