VARIE SUL LAVORO

Illiceità di un patto di prova “di fatto”
D – Prima di assumere un collaboratore preferisco valutarlo durante alcuni
giorni di prova per poi assumerlo soltanto in caso di esito favorevole. Ma
un collega mi ha fatto sorgere il dubbio che non si tratti di una procedura
corretta.
R – Il patto di prova per essere ritenuto valido deve risultare da atto
scritto.
Il lavoratore non può essere impiegato all’interno della farmacia senza la
stipula del contratto di assunzione perché saremmo in presenza, come è
agevole comprendere, del classico “lavoro nero” e quindi passibile di
sanzione da parte degli organi ispettivi.
Nel caso invece in cui il lavoratore venga “testato” senza alcun patto
scritto, vi sarebbe addirittura – sin dal primo giorno di lavoro –
l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, e quindi,
laddove il lavoratore non superi questo “test di fatto”, non sarebbe poi
consentito licenziarlo per il mancato superamento di un periodo di prova
che formalmente non c’è stato.

Permessi retribuiti
D – Un magazziniere ha chiesto di assentarsi per otto giorni per la morte
della nonna. Cosa devo fare?
R – La legge prevede – in caso di decesso del coniuge, o di parenti e
affini entro il secondo grado – il diritto del lavoratore di assentarsi per
un periodo massimo di quattro giorni lavorativi.
La morte della nonna, ascendente in linea retta di secondo grado, fa dunque
sorgere in capo a quel magazziniere il diritto appunto alla concessione
anche di 4 giornate.
Nel caso tuttavia in cui Lei intendesse concedere al lavoratore l’intero
periodo richiesto, deve tener conto che i giorni dal quinto in poi
potrebbero essere decurtati dal monte-permessi retribuiti secondo quanto
previsto dal CCNL qui applicabile.

Se il dipendente malato fa sport
D – Un commesso si assenta spesso per malattia ma più di una volta ho
provato invano a rintracciarlo telefonicamente; sono poi venuto a sapere
che il lavoratore si dedicava ad attività sportive varie, rendendosi quindi
irreperibile anche rispetto ai controlli degli enti preposti.
R – È una questione che ci richiama alla mente una decisione abbastanza
recente della Suprema Corte, che ha ribadito (confermando quel che negli
anni scorsi aveva rilevato affrontando casi di svolgimento di altre
attività da parte del lavoratore durante lo stato della malattia) che anche
il lavoratore assente dal suo domicilio nel periodo di malattia può essere
licenziato, quando – secondo principi peraltro consolidati – il suo
comportamento si risolva in una violazione del dovere generale di
correttezza e buona fede e degli obblighi contrattuali di diligenza e
fedeltà.
In sostanza, se il dipendente, come sembra essersi verificato nel Suo caso,
si assenta durante la malattia per praticare “attività sportive varie”, che
naturalmente non siano compatibili – e difficilmente potrebbero esserlo… –
con la patologia indicata nel certificato medico (beninteso, di tale
patologia Lei dovrà venire a conoscenza, in quanto, come sappiamo, i
certificati medici presentati dai lavoratori devono indicare per motivi di
privacy soltanto la prognosi e non la diagnosi), Lei può anche avviare la
procedura di licenziamento.
Del resto, l’unica soluzione sembra essere proprio quella della formale
contestazione di un comportamento del genere, perché il dipendente, con il
suo atteggiamento, finisce in pratica per allungare i tempi di guarigione,
mentre, ad esempio, sospettare dell’“autenticità” della malattia rischia di
tradursi in una contestazione forse persino più macchinosa e comunque non
pienamente prodromica al licenziamento.

(giorgio bacigalupo)

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