La Cassazione sull’associazione in partecipazione con apporto lavorativo

Registriamo ancora una decisione della Cassazione sull’antica questione
delle differenze tra il rapporto di lavoro subordinato e il contratto di
associazione in partecipazione.
I giudici del Palazzaccio, dopo aver ricordato le caratteristiche del
lavoro subordinato che valgono a distinguerlo da altre forme di
collaborazione all’impresa (assoggettamento del lavoratore al potere
direttivo e disciplinare del datore di lavoro; inserimento del lavoratore
nell’organizzazione aziendale; obbligo del rispetto di un orario di lavoro,
ecc.), ribadiscono non essere determinante a questi fini la qualificazione
del rapporto compiuta dalle parti nell’iniziale stipulazione del contratto.
Infatti, precisa la sentenza, nei rapporti di durata è il concreto
comportamento delle parti a rivelare la reale natura del rapporto ab
origine e/o per effetto di una nuova diversa volontà contrattuale nel corso
dello stesso.
La Corte ricorda anche – sulla scorta anche qui di un orientamento
giurisprudenziale consolidato – che la ricognizione degli elementi e delle
circostanze, in base a cui il rapporto di associazione in partecipazione
debba in realtà essere ricondotto nell’alveo del lavoro dipendente,
costituisce apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito che
pertanto, se adeguatamente motivato (come nel caso della decisione in
commento), è insindacabile in Cassazione.
Nel caso di specie, comunque, l’intera vicenda prendeva le mosse da
un’ispezione dell’Inps, il quale non soltanto rilevava nel rapporto
associante–associato i tratti tipici del lavoro dipendente e, di contro, la
completa assenza di quelli propri del contratto di associazione in
partecipazione (non è stata rinvenuta infatti alcuna traccia del rapporto
nei conti dell’associante), ma le stesse dichiarazioni, rese dall’associato
durante la verifica circa le concrete modalità di espletamento della
propria prestazione, lasciavano ben pochi dubbi sulla natura subordinata
del rapporto.
Sono sicuramente concetti ben noti, ma è opportuno ribadirli una volta di
più perché riguardano un tema che interessa da vicino le farmacie, le quali
infatti – ricorrendone i presupposti – tendono comprensibilmente a
costituire talora anche formalmente, con i farmacisti collaboratori,
contratti di associazione in partecipazione con apporto appunto
lavorativo.

(Studio Associato)

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