Mancata opzione per la cedolare secca “remissibile in bonis”

Una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate (n. 47/E del 20/12/2012)
ha chiarito i rapporti tra la nuova forma di tassazione sostitutiva degli
affitti e l’istituto della “remissione in bonis” introdotto dall’art. 2
comma 1 del d.l. 2/3/2012 n. 16, convertito con modificazioni nella l.
26/4/12 n. 24.

Come sappiamo, è ora possibile “ravvedere” anche il mancato esercizio delle
opzioni per l’assoggettamento a forme di tassazione sostitutiva rispetto a
quella ordinaria – quale appunto la cedolare secca – allorché lo stesso non
sia dipeso da un mero ripensamento.

Ebbene, proprio sulla base di questo principio, l’Agenzia delle Entrate
ritiene che sia possibile – sempre con il pagamento della sanzione di € 258
– ravvedere l’omesso esercizio dell’opzione della cedolare secca sia nella
prima annualità del contratto come nelle successive, qualora non sia stata
liquidata l’imposta di registro.

Il versamento di quest’ultima, infatti, denuncerebbe inequivocabilmente la
volontà da parte del contribuente di voler percorrere il regime ordinario –
che prevede, appunto, il pagamento dell’imposta di registro e la tassazione
dell’affitto in dichiarazione – tacciando inequivocabilmente la scelta
successiva proprio come mero ripensamento.

Allo stesso modo sono “remissibili in bonis” anche le locazioni per le
quali la registrazione e l’integrale versamento dell’imposta siano avvenuti
prima dell’entrata in vigore del regime sostitutivo.

E ciò perché in questo caso sarebbe escluso per ovvie ragioni che la
volontà di aderire al nuovo regime non possa essere letta come mero
ripensamento della scelta effettuata a suo tempo, quando, come detto, la
cedolare secca ancora non esisteva.

(paolo liguori)

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