La computabilità nel TFR del congedo parentale – QUESITO

Il mio consulente del lavoro è incerto se conteggiare nel Tfr anche il
congedo parentale; che indicazioni posso dargli?

La computabilità o meno del congedo parentale (ex astensione facoltativa)
ai fini del Tfr è stata molto dibattuta.
La Suprema Corte, con la sentenza 2114 del 1993, adottando
un’interpretazione estensiva degli artt. 2110, I comma, e 2120, III comma,
affermò la computabilità dell’astensione facoltativa o congedo parentale
agli effetti del Tfr.
La giurisprudenza, come ha riferito la Fondazione Studi Consulenti del
Lavoro, è stata altalenante sulla commutabilità (ad esempio, la Pretura di
Milano ha emesso pronunce tra loro contrastanti…), che oggi sembrerebbe
essere la tesi prevalente.
C’è però tuttora l’opinione contraria della Commissione dei principi
interpretativi delle leggi in materia di lavoro (sostanzialmente “organica”
ai Consulenti del Lavoro) che si richiama a due sentenze del Tribunale
sempre di Milano degli anni ‘90 in cui si fa riferimento ad un’assenza per
puerperio e non si fa rientrare il congedo parentale tra le c.d. assenze
tutelate per legge.
Bisogna anche precisare che l’art. 2120 c.c. (Disciplina del trattamento di
fine rapporto) al III comma stabilisce che, in caso di sospensione della
prestazione di lavoro nel corso dell’anno per una delle cause di cui al
2110 c.c. ( appunto, le “assenze tutelate per legge”), deve essere
computato, nella retribuzione utili ai fini del Tfr, l’equivalente della
retribuzione cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale
svolgimento del rapporto di lavoro (la c.d. retribuzione virtuale).
E quindi, in definitiva, il congedo parentale o ex astensione facoltativa
è un’assenza tutelata dalla legge?
Ci pare che la risposta debba esser in definitiva positiva, secondo cioè le
conclusioni della Suprema Corte e in difformità da quanto esplicitato nel
“principio n. 9” dei Consulenti del Lavoro, trattandosi di un’assenza che
sembra tutelata e garantita dalla legge, perché, come noto, il datore di
lavoro è tenuto a concedere i giorni richiesti dal lavoratore in ordine ai
quali quest’ultimo è titolare di un diritto soggettivo.
Per quanto ci riguarda, quindi, il Suo consulente del lavoro potrebbe
allinearsi a tali conclusioni.

(marco porry)

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