Un accorto colpo di mano del legislatore pugliese

Come abbiamo osservato in altre circostanze (in particolare, v. Sediva news
del 26/10/2012: “Il bando unico del concorso straordinario” e del
23/11/2012: “L’interrogazione parlamentare sul concorso, ecc.”), una delle
più serie criticità dei bandi di concorso – che sembra renderli perciò
attaccabili, quando naturalmente sarà il momento – è la previsione
(generalmente contenuta sub g) dell’art. 12) della mancata “apertura
dell’esercizio farmaceutico” (così, ad esempio, Liguria, Puglia, ecc.)
entro sei mesi (o 180 giorni, secondo i bandi) dall’accettazione (o
dall’assegnazione, secondo i bandi) della sede farmaceutica come “causa di
esclusione” (ad es. Liguria, Puglia, Toscana, ecc.) dalla graduatoria e/o
di decadenza dall’assegnazione.

Qualche bando, ma la criticità resta, considera la mancata apertura della
farmacia entro quel termine come motivo di reinclusione della sede (ad es.
Lombardia) tra quelle da assegnare “scorrendo la graduatoria”, mentre il
Lazio, non volendo forse spingersi espressamente fin lì, si è limitata un
po’ pilatescamente a introdurre la prescrizione (anch’essa tuttavia,
proprio come le altre, non rinvenibile – se escludiamo la Toscana di cui
diremo subito – da nessuna parte) che “la sede assegnata dovrà essere
aperta improrogabilmente entro 6 mesi dall’accettazione della stessa”,
senza però enunciare in termini inequivoci (a parte quel dubbio
“improrogabilmente”) le conseguenze della sua inosservanza.

Infatti, nonostante l’accelerazione impressa dal dl. Crescitalia al maxi-
concorso, nessun bando può introdurre una “causa di esclusione dalla
graduatoria” non espressamente prevista né dalle “disposizioni vigenti sui
concorsi per la copertura di sedi farmaceutiche”, cui rinvia testualmente
il comma 4 dell’art. 11, né dallo stesso art. 11, il cui comma 7 si
limitava del resto a prescrivere che entro il 24 marzo 2013 dovessero
essere perfezionate “la conclusione del concorso straordinario e
l’assegnazione delle sedi farmaceutiche disponibili”.

L’apposizione di tale termine decadenziale (o simile) per l’apertura della
farmacia può rivelarsi quindi un profilo di grande fragilità di tutti i
bandi pubblicati fino a questo momento, anche se qui il padre di tutti i
bandi non è stato, guarda caso, quello “unico” ministeriale – il cui art.
11 evoca invero sub d), tra le altre, semplicemente le sedi “non aperte nei
termini”, ma quali siano questi “termini” niun lo dice e niun lo sa… –
bensì quello toscano che ha potuto muoversi in questa direzione richiamando
legittimamente l’art. 14 della l.r. 16/2000, che però è ovviamente
inapplicabile altrove.

Cionondimeno, come stiamo vedendo, le altre Regioni hanno pensato bene di
seguire acriticamente anche questa volta il loro indiscusso capo-branco,
non rendendosi dunque conto dei danni che potrebbero derivare dallo
“scorrimento” ulteriore della graduatoria che avesse ad oggetto sedi
originariamente assegnate ma poi “decadute” appunto per inosservanza del
termine.

È ben vero che l’assegnazione di una sede farmaceutica, seguita
dall’accettazione del suo vincitore, non ne esclude in principio il
reinserimento, in tempi più o meno ravvicinati, tra le sedi oggetto di
successivi interpelli, ma questo può conseguire soltanto a specifiche
vicende che – per espressa previsione legislativa (proprio come quella
toscana) o regolamentare – “equivalgano” ex art. 9 Dpr. 1275/71 a “rinuncia
all’assegnazione”, ovvero impediscano, “esauriti gli adempimenti” di cui
allo stesso art. 9, il rilascio del provvedimento di autorizzazione in via
definitiva all’esercizio della farmacia.

Senonché, ed è qui la notizia riassunta nel titolo, da qualche giorno alla
Toscana si è appaiata la Puglia che – con la massima accortezza pari alla
tempestività – ha approvato la l.r. 11/4/13 n. 10, pubblicata nel Bur n. 54
del 17/04/2013 ed entrata in vigore in quello stesso giorno perché
comprensibilmente “dichiarata urgente”.

Il provvedimento consta di un articolo unico (anche se figura come art. 1),
che naturalmente recita: “Le sedi farmaceutiche per il privato esercizio,
assegnate agli aventi diritto a seguito di procedura concorsuale pubblica,
devono aprire al pubblico entro e non oltre sei mesi dalla data di notifica
del decreto del Presidente della Giunta regionale di assegnazione della
sede medesima, a pena di decadenza dell’assegnazione”.

Anche le farmacie pugliesi messe a concorso, come quelle toscane, potranno
quindi – ove i loro assegnatari siano dichiarati decaduti per la mancata
apertura al pubblico della farmacia entro i fatidici sei mesi – essere ora
legittimamente assegnate a seguito di un ulteriore scorrimento della
graduatoria.

È una disposizione che a noi non piace molto perché è irragionevole
ricollegare un’evenienza così grave – quale conseguenza di diritto – a una
vicenda che, come la mancata apertura della farmacia entro 6 mesi, potrebbe
infatti anche non essere minimamente imputabile all’assegnatario, come nei
casi non infrequenti di dimostrata irreperibilità di locali idonei e/o
disponibili all’interno della sede di pertinenza della farmacia assegnata
(tanto più che parecchie delle “nuove farmacie” sono state collocate in
zone che potrebbero anche non favorire l’attivazione di una farmacia).

Ma in nome della solita “certezza del diritto” sarebbe purtroppo
preferibile che anche le altre Regioni seguissero l’esempio.

(gustavo bacigalupo)

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