I canoni non riscossi della locazione commerciale – QUESITO

Ho affittato un negozio di mia proprietà ad un’attività commerciale che
però, per la crisi di questo periodo, nel corso del 2012 ha interrotto i
pagamenti.
Nel frattempo il contratto si è risolto perché sono riuscito ad ottenere
dal giudice il provvedimento di convalida dello sfratto.
Devo indicare ugualmente nella prossima dichiarazione i canoni che non ho
ancora riscosso ( e che non so se riscuoterò mai)?

L’art. 26 del T.U.I.R. dispone che i canoni maturati ma non percepiti per
morosità dell’inquilino non devono essere dichiarati se entro il termine di
presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno di
riferimento si è concluso il procedimento giurisdizionale di convalida di
sfratto. Quest’agevolazione, però, vale soltanto per le locazioni
abitative.
Per le locazioni non abitative, come quella in discorso, vale la regola
generale – sempre contenuta nello stesso art. 26 – di assoggettamento ad
imposta di tutti i canoni maturati fino alla risoluzione del contratto,
indipendentemente dalla loro percezione, e che dovranno dunque essere
riportati in dichiarazione.
Il principio è discutibile finché si vuole ma la disposizione è chiara
(oltre che ribadita più volte dalla Cassazione) e un diverso comportamento
porterebbe inevitabilmente ad un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate.
Una volta, poi, pagate le imposte su un affitto non riscosso – e che forse
non si riscuoterà mai – neppure potrebbe azzardarsi, secondo noi, la
richiesta di rimborso di tale (maggior) carico fiscale corrisposto sul…
nulla, perché in realtà la norma dispone proprio che i canoni maturati, sia
pure non percepiti (cioè il nulla…), non di meno costituiscono reddito a
tutti gli effetti e quindi le imposte pagate sugli stessi sono
perfettamente dovute.
Non v’è dubbio che la discriminazione che subisce il locatore di un
immobile commerciale rispetto a quello di un immobile abitativo dinanzi ad
una identica situazione (mancata percezione dei canoni per morosità
dell’inquilino) suggerirebbe una buona volta il riesame della disposizione,
oltre che alla luce dei canoni costituzionali di uguaglianza e capacità
contributiva anche e soprattutto con riguardo al difficile momento
economico che stiamo vivendo.
Ma le cose, per ora, stanno così.

(valerio salimbeni)

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