L’auto personale da “intestare” alla farmacia – QUESITO

Ho acquistato due anni fa un’autovettura che però non ho pensato di
intestare alla farmacia gestita in forma di impresa individuale; posso
farlo ora?

Ai sensi dell’art. 65, comma 3-bis, del T.U.I.R. anche i beni acquistati
originariamente per essere destinati all’uso “privato”, personale o
familiare, dell’imprenditore possono essere “intestati” alla farmacia, al
pari quindi di quelli acquistati originariamente e direttamente per questo
scopo.
Sia per gli uni che per gli altri, tuttavia, non deve naturalmente
difettare il requisito della strumentalità, che peraltro generalmente
inerisce anche all’autovettura; come sappiamo, però, i costi e le spese
relative a quest’ultima soggiacciono a limiti di detraibilità/deducibilità,
rispettivamente ai fini dell’iva e delle imposte dirette, che dal 2013,
oltretutto, sono stati ulteriormente “ritoccati” verso il basso.
Comunque, l’”immissione” – questo è il termine “tecnico” – avviene
iscrivendo il bene tra le attività dell’impresa che figurano
nell’inventario (e, quindi, nel bilancio) da redigere secondo le
disposizioni del codice civile (art. 2217) e non comporta emersione di
alcun provento tassabile.
Il costo “di partenza” riconosciuto ai fini fiscali è quello determinato in
base alle disposizioni di cui al DPR 23/12/1974 n. 689, il quale prescrive
all’art. 4 che per i beni mobili iscritti in pubblici registri – quali, per
l’appunto, le autovetture – debba farsi riferimento al prezzo indicato
nell’atto di acquisto, eventualmente maggiorato degli oneri accessori di
diretta imputazione.
In pratica, perciò, bisognerà risalire al prezzo sostenuto al momento
dell’acquisto del mezzo documentato dalla fattura del concessionario o da
altro documento (come, poniamo, una ricevuta, laddove l’auto è stata
acquistata di seconda mano da altro privato); le relative quote di
ammortamento sono calcolate a decorrere dall’esercizio in corso alla data
dell’iscrizione, considerando però “già ammortizzate” le quote inerenti
agli anni trascorsi dall’acquisto del bene fino a quello della sua
iscrizione in bilancio.
Così, ad esempio, se la vettura è stata acquistata nel 2011 e se
consideriamo un periodo di ammortamento di 6 anni (e che inoltre per il
primo e il sesto anno l’aliquota massima del 25% è ridotta della metà),
non potranno essere dedotte fiscalmente le quote degli anni 2011 e 2012,
rispettivamente per il 12,50% e per il 25%; rimarranno da dedurre, in
definitiva, la quota del 25% per il 2013, 2014 e 2015 e quella pari al
residuo 12,50% (del costo inserito in bilancio) per il 2016.

(stefano civitareale)

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