L’Amministrazione finanziaria mira sempre più alla riduzione del
contenzioso

Per il Fisco, infatti, la riduzione del contenzioso tributario rappresenta
ormai una priorità.
Anche quest’anno, l’Agenzia delle Entrate ha dato disposizione ai propri
uffici territoriali di rinunciare a tutte quelle controversie il cui esito
– alla luce dell’orientamento consolidato in materia sia della Corte di
Cassazione che delle Commissioni Tributarie – veda l’Erario verosimilmente
sconfitto.
L’obiettivo è cioè quello di impegnare un po’ meno il giudice tributario,
ma al contempo di presentare al suo vaglio atti di accertamento sempre più
fondati, che consentano ragionevolmente di innalzare la percentuale di
vittoria.
Del resto, lo stesso istituto del reclamo e mediazione recentemente
introdotto nel processo tributario dal d.l. 98/2011 – che obbliga il
contribuente per le liti c.d. “minori”, cioè di valore non superiore a
20.000, euro, a tentare prima del ricorso in Commissione una composizione
amichevole con l’Ufficio – è parte attiva di questa nuova politica di
“disboscamento” del contenzioso.
Tra le liti cui l’Agenzia intende “dare un taglio”, tanto per richiamare
quelle che interessano più da vicino le farmacie e i farmacisti – sia come
imprenditori che come “privati cittadini” – figurano: a) il disconoscimento
dell’esenzione iva per le prestazioni fisiokinesiterapiche, massoterapiche
e fisioterapiche (che, quindi, sono definitivamente riconosciute esenti
iva); b) l’assoggettamento ad iva delle prestazioni d’opera derivanti da un
contratto di associazione in partecipazione (con riferimento però,
attenzione, alle sole operazioni effettuate prima dell’introduzione
dell’art. 5 comma 2 bis del dl. 282/2002, che pertanto sono anch’esse
definitivamente riconosciute – al pari di quelle effettuate dopo – come non
soggette ad iva) (*); c) gli avvisi di accertamento emessi sulla base degli
studi di settore senza lo svolgimento del preventivo contraddittorio (che
perciò viene riconosciuto come obbligatorio ai fini della validità stessa
dell’accertamento); d) il diniego dell’esenzione delle imposte di registro
e di bollo nonché di ogni altra tassa per le disposizioni patrimoniali in
favore di figli effettuati in adempimento di accordi di separazione e
divorzio (per i quali finalmente viene riconosciuta l’esenzione alla
stregua di quelli che
intervengono tra gli ex-coniugi); e) il diniego del rimborso dell’imposta
sostitutiva per la rideterminazione del valore dei terreni o partecipazioni
versata in occasione di una precedente valutazione (per i casi
evidentemente ancora in contenzioso, perché oggi la possibilità del
rimborso è riconosciuta per legge “a regime”).
Tutte queste controversie, insomma, devono essere abbandonate, considerato
che ormai, come accennato, la giurisprudenza di legittimità e di merito si
è consolidata in favore del contribuente e quindi in giudizio gli Uffici
andrebbero incontro a una pressoché sicura sconfitta.
Si spera, naturalmente, che gli uffici periferici ottemperino rapidamente –
e senza frapporre ulteriori ostacoli o atteggiamenti dilatori – alle
disposizioni della loro Amministrazione centrale dando pertanto concreta
attuazione a questo indirizzo.
Solo così, ovviamente, le direttive dell’Agenzia potranno tradursi in un
concreto vantaggio per i contribuenti.

(stefano lucidi)

(*) l’art. 5, comma 2-bis del d.l. 282/2002 ha inserito direttamente
nell’art.5 del DPR 633/72 l’esclusione da iva delle prestazioni di servizi
derivante da contratti di associazione in partecipazione se l’associato non
svolge altra attività di lavoro autonomo. La novità, quindi, si renderebbe
applicabile alle sole operazioni effettuate dopo l’entrata in vigore della
norma.
Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto di doversi adeguare al parere
all’Avvocatura dello Stato, la quale ha ritenuto che la disposizione si
applichi anche alle operazioni effettuate anteriormente (cir. 4/E del
22/01/2008) Da qui la direttiva di abbandono del contenzioso relativo alle
liti insorte per l’assoggettamento ad iva di quelle operazioni.

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