Dal 2013 regole nuove per la numerazione delle fatture emesse

Le modifiche alla legge iva introdotte dalla legge di stabilità per il
2013, come abbiamo accennato commentando il provvedimento, riguardano
anche, tra l’altro, le modalità di compilazione delle fatture, sia di
cessione di beni che di prestazione di servizi.

In particolare, non sarà più sufficiente, d’ora in poi, datare e numerare
la fattura in ordine progressivo per anno solare ma le si dovrà attribuire
un numero progressivo che la identifichi in modo univoco.

Ora, secondo le prime indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate (Ris.
n. 1/E del 10/01/2013), l’identificazione del documento “in modo univoco”
non richiede necessariamente che esso debba seguire una numerazione
progressiva illimitata che prosegua cioè, per intenderci, oltre l’anno
solare (e fino alla fine dei secoli…), appesantendo oltremodo, come è
ovvio, la compilazione; anche secondo l’Amministrazione finanziaria,
infatti, è sufficiente mantenere la numerazione progressiva per anno solare
attualmente in uso, considerato che già la data del documento varrebbe a
identificare “univocamente” la fattura, come richiede la nuova norma.

E così pure si potrà continuare ad aggiungere – se così si è operato
sinora, magari per comodità – l’indicazione dell’anno di emissione (ad
esempio 1/2013 o 2013/1), nonostante non fosse e non sia necessaria od
obbligatoria.

In ogni caso – sul punto la risoluzione non si pronuncia ma la lettera
della legge non sembra lasciare dubbi – il chiaro riferimento al numero
progressivo, e non più, come in passato, all’ordine progressivo di
numerazione, dovrebbe valere ad escludere ora la possibilità di emettere
fatture con i vari “bis”, “ter” o altri segni distintivi del genere.

Sia pure con le nuove regole, poi, resta in vigore – in caso di contabilità
iva separate per effetto dell’esercizio di più attività (ad es. dettaglio e
ingrosso, una vicenda che va interessando un numero via via crescente di
farmacie) – la numerazione distinta, la quale quindi può sempre avvenire
indicando accanto al numero progressivo una sigla alfabetica che
identifichi l’attività, e con l’indicazione ulteriore, sempre facoltativa
come abbiamo appena chiarito, dell’anno solare (ad esempio, per le fatture
riferite al commercio al dettaglio: 1/D o 1/D/2013 e per quelle riferite
all’ingrosso 1/I o 1/I/2013).

Infine, le fatture devono contenere obbligatoriamente, dunque sempre, il
numero di partita iva, oltre che dell’emittente, anche del committente o
del cessionario ( ovvero, se questi ultimi sono dei “privati”, il loro
codice fiscale), anche se, a ben guardare, tali indicazioni già venivano
riportate ai fini delle varie comunicazioni fiscali (v. “spesometro”).

Tutte queste novità sono entrate in vigore – si badi bene – lo scorso 1°
gennaio 2013, ma è lecito attendersi che l’Agenzia delle Entrate, almeno
nel primo periodo, sia tollerante su eventuali difformità riscontrate.

(stefano
civitareale)

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