La farmacia in paese, la parafarmacia al mare e un’auto che fa la spola… –
QUESITO

Vorrei sapere se è lecito che il farmacista del paese vicino, e che ha
aperto una parafarmacia nella fraz. marina, tenga davanti al locale di
quest’ultima un’auto con la scritta: consegna a domicilio di farmaci
tel…, e che faccia questo servizio in un comune diverso da quello dove ha
la farmacia. Inoltre ha una croce verde tipica della farmacia, posta
all’esterno della parafarmacia.

Un’autovettura che rechi la scritta “consegna a domicilio di farmaci tel…”
può forse rivelarsi l’indizio di una violazione dell’art. 122 TU.San. (“la
vendita al pubblico di medicinali… non è permessa che ai farmacisti e deve
essere effettuata nella farmacia”), ovvero dell’art. 5 del dl. 223/06
convertito con l. 248/06 (la vendita di sop, vecchi e nuovi, “è consentita
durante l’orario di apertura dell’esercizio commerciale e deve essere
effettuata nell’ambito di un apposito reparto, alla presenza e con
l’assistenza personale e diretta al cliente di uno o più farmacisti
abilitati all’esercizio della professione ed iscritti al relativo ordine”),
secondo che l’indicazione telefonica conduca, rispettivamente, ad una
farmacia o ad una parafarmacia (se non addirittura la violazione di ambedue
le disposizioni, nel caso di una… spola del veicolo tra l’uno e/o l’altro
dei due esercizi e il domicilio dei vari clienti).

Però è naturalmente anche necessario che la vettura sia in qualche modo,
per così dire, “colta sul fatto”, tenendo inoltre sempre presente che la
consegna di medicinali a domicilio – da parte della farmacia (e
ragionevolmente anche dalla parte della parafarmacia, nonostante il più
rigoroso dettato dell’art. 5 del decreto Bersani) – è pienamente legittima
se la richiesta del farmaco è pervenuta spontaneamente e liberamente e
quando, in presenza di una ricetta, questa sia spedita all’interno
dell’esercizio.

Anche il vs. Codice deontologico, del resto, sembra condivisibilmente ben
tollerare la vicenda, perché l’art. 28 – forse confidando anche nel
precetto generale dell’art. 15 (sul “divieto di accaparramento di ricette”)
– recepisce pur senza citarlo l’art. 122 del TU. e ne rafforza senz’altro
la prescrittività richiamando anche gli artt. 11, 12 e 36.

La liceità o illiceità di una condotta, quindi, non dipende dal “bacino di
utenza” – naturale o non naturale – da cui la richiesta alla farmacia sia
pervenuta, se cioè si tratti o meno di un cittadino residente nel centro
abitato in cui è ubicata l’unica farmacia o comunque all’interno della
porzione territoriale corrispondente alla relativa sede farmaceutica;
qualunque esercizio può infatti servire qualunque cittadino, non importa
ove risieda, purché egli abbia scelto liberamente di servirsi proprio di
quella farmacia e non di altre.

Se invece il fatto da Lei riferito presenta elementi di contrasto con i
principi appena ricordati, deve essere denunciato senza alcun timore
all’Asl, ai Nas e all’Ordine dei farmacisti anche se il rischio che queste
pratiche restino insabbiate chissà per quanto tempo non è purtroppo campato
in aria (ma l’Ordine tende generalmente a non restare indifferente, specie
quando vi ravvisi violazioni dell’art. 15 del Codice).

Infine, quanto alla croce verde, la sua apposizione all’esterno del locale
spetta in via esclusiva alla farmacia, come è stato ampiamente illustrato
nella Sediva News del 5/10/2012: “Riservata alla farmacia è la “croce
verde”, non una “croce” qualunque…”. Compete al Comune reprimere l’abuso, e
potrebbe pertanto rivelarsi sufficiente denunciare il fatto ai vigili
comunali e/o direttamente all’Amministrazione municipale, ricorrendo al Tar
in caso di inerzia di quest’ultima.
(gustavo bacigalupo)

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