Le sponsorizzazioni della farmacia per associazioni e società sportive
dilettantistiche

Non è raro che anche le farmacie, alla stregua delle altre imprese,
sponsorizzino associazioni o società sportive dilettantistiche per finalità
promozionali.

Iniziative del genere sono senz’altro lodevoli a condizione naturalmente
che l’attività di promozione posta in essere da tali soggetti a favore
delle farmacie rispetti, in primo luogo, i limiti che la legge e la
deontologia professionale pone a carico di queste ultime.

Oltretutto, secondo la legge 289/2002, i corrispettivi in denaro o in
natura non superiori all’importo annuo di € 200.000 erogati a favore di
società e associazioni sportive dilettantistiche costituiscono spese di
pubblicità e quindi, quanto alla loro deduzione dal reddito della farmacia,
non soggiacciono – come le spese di rappresentanza – a limiti o condizioni,
potendo essere effettuata per l’intero importo nell’esercizio in cui sono
sostenute ovvero, in alternativa e a scelta, per un quinto dell’importo
stesso nell’esercizio di sostenimento e nei quattro successivi.

Fiscalmente, quindi, non si perde nulla.

In pratica la legge pone una presunzione assoluta circa la natura di queste
spese – nel limite, beninteso dell’importo ricordato, che riteniamo, del
resto, essere più che “capiente” anche per una farmacia di grandi
dimensioni – le quali quindi costituiscono comunque spese di pubblicità,
sempre a condizione che: a) i corrispettivi erogati siano necessariamente
destinati alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto
erogante e che: b) a fronte del compenso l’ente beneficato svolga
un’effettiva attività di promozione; detto altrimenti, a condizione che il
rapporto sia reale e non simulato.

Conseguentemente il Fisco, per disconoscere la deduzione di tali spese dal
reddito della farmacia, ha soltanto la possibilità di dimostrare – se ci
riesce – che i rapporti di sponsorizzazione non siano effettivamente
intercorsi o che, ad esempio, l’associazione o la società, pure a fronte
della riscossione di corrispettivi a tale scopo destinati, non abbia
effettuato in concreto alcuna attività promozionale o infine che i
compensi, che figurano nel bilancio della farmacia erogati a questo
specifico scopo all’ente stesso, non siano addirittura mai stati riscossi
da quest’ultimo.

Attenzione, però, questa presunzione assoluta (spese per pubblicità
integralmente deducibili) vale solo per quelle rivolte agli organismi dello
sport dilettantistico e non ad altri soggetti; pertanto, se la farmacia si
dovesse avvalere di organismi diversi, sarà necessario valutare nei fatti
l’attività promozionale resa a suo favore distinguendo se l’attività
promozionale riguarda i singoli prodotti o servizi offerti dalla farmacia
(nel qual caso si tratterebbe di spese di pubblicità o propaganda
integralmente deducibili), ovvero, più genericamente, l’immagine della
farmacia (in questa evenienza si tratterebbe di spese di rappresentanza
deducibili entro certo limiti e condizioni).

In tal senso, d’altronde, è anche l’orientamento consolidato della
Cassazione sull’argomento (e che il Fisco conosce benissimo…).

In ogni caso, a parte questo, ci sembra proprio che, facendo le cose per
bene, la sponsorizzazione dello sport dilettantistico possa rappresentare
per la farmacia non solo un’iniziativa sociale di tutto merito ma nel
contempo anche un buon investimento sull’immagine dell’attività; il tutto
condito, infine, con un interessante risparmio fiscale.

(franco lucidi)

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