Quattro candidati a due concorsi in forma associata – QUESITO

Siamo quattro farmacisti che partecipano in forma associata a due concorsi
regionali; in questo momento due di loro, A e B, sono soci al 50% in due
diverse società titolari di farmacie rurali, mentre C e D sono
collaboratori.
Dovremmo entrare con facilità in graduatoria in ambedue le procedure e
vorremmo che dopo i canonici 10 anni A e B mantengano la loro attuale
farmacia, e C e D diventino titolari delle due farmacie vinte a concorso;
ma temiamo che il famoso parere ministeriale possa impedircelo.

Se abbiamo riassunto fedelmente il quesito, è un programma nel quale le
ambizioni dei quattro concorrenti una volta tanto sono ben chiare e per di
più, se il punteggio complessivo lo consentirà, destinate ad essere
soddisfatte.

Ma, come ricorda il quesito, incombe tuttora sui concorsi straordinari il
parere del Ministero della Salute sulla partecipazione in forma associata e
per il quale i candidati, ove assegnatari di una farmacia, ne assumerebbero
la titolarità in forma congiunta – diventando esattamente dei contitolari –
mentre la gestione dell’esercizio spetterebbe alla società tra loro
costituita.

È un parere che ha generato, come noto, un autentico sconquasso tra i
concorrenti in associazione, o aspiranti tali, inducendoli talora a
modificare in corsa le loro scelte.

La gravità della posizione ministeriale non è solo nel merito di quel che
afferma (e che abbiamo criticato approfonditamente nella Sediva news del
30/11/2012: “L’inquietante nota ministeriale sul concorso straordinario”),
quanto anche nello straordinario silenzio che ne è seguito nonostante le
censure ricevute quasi da ogni parte.

Neppure noi possiamo però evidentemente escludere, e del resto tutto sembra
ormai possibile, che la giurisprudenza possa rinvenire un sostegno a questa
tesi proprio nell’incipit dell’art. 11 del dl. Cresci Italia (che indica
tra le finalità delle nuove scelte del legislatore anche quella di
“favorire l’accesso alla titolarità delle farmacie da parte di un più ampio
numero di aspiranti, ecc.”), e che si disinteressi pertanto allegramente,
ad esempio, anche del vulnus che ne deriverebbe al principio della
indissociabilità tra titolarità della farmacia e gestione dell’azienda
commerciale (sopravvissuto a tutto quel che è successo, pur se taluno teme
che anch’esso abbia le ore contate…).

Se più concorrenti partecipano – in una stessa formazione o in formazioni
diverse – a due concorsi regionali, sono esposti al rischio di essere
dichiarati decaduti laddove, assunta l’asserita “contitolarità” di una
farmacia vinta in un concorso, accettino quella eventualmente conseguita
nell’altro; e, se sono “soci rurali” (come A e B del quesito), anche al
rischio, sempre in caso di esito positivo del concorso, di dover cedere
previamente la loro partecipazione sociale.

Secondo noi, invece, nel primo caso quei candidati possono/devono
costituire tra loro due società che assumano esse stesse la titolarità
degli esercizi, e nel secondo A e B possono legittimamente conservare la
quota oggi posseduta nella “società rurale”.

Ma se il Ministero non modificherà in forma ufficiale i suoi assunti, le
Regioni verosimilmente riterranno purtroppo preferibile, per evitarsi
problemi, appiattirsi su quelle tesi, rendendo così nei fatti complicato il
raggiungimento della “soluzione finale” auspicata nel quesito.

Non per questo, s’intende, i quattro candidati dovranno rinunciare alle
loro ambizioni e quindi sarà bene che partecipino secondo i programmi nelle
due regioni prescelte, sottoscrivendo però quanto prima opportuni accordi
che consentano anche, al ricorrere di certi presupposti, l’”uscita” del
singolo partecipe da uno e/o l’altro concorso senza l’insorgere nei suoi
confronti di ragioni di credito a favore degli altri.

(gustavo bacigalupo)

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