La maggiorazione del 40% e il tetto di 6,5 punti per commissario

Su Farmacista33 abbiamo letto il parere di un esperto che ritiene –
diversamente da quanto Voi avete scritto rispondendo al quesito n. 20
dell’edizione straordinaria di Piazza Pitagora – che la maggiorazione del
40% non incontri il limite di 6,5 punti per commissario ma, aggiungendosi
al punteggio effettivo, possa consentire il raggiungimento dei 35 punti
totali.
Dello stesso avviso è stata la Commissione di un concorso per titoli ed
esami che soltanto tre mesi fa ha attribuito ai rurali appunto il massimo
del punteggio.

Le opinioni diverse dalle nostre vanno certo rispettate, ma non più di
questo.
Per quanto ci riguarda, infatti, restiamo dell’avviso che – stando sia al
dato letterale che a quello sistematico – quel “massimo di punti 6,5”, che
caratterizza la maggiorazione ai rurali (e nei concorsi straordinari anche
ai “parafarmacisti”), non sia minimamente configurabile come un bonus
aggiunto “a prescindere” a quello attribuito al candidato “in base ai
titoli relativi all’esercizio professionale”, ma ben diversamente sia
l’espressione del punteggio limite per commissario di 6,5 punti (e
conseguentemente anche complessivo di 32,5 punti) che per effetto di essa
può essergli riconosciuto in ordine ai titoli stessi, e che pertanto il
raggiungimento dei due tetti fissati per questi ultimi dal DPCM del ’94
(punti 7 per commissario e 35 complessivi) gli possa derivare soltanto dal
suo percorso professionale.
Ribadiamo quindi che, se con la propria anzianità professionale, il rurale
o il “parafarmacista” matura più di 32,5 punti, ma meno di 35, il suo
punteggio complessivo non si avvantaggia nel concreto di alcuna
maggiorazione; se invece è inferiore a 32,5, ne beneficia sì ma resta
proprio questo il tetto raggiungibile con il bonus (sempre che naturalmente
il 40% gli permetta il conseguimento di tale limite).
Peraltro il problema dei 6,5 o 7 punti e/o dei 32,5 o 35 punti complessivi
insorse già all’indomani dell’entrata in vigore del DPCM il quale però – in
forza del disposto di cui al comma 9 dell’art. 4 della l. 362/61 – avrebbe
forse potuto persino intervenire direttamente sulla maggiorazione
prevedendone guardacaso, ad esempio, l’elevazione del tetto a 7 punti per
commissario e modificando quindi almeno nella sostanza (pur se
probabilmente non nella forma) anche l’art. 9 della l. 221/68; ma così non
è stato (per pigrizia, per negligenza o per scelta non sapremmo dire) e
dunque per noi il limite, anche nei concorsi straordinari, deve essere
quello di 6,5 punti per commissario e per ciò stesso di 32,5 punti
complessivi.
E anzi, taluno ricorderà che per qualche tempo si dubitò addirittura della
sopravvivenza della maggiorazione, perché un parere del Consiglio di Stato
del 2004 – discostandosi, ma con argomenti poco convincenti, da un suo
stesso precedente in sede giurisdizionale – aveva ritenuto che la l.
362/91, regolando ex novo l’intera disciplina generale del concorso per
sedi farmaceutiche, avesse implicitamente anche abrogato la normativa
previgente con essa incompatibile, come quella di cui alla l. 475/68 o
appunto all’art. 9 della l. 221/68.
Senonché, la maggiorazione per i rurali fu ben presto “ripescata” dalla
Corte Costituzionale che, con decisione n. 448 del 2006, ne affermò infatti
la sopravvivenza (al DPCM del ’94 e alla l. 362/91, aggiungiamo noi)
richiamando testualmente il limite sancito nell’art. 9 dei 6,5 punti, da
intendersi comunque “per commissario” come sottolineato qui ripetutamente
(“È, infatti, tuttora vigente – recita testualmente la sentenza – l’art. 9
della legge 8 marzo 1968, n. 221, che riconosce una maggiorazione del
quaranta per cento (fino a un massimo di 6,50 punti) del punteggio per i
titoli professionali a favore del concorrente che ha esercitato per almeno
cinque anni in farmacie rurali”).
È una notazione soltanto incidentale della Corte, è vero, ma è difficile
non tenerne conto.
Evidentemente, però, l’operato della misteriosa Commissione che il quesito
riferisce non può non preoccupare, perché vuol dire che questo può
rivelarsi l’ennesima criticità dei concorsi in atto, e che quindi potranno
essere impugnate sia le graduatorie che avranno optato per la scelta
operata da questa tal Commissione, come anche quelle che avranno invece
privilegiato la tesi da noi illustrata.
È ancora un interrogativo, insomma, che potrà sciogliere soltanto il
Consiglio di Stato, ma che sciaguratamente è al momento destinato a
incombere sul capo di migliaia di concorrenti, già di per sé fustigati
dalle tante incertezze che conosciamo e da quelle che temiamo di conoscere.
(gustavo bacigalupo)

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