Modifica del canone locativo: registro e cedolare secca

Come è noto, qualora le parti decidano di rivedere la misura del canone –
non raramente, complice la crisi economica, verso il basso – è quanto mai
opportuno che l’accordo acquisisca la data certa anche nei confronti del
Fisco che, vedendosi corrispondere da quel momento in poi l’imposta di
registro (o la cedolare secca) per un importo diverso dal precedente,
potrebbe avviare dei controlli.

Pertanto, normalmente l’accordo viene registrato.

Ma la relativa imposta (pari, come sappiamo, a €168,00) è ugualmente dovuta
se per il contratto in questione si è optato per la tassazione sostitutiva?

Taluni ritengono di sì, perché se è vero che – ai sensi dell’art. 3 del
D.lgs.vo 23/2011 – la cedolare secca sostituisce, oltre all’irpef sui
relativi canoni, anche le imposte di registro e di bollo dovute sul
contratto e sulle successive proroghe e risoluzioni, è anche vero che un
accordo modificativo del contratto stesso costituirebbe a rigore un atto
esterno a quest’ultimo e pertanto la relativa imposta da scontare sulla
registrazione non dovrebbe ritenersi assorbita nella tassazione
sostitutiva.

L’interpretazione (che pure alcuni uffici fiscali, neanche a dirlo, stanno
già adottando), anche se formalmente corretta, appare però restrittiva e
quindi in conflitto con la ratio agevolativa della cedolare secca: sarebbe
insomma necessario un chiarimento ufficiale.

(stefano
civitareale)

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