Il padre dona un bene al figlio che subito lo vende a un terzo: per la
Cassazione c’è interposizione fittizia e plusvalenza tassabile realizzata
dal padre

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha esaminato il caso di
un padre che aveva donato un terreno ai propri figli, i quali qualche mese
dopo avevano provveduto a loro volta a cederlo a terzi incassando il
relativo corrispettivo di vendita, senza assoggettare ad irpef alcun
importo.
Infatti, ai fini delle imposte dirette si assume quale somma da
assoggettare a tassazione la plusvalenza realizzata quale differenza tra
prezzo di cessione e il valore dichiarato ai fini dell’imposta di
donazione, che nel caso di specie (ma la sentenza non lo precisa)
probabilmente coincidevano, non facendo quindi emergere alcun importo
imponibile.
L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che la plusvalenza realizzata doveva
invece essere dichiarata dal padre (che naturalmente non poteva calcolare
un valore iniziale coincidente con il prezzo di cessione), considerando i
figli quali soggetti “interposti” (proprio dal padre) per realizzare
appunto la plusvalenza, ma in esenzione da imposte.
Del resto, il nostro ordinamento prevede espressamente l’imputazione al
contribuente, in sede di accertamento, di redditi “di cui appaiono titolari
altri soggetti quando sia dimostrato, anche sulla base di presunzioni
gravi, precise e concordanti, che egli ne è l’effettivo possessore per
interposta persona”.
La S.C. ha ritenuto corretto l’operato dell’Agenzia, perché lo scopo
elusivo può essere realizzato anche mediante operazioni effettive e reali e
non simulate, come nel caso deciso dalla Cassazione, in cui i figli hanno
effettivamente incassato il corrispettivo della vendita.
E la prova della natura elusiva dell’operazione, che l’Amministrazione
finanziaria – giova ricordarlo – deve comunque sempre fornire a sostegno
della pretesa creditoria, può essere data anche con presunzione (vicinanza
temporale tra l’atto di donazione e quello di compravendita e stretto
rapporto di parentela tra donante e donatari), che in quella specifica
vicenda sono state ritenute sufficienti per univocità e concludenza a
“supportare” la pretesa fiscale.

(stefano lucidi)

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