La tassazione dei terreni nella prossima dichiarazione dei redditi

Due parole su un argomento che è sempre bene riproporre, specie in
prossimità delle scadenze fiscali.

Intanto, per chi non lo rammentasse, il reddito dei terreni si distingue in
reddito dominicale e reddito agrario, e il proprietario deve dichiarare sia
l’uno che l’altro, a meno che il terreno non sia concesso in affitto con
regolare contratto, nel qual caso il proprietario dichiara soltanto il
reddito dominicale, a nulla rilevando il canone di locazione percepito.

Il solo caso in cui va invece dichiarato il canone effettivamente percepito
é quello in cui l’ammontare di quest’ultimo sia inferiore all’80% della
rendita catastale.

Nel catasto, è opportuno aggiungerlo, risultano i valori delle rendite
dominicali e agrarie che vengono rivalutati, rispettivamente, dell’80% e
del 70%.

A partire dallo scorso anno l’IMU, come sappiamo, ha sostituito l’Irpef e
le relative addizionali comunali e regionali sul reddito dominicale, mentre
il reddito agrario continua a essere assoggettato alle imposte ordinarie
sui redditi.

Pertanto, per i terreni non affittati si deve tener conto del reddito
agrario, mentre per quelli incolti si dovrebbe pagare soltanto l’IMU.

Quanto ai terreni montani, che sono stati esonerati dall’Imu, ovviamente
sono dovute l’Irpef e le relative addizionali.

Infine, ove il proprietario del terreno sia una struttura societaria, il
reddito d’impresa può essere determinato nella maniera classica,
confrontando i ricavi con i costi oppure ricorrendo alla tassazione sulla
base della rendita dominicale e agraria.

In tale evenienza, trattandosi evidentemente di redditi derivanti da
attività imprenditoriali, è dovuta sia l’Imu che l’Irpef.

(franco lucidi)

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