( 50 Domande (e risposte) sul concorso (

1. La domanda di partecipazione al concorso può essere presentata soltanto
online?
Sì, perché l’art. 5 dei bandi prescrive che la domanda di partecipazione al
concorso (a pena di irricevibilità, come aggiunge il successivo art. 6)
“deve essere presentata esclusivamente con modalità web tramite la
piattaforma ecc.”.

2. Come va presentata la domanda a due diversi concorsi?
Il Ministero della Salute ha ragionevolmente precisato che le due domande
devono essere presentate distintamente, effettuando bensì la relativa
procedura sempre sulla piattaforma unica ma all’interno di ciascuna delle
due aree di pertinenza delle regioni prescelte.

3. Il limite dei due concorsi riguarda il singolo concorrente?
No. L’art. 4 dei bandi rammenta espressamente (sia pure soltanto in “nota”)
che “al totale di due concorsi concorre sia la partecipazione in forma
singola che associata”.

4. Si può partecipare con due formazioni diverse soltanto in due concorsi
diversi oppure anche in uno stesso concorso?
A uno stesso concorso non è consentito in nessun modo partecipare “due
volte”, perciò individualmente e nel contempo per la gestione associata, o
con due diverse formazioni.

5. Chi è il referente?
È il concorrente, come chiarisce l’art. 5, “al quale saranno inviate le
comunicazioni inerenti il concorso” in caso di partecipazione “per la
gestione associata”.
A tutti i fini concorsuali, quindi, i candidati che partecipano insieme
sono appunto rappresentati dal “referente”, anche se (art. 6) “le cause di
irricevibilità e di inammissibilità relative ad uno degli associati (uno
qualunque di loro, “referente” o meno) determinano l’esclusione dal
concorso di tutti gli altri componenti l’associazione medesima”.

6. E’ obbligatoria l’indicazione dell’indirizzo Pec?
L’”indirizzo Pec, al quale perverrà ogni comunicazione relativa al
concorso”, va anch’esso indicato – è la grande novità del maxi concorso –
“a pena di inammissibilità della domanda”; probabilmente è una prescrizione
legittima per varie ragioni, ed è perciò necessario che chi ne sia ancora
sprovvisto (non dovrebbero essere molti) colmi presto la lacuna.

7. Per i requisiti di partecipazione di quale data bisogna tener conto?
L’art. 2 dei bandi chiarisce giustamente che i “requisiti dell’ammissione
al concorso” (ivi indicati da 1 a 6) devono essere posseduti “alla data di
scadenza del termine di presentazione della domanda”: è una notazione forse
scontata, ma tutto sommato utile perché l’art. 11 contiene al riguardo
qualche inesattezza di vocabolario; è vero che la precisazione non è
ripetuta in testa all’elencazione dei farmacisti ammessi a concorrere ma
non ci sono dubbi che valga anche qui, e dunque, per fare un esempio, se il
socio di società titolare di farmacia non “rurale sussidiata” e non
“soprannumeraria” intende partecipare, può farlo liberandosi della quota
entro quella data.

8. Quali titolari di farmacia possono partecipare?
Il concorso è aperto soltanto ai titolari e/o ai soci di società titolari
di farmacie rurali sussidiate o soprannumerarie (purché istituite ex art.
104 TU.San.) e dunque non sono ammessi né gli “urbani” né i “rurali non
sussidiati” (titolari o soci).

9. Può partecipare il collaboratore in impresa familiare con il padre?
Sì, perché è un farmacista non titolare di farmacia, né socio di società
titolare di farmacia, pur se, perché l’esercizio professionale da lui
prestato all’interno dell’impresa familiare possa giovargli nella
determinazione del punteggio spettante, è necessario che tale sua
collaborazione sia stata tempestivamente denunciata all’Asl e all’Ordine.

10. Può partecipare il farmacista che sia attualmente componente di una
società ereditaria?
Sì, per le stesse ragioni (la titolarità della farmacia è infatti ancora
ascritta al de cuius), ma se intende utilizzare, ai fini della valutazione
dei titoli relativi all’esercizio professionale, l’attività da lui svolta
quale farmacista nella o per la farmacia (come direttore o collaboratore),
deve essere stata anch’essa previamente denunciata secondo quanto appena
ricordato.

11. Può partecipare il farmacista che, come gestore provvisorio in via
ereditaria, abbia ceduto da meno di 10 anni la farmacia paterna?
Anche qui la risposta è affermativa; la preclusione decennale opera solo a
carico di chi abbia trasferito (anche mediante conferimento in una società
da lui stesso partecipata) un esercizio condotto – ma quale titolare – in
forma individuale, mentre qui, se il quesito è stato ben compreso, l’erede,
pur farmacista, non ha mai assunto durante la gestione ereditaria la
titolarità dell’esercizio.

12. Federfarma afferma in una circolare che il farmacista, già socio di una
società titolare di farmacia ma che abbia ceduto la sua quota, può
partecipare al concorso “dal momento che l’art. 12, comma 4, della legge
475/1968 che disciplina il trasferimento di titolarità non può essere
esteso alla cessione delle quote di una società”. Ha ragione?
Sì.

13. Si può partecipare a uno stesso concorso sia individualmente che in
associazione con un altro farmacista?
No.

14. Può partecipare al concorso il farmacista attualmente specializzando in
una disciplina medica? E, nel caso di vincita, deve rinunciare alla sua
formazione specialistica?
Non solo può partecipare, ma potrà anche conservare il rapporto in essere
con l’Università sia in caso di conseguimento di una farmacia
individualmente, che in forma associata.
Il contratto di formazione specialistica, infatti, non dovrebbe configurare
un rapporto di lavoro subordinato, trattandosi piuttosto di una co.co.co.,
perciò compatibile con ambedue le forme di titolarità.

15. Può partecipare il titolare di farmacia rurale sussidiata che ha
conferito l’esercizio in società da meno di dieci anni?
La partecipazione gli è preclusa e temiamo che un ricorso al Tar – che
andrebbe comunque presentato entro 60 giorni dalla pubblicazione del bando
– non avrebbe grandissime prospettive di successo, nonostante sia tuttora
lecito nutrire qualche dubbio.

16. Può partecipare al concorso il farmacista socio di una società
conferitaria di farmacia comunale?
Parrebbe di sì, perché egli non è titolare di farmacia, né socio di società
titolare di farmacia.
Qui tuttavia si pone una questione forse elegante, ma certo molto
complessa, perché incombe sulla vicenda lo spettro della sentenza n.
275/2003 della Corte Costituzionale, che in sostanza volle equiparare – ai
fini dell’applicazione dell’art. 8 della l. 362/91 riguardante le
incompatibilità dei soci – i componenti di tali società di gestione a
quelli delle società di persone titolari di farmacia.
Astrattamente, cioè, la decisione della Consulta potrebbe spiegare la sua
efficacia anche in questa specifica evenienza (sempreché la società di
gestione non abbia per oggetto l’esercizio di una farmacia rurale
sussidiata o soprannumeraria), ma francamente sembra improbabile che la
commissione, o chiunque altro, possa – almeno in prima battuta – rilevare
un profilo del genere e non ammettere (o escludere) il farmacista che versi
in tale condizione.
Ma in futuro, chissà, ….

17. Come si calcola il punteggio di due farmacisti che concorrono in forma
associata?
Sui modi di valutazione dei punteggi dei farmacisti partecipanti “per la
gestione associata” crediamo che – condivisibili o meno – non vi siano (mai
state) incertezze, e qui i bandi stanno facendo indubbiamente il loro
dovere: ciascun concorrente va “valutato” come se partecipasse
individualmente, per poi procedere alla somma aritmetica tra i punteggi di
coloro che concorrono in associazione, nel limite del “punteggio massimo
previsto… rispettivamente per ciascuna voce”.
I “tetti” sono evidentemente quelli relativi sia alle due categorie-base
(esercizio professionale e studi e carriera), perciò rispettivamente 35
punti e 15 punti, sia alle singole voci (voto di laurea max 1 punto, ecc.).

18. Siamo tre farmacisti che partecipano insieme, ma uno di noi è
dipendente a tempo indeterminato in una struttura privata ed è ben
retribuito: sarebbe costretto a lasciare il lavoro?
La veste di socio in una società di persone titolare di farmacia è
incompatibile anche con il rapporto di lavoro subordinato privato, e
pertanto quel vostro collega non potrebbe partecipare alla società che
dovreste formare in caso di conseguimento di una farmacia.
Se perciò la conservazione del rapporto a tempo indeterminato è per lui una
condizione irrinunciabile, temiamo che dobbiate individuare un altro
compagno di cordata.

19. Ho una parafarmacia ubicata in una contrada che fa parte di un comune
con più di 5000 abitanti; posso indicare nella domanda che la mia è una
parafarmacia rurale?
Non deve indicare nulla del genere dato che, nonostante qualcuno la pensi
diversamente, non esiste una “parafarmacia rurale”, e perciò – in sede
concorsuale – sembra in ogni caso indifferente il numero degli abitanti del
comune o della frazione in cui essa è o è stata esercitata.
Quindi nella domanda non va precisato alcunché, almeno a questo proposito,
e i punteggi relativi all’esercizio professionale restano quelli
indipendentemente dal luogo d’esercizio della parafarmacia.
Il dubbio nasce probabilmente da un emendamento al dl. Crescitalia, poi
però ritirato, che subordinava il riconoscimento ai “parafarmacisti” della
maggiorazione – prevista per i titolari e collaboratori di farmacie rurali
– alla condizione che la parafarmacia fosse o fosse stata ubicata in un
comune con non più di 5000 abitanti.
Ben diversamente, se nei bandi viene ora al riguardo chiarito che la
maggiorazione si applica “…ove sussistano le medesime condizioni di cui
all’art. 9 della legge 221/68”, tale precisazione può riferirsi – a tutto
concedere (abbiamo infatti già espresso le nostre perplessità anche a
questo proposito) – soltanto ai 5 anni di anzianità professionale, perchè
non si vede come possa estendersi alla parafarmacia anche il presupposto
della “ruralità”, che, oltre a non poter essere annoverata tra le
“condizioni” previste nell’art. 9, non si saprebbe con quale criterio
individuare per le parafarmacie, senza contare che per queste ultime i 5000
abitanti non possono comunque essere indizio di niente.
Se quindi c’è ancora taluno che prospetta la configurabilità ai fini
concorsuali di una “parafarmacia rurale”, è possibile che gli sia rimasto
nella mente il testo di quell’emendamento mai approvato; diversamente non
sapremmo come spiegare il persistere di uno pseudoproblema come questo.

20. Quello di 6,5 punti deve intendersi il punteggio limite per le
categorie di farmacisti aventi diritto alla maggiorazione e quindi il
loro punteggio max sarà di 6,5 punti per ogni commissario e perciò di
32,5 per l’intera commissione? O è un limite che riguarda la sola parte
“maggiorazione” ma senza alcuna restrizione per l’intero punteggio di 7
punti per commissario e quindi di 35 punti per l’intera commissione?
Al farmacista (o “parafarmacista”) “maggiorato” non è certo precluso il
raggiungimento dei 7 punti (per un totale quindi di 35), purché
evidentemente il suo “ percorso professionale” lo consenta.
In pratica, se con la sua anzianità egli raggiunge un punteggio superiore a
32,5, ma inferiore a 35, il punteggio non beneficia nel concreto di alcuna
maggiorazione; se invece è inferiore a 32,5 diventa proprio quest’ultimo il
tetto raggiungibile con la maggiorazione, sempre che il 40% di bonus
permetta il conseguimento del limite di 32,5.

21. Una collega che partecipa con me è laureata in CTF ed ha conseguito
dottorato e borse di studio presso la facoltà di medicina; noi temiamo
che la commissione esaminatrice farà il bello e il cattivo tempo, però
le borse di studio, le specializzazioni e i dottorati
devono riguardare

necessariamente la facoltà di farmacia?
Intanto, non è vero che “la commissione esaminatrice farà il bello e il
cattivo tempo”, perché la discrezionalità tecnica della Commissione è
sostanzialmente circoscritta ai soli criteri di valutazione dei titoli per
i quali il DPCM ’94 prevede un punteggio “fino a…”, e anzi si tratterà di
criteri che in pratica finiranno – nei vari concorsi – per omologarsi gli
uni agli altri, e quindi non dovrebbero in ultima analisi derivarne
conseguenze stravaganti, inique, ecc.
Quanto a specializzazioni, dottorati e borse di studio, la prassi sembra
orientata nel senso di riconoscere – del complessivo punteggio massimo di
0.40 – uno 0.20 alle prime, uno 0.10 ai secondi e il residuo 0.10 alle
borse di studio.
Piuttosto, secondo il DPCM, le specializzazioni ecc. devono essere
effettivamente “relative” alla facoltà di farmacia, e perciò deve trattarsi
di materie riguardanti quest’ultima; se invece inerenti alla facoltà di
medicina, possono aver rilievo nel concorso straordinario soltanto le
specializzazioni ecc. che abbiano per oggetto materie incluse nel corso di
studi della facoltà di farmacia. Posto che ve ne siano…

22. Ho una seconda laurea in medicina e chirurgia, e mi è stato proposto di
concorrere in società; ma una scuola di specializzazione in ambito medico
è compatibile con il concorso per farmacie (Vi invio copia dell’eventuale
contratto di specializzazione)?
Considerato che in realtà è ancora un contratto di specializzazione
(neppure) “sulla carta”, non potrà sicuramente essere utilizzato nel
concorso, e peraltro va ricordato che le specializzazioni, al pari dei
dottorati e delle borse di studio, devono afferire alle facoltà di farmacia
o di Ctf.
Ci sembra quindi che Lei possa beneficiare del “solo” punteggio di 0.7 (e
perciò di 3.5 punti complessivi) proprio perché in possesso di una seconda
laurea in medicina.

23. Se due farmacisti possiedono la stessa specializzazione
in farmacia ospedaliera, vengono comunque valutati tutti e due (e, dunque,
sommate: 0,20+0,20), fino al limite previsto dello 0,40?
Tenuto conto dei criteri di valutazione dei titoli dei concorrenti in forma
associata, ci pare che al punteggio ipotetico di 0.20 spettante a un
candidato per una specializzazione debba essere aggiunto l’ulteriore 0.20
spettante all’altro anche quando la specializzazione sia la stessa, fermo
naturalmente il tetto dello 0.40.
La questione, pertanto, diventa quella di verificare se la Commissione, ad
esempio, deciderà di assegnare 0.20 punti per una qualunque singola
specializzazione, ovvero si distinguerà tra una specializzazione e l’altra.

24. Come inserisco nella domanda la borsa di studio di una Fondazione
privata vinta per sei mesi e l’anno di attività svolta come farmacista
presso il Policlinico Universitario?
Quanto alla borsa di studio, bisogna verificare se è stata concessa ai
sensi dell’art. 80 del DPR 11/7/80 n. 382 o dell’art. 8 della l. 30/11/89
n. 389, ma dalla documentazione da Lei inviata questo non si evince ed è
allora opportuno chiedere rapidamente maggiori delucidazioni alla
Fondazione.
Invece, la categoria di servizio per l’attività prestata a favore del
Policlinico è quella di “collaboratore dei ruoli delle Asl”.

25. Siamo due farmacisti dirigenti dell’ASL e parteciperemo in forma
associata con i titoli rispettivi che Vi indichiamo. Potete simulare il
ns. punteggio complessivo, specificando anche se possiamo aggiungere i
corsi obbligatori fatti dalla ns. ASL (pur se poi ci sono stati
attribuiti punteggi ECM) e le pubblicazioni dove noi siamo stati citati
soltanto in segno di ringraziamento per la collaborazione?
Ecco una rapida valutazione del punteggio verosimilmente conseguibile da
ciascuno di voi.
1° Farmacista
7 anni di collaborazione farmacia urbana 0,45 x 7 =
3,15
3 anni di farmacista dirigente 0,40 x 3 =
1,20
10 anni farmacista dirigente 0,15 x 10 =
1,50
Totale per esercizio profess.
5,85

Il voto di laurea non viene conteggiato perché sotto i 100/110
Special. in farm. ospedaliera (fino ad un max di 0,40 e comunque a
discrezione della commissione)
0,20
Idoneità a precedente concorso
0,20
Totale per studio e carriera
0,40

2° Farmacista
10 anni di farmacista SSN 0,35 x 10=
3,50
10 anni di farmacista SSN 0,10 x 10=
1,00
Totale per esercizio profess.
4,50

Voto di laurea 110/110
0,90
Idoneità naz. farmacista Dirigente
0,20
Totale per studio e carriera
1,10
Quindi:
il totale dei punti per esercizio professionale è pari a (5,85+4,50) 10,35,

perciò a 7×5 =
35,00
il totale dei punti per studio e carriera è pari a (0,40+1,10) 1,50×5 =
7,50
Tot. punti part. in forma associata
42,50

Inoltre l’idoneità conseguita in un precedente concorso può essere presa in
considerazione una sola volta e perciò questo titolo (del secondo
farmacista) non può essere conteggiato, mentre i corsi obbligatori
effettuati presso l’Asl non sono valutabili perché accreditati come ECM.
Infine, le pubblicazioni, per poter essere utili al concorrente, devono
essere di sua provenienza (dunque della mera citazione “per ringraziamento”
non si può tener conto) e vanno comunque trasmesse in forma cartacea,
mediante raccomandata a/r, sempre entro le ore 18.00 dell’ultimo giorno.

26. L’espressione “a discrezione della commissione” per voto di laurea,
pubblicazioni, dottorati ecc… cosa significa, in particolare, nella
valutazione dei titoli in caso di partecipazione in forma associata?
Si procede forse a una media dei singoli punteggi?
La Commissione predetermina i criteri di valutazione (come già detto,
non dei titoli che
godono di un punteggio fisso, ma solo di quelli per i quali è previsto
“fino a…”) che vanno poi applicati alle singole voci, sempre con il
rispetto dei tetti per ciascuna di esse.
Per il voto di laurea, ad esempio, la Commissione assegnerà, poniamo, 1
punto al voto 110 e lode, 0,90 al voto 110, 0,80 al voto 109, 0,70 al voto
108, 0,60 al voto 107, 0,50 ai voti 106 e 105, e così via: se Tizio e Caio
partecipano insieme, con un voto di laurea, rispettivamente, di 107 e 105,
la loro “associazione” conseguirà per questa voce punti 1,10 (0,60+0,50),
ottenendo così il punteggio massimo di 1 punto.
Quindi, non si effettua nessuna “media” tra i punteggi ottenuti dai vari
concorrenti in forma associata nelle singole voci, ma per ogni voce si
procede alla pura sommatoria dei punteggi stessi, fermo soltanto il
rispetto dei limiti previsti per ognuna.

27. Un candidato con una pubblicazione avrà lo stesso punteggio di un
candidato con 10 pubblicazioni?
A parità di “qualità”, ci pare che una pubblicazione non possa valere come
10 pubblicazioni, anche se si deve sempre tener conto del modesto punteggio
complessivo (0,20) previsto per questo titolo, che potrebbe non comportare
grandi diversità di punteggio tra i candidati.

28. Dottorato, master, borsa di studio vengono valutati singolarmente?
Data la previsione “fino a punti 0,40”, sarà la Commissione a
predeterminare i criteri di valutazione di un dottorato, di una borsa di
studio o di una specializzazione (di cui abbiamo già parlato), mentre per i
masters, da valutare unitamente ai corsi di aggiornamento non meramente
Ecm, il punteggio è “fino a 0,10”.

29. Chi ha lavorato come farmacista, ma con la partita iva, come farà a
calcolare il suo punteggio?
Il farmacista (non titolare) “a partita iva” può documentare la sua
attività professionale certamente con la previa comunicazione all’Asl e/o
all’Ordine (quel che però non sempre accade), ma potrebbe anche essere
sufficiente produrre – piuttosto che una copia autentica del registro delle
fatture emesse, che difficilmente sarà ritenuto adeguato – un contratto di
collaborazione con una o più farmacie (il classico co.co.co.), che tuttavia
dovrebbe essere un contratto registrato ai fini fiscali, recante perciò una
“data certa”.

30. Quando vanno inviate le pubblicazioni?
Corredate come specificato nell’ultimo capoverso dell’art. 5, devono essere
trasmesse, in copia, “in forma cartacea a mezzo raccomandata ecc.” ma
sempre entro le ore 18.00 del fatidico ultimo giorno (faranno fede la data
e l’ora di spedizione che figureranno nel timbro postale), e però dovranno
ineludibilmente pervenire alla Regione entro il termine perentorio del 15°
giorno “successivo alla scadenza del bando”, fermo che la Regione “non
potrà essere ritenuta responsabile del tardivo ricevimento o dello
smarrimento della documentazione imputabile a fatto di terzi, caso fortuito
o forza maggiore”.
Sarà perciò il caso che il candidato si cauteli inviando il materiale
cartaceo con largo anticipo.

31. Sono da considerarsi scadute le pubblicazioni ultradecennali?
Stando ai bandi, sembra proprio di sì, al pari del resto dei
“titoli di aggiornamento professionali” ultraquinquennali.
Sono due confini temporali configurati però arbitrariamente (abbiamo
già ricordato il
Nobel assegnato di recente ad uno scienziato per una ricerca di 50 anni
fa), non essendo contemplati da nessuna parte; potremmo quindi essere in
presenza di un ulteriore profilo di illegittimità da far valere
naturalmente soltanto nel caso in cui, all’esito della famosa “prova di
resistenza”, si riveli utile per il concorrente – ove egli intenda
impugnare la graduatoria appunto per la mancata valutazione di una o più
pubblicazioni ultradecennali – il riconoscimento per questa voce di un
maggiore punteggio.

32. Posso includere tra le pubblicazioni anche quelle anteriori a 10 anni?
E tutti i corsi di aggiornamento frequentati come ECM?
I corsi di aggiornamento, essendo considerati anche ai fini ECM, non
dovrebbero essere in ogni caso considerati; invece, l’inserimento tra le
pubblicazioni anche di alcune “ultradecennali” non comporta alcuna
esclusione dal concorso, ma soltanto, al più, la loro mancata valutazione.

33. Sono un farmacista con trent’anni di servizio, ma non ho conseguito
l’idoneità con un concorso. Posso ora partecipare?
Sorprende evidentemente che i Suoi “trent’anni di servizio” non Le abbiano
ancora consentito di maturare il biennio di pratica professionale, che pure
è equiparato da oltre 25 anni all’idoneità conseguita a seguito di concorso
per sedi farmaceutiche.
Senonché, dovrebbe essere ormai indubbio anche per i più sospettosi (perché
è stato chiarito in tutte le sedi possibili) che per partecipare il
candidato non deve affatto essere anche idoneo (quantomeno per la
prescrizione generale di cui al comma 2 dell’art. 4 della l. 362/91, non
contraddetta neppure indirettamente dall’art. 11) e che, per altro verso,
l’idoneità è conseguita da chi – all’esito, in primo o in successivo
interpello, della graduatoria concorsuale – consegua in via definitiva una
farmacia (se in forma individuale, per il principio ben fermo espresso
nell’art. 12, secondo comma, l. 475/68, e, se in associazione con altri,
per investitura dello stesso art. 11 che ha straordinariamente previsto
questa nuova forma di partecipazione).
L’idoneità non è invece sicuramente conseguita dagli altri candidati, dato
che, pur risultando (almeno virtualmente) anche loro “utilmente graduati”
(perché anche il millesimo in graduatoria potrebbe in ipotesi vedersi
assegnare una sede…), un concorso per soli titoli non permette di per sé
che ne possano discendere concorrenti idonei.

34. Sono titolare di una piccola farmacia rurale e ho 13 anni di
titolarità; vorrei partecipare al maxi concorso in società con un
collega, titolare anche lui come me di una farmacia vinta a suo tempo a
concorso ma con più punti di me. Nel caso ci venisse assegnata una
farmacia dovremo entrambi rinunciare alla titolarità delle nostre
farmacie o solo ad una di esse che nella fattispecie sarebbe la più
piccola?
Dobbiamo certo supporre che anche il Suo collega sia titolare di una
farmacia rurale sussidiata, perché diversamente la partecipazione gli
sarebbe preclusa anche “per la gestione associata”.
Ma, proprio perché titolari di farmacia in forma individuale, Vi è in
sostanza impedito di partecipare ad una società (quella che dovreste
formare tra Voi in caso di esito favorevole e alla quale andrebbe ascritta
la titolarità dell’esercizio conseguito per concorso), considerato che la
titolarità individuale di una farmacia costituisce tuttora una delle
ipotesi di incompatibilità – ex art. 8 l. 362/91 – con la qualità di socio.
È vero che non ricorrerebbe in tale evenienza la decadenza di diritto
prevista nel 2° comma dell’art. 112 del TU.San. (che si verifica a carico
del titolare individuale di farmacia che ne consegua un’altra per concorso,
sempre individualmente), ma l’incompatibilità cui si è fatto ora cenno Vi
costringerebbe nei fatti a rinunciare entrambi – previamente – alla
titolarità delle due Vs. attuali farmacie.
Le cose vanno invece in altro modo (almeno secondo noi), quando a
partecipare al concorso “per la gestione associata” siano due soci di una
società titolare sempre di farmacia rurale sussidiata, perché in questo
caso (purché, s’intende, uno dei due o entrambi non abbiano conferito
l’esercizio nella società da meno di dieci anni) è loro consentito,
vincendo una farmacia, costituire una ulteriore e diversa società, per poi
magari – nel tempo – conferire l’una nell’altra o ricorrere ad altri moduli
organizzativi.
Ma nel Vostro caso, come si è visto, la vicenda sta ben diversamente.

35. Se concorriamo insieme, dobbiamo costituire la società prima del
concorso?
Concorrere “per la gestione associata” non postula la formazione di una
società prima della presentazione della domanda o prima della scadenza dei
termini (tanto è vero che i bandi non lo prescrivono) e quindi sarà
necessario, ma anche sufficiente costituirla soltanto a seguito
dell’assegnazione di una farmacia.
In ogni caso, come è noto, l’art. 11 del Crescitalia detta due
prescrizioni
ineludibili per le società formate ad hoc, che consistono, da un lato,
nell’obbligo per i concorrenti di parteciparvi “su base paritaria” (perciò,
al 50% ciascuno se sono due, a un terzo ciascuno se sono tre, e così via),
e, dall’altro, nel divieto per tutti loro di cedere la quota (e ancor meno,
ovviamente, la farmacia sociale) “per un periodo di 10 anni, fatta salva la
premorienza o sopravvenuta incapacità”.
Ma la “paritarietà” dovrebbe essere circoscritta appunto alla misura di
partecipazione al capitale sociale, e non anche, ad esempio, ai poteri di
amministrazione, perché null’altro prevede lo stringato comma 7 dell’art.
11 (pur se, sul piano generale, qualche dubbio anche sui contenuti
dell’atto costitutivo/statuto della società può essere plausibile).
Dovrebbe però essere senz’altro ammissibile sia la forma della società in
nome collettivo (per la quale il codice contempla, facendo però sempre
salvo un diverso accordo tra i soci, l’amministrazione in forma disgiunta
da parte di tutti loro), quanto quella della società in accomandita
semplice, dove uno o più soci sono, per così dire, di serie A (e sono i
soci accomandatari, che amministrano e rispondono con l’intero proprio
patrimonio delle obbligazioni sociali, anche se in via solidale tra loro e
sussidiaria rispetto alla società) e uno o più di serie B (sono i soci
accomandanti, che non amministrano e rispondono delle obbligazioni sociali
soltanto nei limiti del valore dell’apporto, spesso peraltro economicamente
poco significativo).
Sembra comunque irrinunciabile che i candidati che partecipano insieme
individuino addirittura nel dettaglio – ancor prima di concorrere – i
contenuti del futuro contratto sociale, cioè dell’atto costitutivo/statuto
della società che dovrà assumere la titolarità della farmacia eventualmente
conseguita all’esito della procedura, e che ricorrano dunque (anche) ad un
preliminare di società che contenga puntualmente sin d’ora tutte le regole
di funzionamento convenute tra i futuri soci.

36. Se Tizio consegue con Caio la titolarità di una farmacia in
Lombardia, è escluso automaticamente

dal concorso laziale in cui partecipa con Sempronio?
No, neppure secondo il Dicastero della Salute, perché è necessario comunque
attendere le scelte di Tizio e Sempronio a seguito dell’interpello laziale.
Ma poi, se costoro accettano la sede assegnata, per la nota ministeriale
Tizio decade (insieme a Caio) dalla titolarità lombarda, mentre secondo noi
questa sua prima società con Caio sopravvive alla costituzione della
seconda con Sempronio.
Di qui, come si è già visto, l’opportunità che Tizio chiarisca previamente
le cose con i suoi due compagni di avventura, contemplando in forma scritta
le varie eventualità e quindi quel che accade in un’ipotesi o nell’altra o
nell’altra ancora.

37. Se concorro in forma associata e conseguo una farmacia, non assumendo
la direzione né nella nuova società né nelle due (titolari di altrettante
farmacie rurali) cui oggi partecipo con mia sorella, posso lavorare in
tutti gli esercizi? E se nella nuova faccio invece il direttore, posso
rimanere socio di queste attuali due società?
La posizione di socio di società titolari di farmacie rurali sussidiate,
come quelle partecipate da Lei e da Sua sorella, Le consente di partecipare
sia in forma individuale che in forma associata con altri farmacisti, senza
dover cedere preventivamente le quote oggi possedute.
Se però Lei risulterà vincitore di una farmacia individualmente dovrà
cedere tutte le quote a Lei intestate, perché, come chiarito ripetutamente,
la posizione di socio è tuttora incompatibile con la titolarità individuale
di un (altro) esercizio; quel che invece non accadrebbe (sempre non tenendo
conto della tesi ministeriale) se partecipasse con successo in forma
associata.
Quanto alla direzione, potrà assumere quella di una sola farmacia sociale e
senza poter prestare attività professionale negli altri esercizi; ovvero
potrà lavorare anche in tutte le farmacie sociali ma soltanto in veste di
collaboratore, salvo il rischio in tale secondo caso di dover fare i conti
con l’Inps – vista la recente pronuncia della Cassazione, assolutamente
inattesa (ma ormai non possiamo sorprenderci più di nulla…) – per gli utili
che le deriveranno in ordine alle quote sociali da Lei possedute in tutte
le società.

38. Se dovessi vincere, dovrò rinunciare alla mia titolarità rurale;
ho il diritto di percepire una indennità di avviamento della farmacia e, se
sì, come, verrà calcolata? Inoltre al farmacista che prenderà il mio posto
verrà assegnata la mia sede attuale con questo concorso oppure dovrà essere
indetto un altro concorso?
Vincendo una delle farmacie a concorso, dovrà rinunciare a quella rurale
sussidiata di cui oggi è titolare, ma il subentrante sarà tenuto a
liquidarLe l’indennità di avviamento nella misura prevista dall’art. 110
del TULLSS.
Tale disposizione prevede che l’indennità corrisponda a tre annualità della
media degli ultimi cinque anni del reddito della farmacia; e così, ad
esempio, nell’ipotesi in cui negli ultimi cinque anni l’esercizio abbia
realizzato un reddito medio di € 50.000, l’indennità sarà pari ad € 150.000
(€ 50.000 per 3).
Il subentrante verrà scelto mediante successivo scorrimento della
graduatoria sempre all’interno di questo concorso straordinario, la cui
graduatoria sarà “valida per due anni dalla data della sua pubblicazione”
(art. 11, comma 6).

39. Io e mia moglie siamo soci in una sas titolare di farmacia rurale
sussidiata e vorremmo partecipare al concorso in forma associata. Se
vincessimo una farmacia, potremmo, senza dover cedere le quote che
possediamo oggi, intestarla all’attuale sas, o dovremmo costituire tra
noi un’altra società? Se la farmacia vinta fosse in una provincia diversa
da quella in cui siamo iscritti all’ordine, questo rappresenterebbe un
impedimento?
In principio, secondo le norme in questo momento vigenti, Tizio e Caio
possono costituire anche 100 società di persone diverse aventi ciascuna ad
oggetto l’esercizio di una farmacia, e magari ubicate in 100 province,
mentre – se intendono assumere la titolarità di più farmacie sotto la
stessa ragione sociale – tale loro società può essere titolare fino a 4
farmacie ma ubicate tutte nella stessa provincia (a questi fini l’Ordine
dei farmacisti di “appartenenza” non ha invece nessun rilievo, perché un
farmacista può essere iscritto all’Ordine di Trapani ed essere
tranquillamente titolare individuale, o socio, o direttore responsabile, o
semplice collaboratore a… Sondrio).
Venendo ora al quesito, Lei e Sua moglie, anche partecipando al concorso
straordinario per la gestione associata, conservate naturalmente il
possesso delle quote della società oggi titolare di farmacia rurale, che
potrete continuare a detenere (a nostro avviso, ma il Ministero, come
abbiamo ricordato fino alla noia, non sembrerebbe pensarla così) anche nel
caso in cui vinciate insieme un’altra farmacia.
L’altra questione che ponete attiene invece alla costituzione o meno, in
questa evenienza, di una società diversa da quella attuale, e la risposta –
anche per l’ipotesi in cui la farmacia fosse ubicata nella stessa provincia
– deve essere affermativa, se non altro per ragioni di ordine puramente
pratico.
Considerati infatti i vincoli che l’art. 11 pone alla società formata tra
due vincitori in forma associata, la costituzione di una società ad hoc per
la nuova farmacia diventa in pratica una soluzione ineludibile, sia per le
acrobazie di natura tecnico-giuridica fatalmente necessarie ad assicurare
nello statuto la “paritarietà” tra i soci con riguardo al solo nuovo
esercizio (liberando invece da qualunque laccio o lacciuolo l’odierna
farmacia sociale), ma sia anche perché, qualunque statuto si costruisca,
difficilmente la pubblica amministrazione accetterà il conferimento della
farmacia vinta a concorso nella Vs. attuale società.
E, quando si può, inutili contrasti con il Comune e/o la Regione vanno
ovviamente evitati.

40. Se vinco una farmacia individualmente, dovrei sicuramente uscire
dall’impresa familiare con mio fratello; posso però rientrarvi? E dopo
quanto tempo?
Se intendiamo bene il quesito, decorsi i fatidici tre anni dal rilascio
della titolarità della farmacia conseguita per concorso, Lei potrà
conferire quest’ultima in una società con Suo fratello (almeno in questo
caso, infatti, la tesi ministeriale non potrebbe certo costituire un
impedimento…), nella quale egli a propria volta conferirà l’attuale sua
farmacia; ovvero, se si tratterà di due esercizi ubicati in province
diverse, costituirete magari due diverse società di persone, che potranno
essere indifferentemente due diverse snc, ma anche – “incrociando” i poteri
e le responsabilità di ognuno di Voi – due diverse sas.
Più semplice di così…
41. Mio figlio si appresta a partecipare al concorso in associazione con la
moglie, ma intendendo continuare a esercitare la libera professione di
biologo nutrizionista; esiste incompatibilità con l’eventuale titolarità
in forma associata?
Come si è già ricordato, l’art. 8, primo comma, lett. c), della
l. 362/91 prevede che la
partecipazione alla società titolare di farmacia è incompatibile (anche)
con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico o privato, e quindi, assumendo
un’interpretazione letterale (che è sempre quella… regina) di tale
disposizione, l’attività libero professionale svolta da Suo figlio non
dovrebbe configurare alcun impedimento, meno che mai nel caso in cui avesse
un fondamento la tesi ministeriale della contitolarità, perché in questa
evenienza l’art. 8 non sarebbe addirittura neppure applicabile.

42. Dovrei partecipare a due concorsi (Marche e Molise) che non sono stati
ancora banditi, ma sono incerto se concorrere da solo o in associazione
con un collega amico da anni; infatti, ecco il problema, che accade se
risulto vincitore in tutti e due?
Chi partecipa in due concorsi in forma individuale, se consegue la
titolarità di una farmacia nel primo (in ordine di tempo), decade di
diritto – ai sensi dell’art. 112 TU.San. – ove accetti quella eventualmente
conseguita nel secondo concorso.
Vincendo invece in ambedue le procedure (anche se in tempi diversi) una
farmacia in forma associata, l’acquisizione della seconda – come abbiamo
osservato reiteratamente – non pregiudica quella della prima e
l’interessato può conservare le quote delle due diverse società (diverse,
perché non si tratta ovviamente di due esercizi ubicati nella stessa
provincia) costituite per l’assegnazione dell’una e dell’altra farmacia.
Questo, s’intende, sempre fatto salvo il diverso orientamento del Ministero
della Salute.

43. Ho 58 anni e ho venduto la mia farmacia nel 2001; l’anno dopo ho
acquistato una quota del 30% di una sas che dopo qualche tempo ho ceduto
acquisendo il 50% di una snc. Posso partecipare al concorso straordinario
se cedo a terzi questa quota? Non equivarrebbe ad una cessione di
titolarità? E posso concordare il riacquisto della quota in caso di esito
negativo del concorso?
I dieci anni di preclusione sono ormai decorsi interamente e quindi, se
provvede a cedere – a titolo oneroso o gratuito – la quota sociale
anteriormente alla data di scadenza (quella che sarà) dei termini per la
presentazione della domanda, Lei potrà senz’altro partecipare al concorso.
Infatti, lo ribadiamo ulteriormente, cedere una quota di una qualunque
società titolare di farmacia e cedere una farmacia come tale (nella sua
interezza e dunque come diritto d’esercizio e azienda commerciale
unitariamente intesi) non sono affatto la stessa cosa, né sul piano
civilistico in generale e neppure sullo specifico versante del diritto
delle farmacie, come è vero, ad esempio, che Lei si è potuto legittimamente
rendere acquirente della quota di snc pur avendo ceduto a suo tempo una
farmacia in forma individuale e successivamente acquistato e trasferito la
quota di una sas.
Ma di tale pur inequivoca diversità non tiene conto l’art. 11 del dl.
Crescitalia che esclude infatti dal maxi concorso “i farmacisti titolari,
compresi i soci di società titolari”, equiparando pertanto gli uni agli
altri.
È un’anomalia che potrebbe avere qualche ripercussione in sede
giurisdizionale, ma per il momento sta di fatto che, se Lei intende
partecipare al concorso straordinario, deve appunto liberarsi
tempestivamente della quota sociale, pur se potrebbe sempre raggiungere con
il cessionario intese dirette – ricorrendo certe condizioni – anche alla
retrocessione della quota.

44. In caso di interpello, quante farmacie deve indicare nella
risposta il concorrente?
In tutti i bandi c’è purtroppo l’obbligo per gli “interpellati” (previsto
in una disposizione del “bando unico” che nessuna Regione ha voluto perciò
espungere dal proprio provvedimento) di “indicare, a pena di esclusione
dalla graduatoria, in ordine di preferenza, un numero di sedi messe a
concorso pari al numero della propria posizione in graduatoria”.
È una prescrizione tanto più inspiegabile se si considera che anche il
maxi concorso deve muoversi ineludibilmente – se si esclude quel poco che
di diverso detta l’art. 11 del dl. Crescitalia – sulle tracce segnate dalla
l. 389/99, tant’è che anche qui, come in tutti i concorsi banditi da
allora, può curiosamente essere preferibile collocarsi in graduatoria come
primo dei “non interpellati” piuttosto che tra gli ultimi interpellati (per
effetto di un meccanismo che comunque il giudice amministrativo non ha
sinora ritenuto sospetto di incostituzionalità).
Ma ad un adempimento come questo non si fa il minimo cenno nella l. 389/99
e non se ne parla neppure in nessun’altra disposizione; non si vede quindi
come potrebbe essere legittimamente escluso – e invece è proprio quel che
minaccia l’art. 12 dei bandi – il concorrente che, collocato ad esempio al
centesimo posto della graduatoria, indicasse, per dire, soltanto le… 80 o
90 farmacie a lui gradite.
Tuttavia ragioni pratiche (ricorrere al Tar, infatti, non è mai divertente)
suggeriranno ai vincitori di conformarsi al precetto.

45. Una farmacia comunale mai aperta deve andare a concorso?
Essendo stata “prelazionata” dal Comune, la farmacia non è, o non è più,
vacante e conseguentemente è sottratta al concorso, anche se non è stata
mai attivata.

46. In caso di esito positivo, quale potrebbe essere l’investimento medio
per aprire una nuova farmacia?
La risposta dovrebbe essere per la verità molto articolata e in ogni caso
non può essere liquidata in poche battute.
In via del tutto generale, gli oneri complessivi (l’”investimento medio”
cui si riferisce la domanda) per l’attivazione della farmacia vanno da
50mila a 500mila (quindi due limiti tra loro lontanissimi), secondo le
scelte imprenditoriali del titolare e, in particolare, secondo i modi di
acquisizione dei locali, delle stigliature, delle opere murarie, dei lavori
di allestimento, degli approvvigionamenti iniziali, ecc., distinguendo
comunque anche il caso, ad esempio, in cui si ricorra all’acquisto
definitivo di uno o più beni strumentali ovvero a contratti di leasing.

47. Quali sono i termini di apertura della farmacia vinta a concorso?
Tra le “cause di esclusione dalla graduatoria” figura più o meno in tutti i
bandi anche quella dell’“omessa apertura dell’esercizio farmaceutico entro
180 giorni dalla data di notifica dell’avvenuta assegnazione della sede”
(il bando laziale vorrebbe discostarsi dagli altri, ma l’equivocità del suo
“improrogabilmente” rischia di rivelarsi un rimedio peggiore del male).
Si comprende pienamente la fine sostanza di questa previsione, ma ci pare
che nessun bando possa introdurre, nonostante l’accelerazione impressa dal
dl. Crescitalia al maxi-concorso, una “causa di esclusione dalla
graduatoria” non espressamente prevista nell’art. 11 (il cui comma 7 si
limita infatti a prescrivere che entro il 24 marzo 2013 siano perfezionate
“la conclusione del concorso straordinario e l’assegnazione delle sedi
farmaceutiche disponibili”, nulla invece disponendo con riguardo
all’“apertura dell’esercizio farmaceutico”) e sconosciuta al sistema delle
norme legislative e regolamentari che attualmente disciplinano la fase
successiva all’approvazione della graduatoria.
C’è poi tutta l’irragionevolezza di un’evenienza così grave sancita quale
conseguenza di diritto di una vicenda – la mancata “apertura dell’esercizio
farmaceutico” entro 180 giorni – che per di più potrebbe anche non essere
minimamente imputabile all’assegnatario (si pensi al caso non infrequente
di dimostrata irreperibilità di locali idonei e/o disponibili all’interno
della “zona” di pertinenza della farmacia assegnata); ma così è, e dunque
anche di questo aspetto dovrà occuparsi il giudice amministrativo.

48. Come si perviene al rilascio del provvedimento di titolarità?
All’approvazione della graduatoria seguono l’interpello, l’assegnazione e
l’accettazione, ma anche tutti gli adempimenti funzionali al riconoscimento
della titolarità previsti nell’art. 9 del DPR 1275/71; il vincitore dovrà
allora, nei 30 giorni (salve proroghe e/o provvedimenti decadenziali o di
rinuncia implicita) successivi al ricevimento della comunicazione di
assegnazione, “indicare gli estremi del locale dove sarà aperto
l’esercizio, ecc…”.

49. Ogni associato che risulterà vincitore dovrà pagare all’Enpaf la quota
piena indipendentemente dalle entrate e dall’entità della farmacia vinta?
Se è così, l’Enpaf non riscuoterà un’enorme fonte di denaro a scapito
dei neo titolari?
Anche i titolari di “microfarmacie” rurali (e ve ne sono parecchie…)
corrispondono da sempre all’Enpaf il contributo in misura piena, come
peraltro i collaboratori in impresa familiare o gli altri farmacisti che
esercitano l’attività in forma autonoma; perciò, anche i vincitori in forma
associata seguiranno la stessa sorte, prescindendo dalla consistenza
aziendale della farmacia acquisita a seguito del concorso.
Ma non crediamo che l’Enpaf faccia salti di gioia a quest’idea, e neppure
che riscuota “un’enorme fonte di denaro a scapito dei neo titolari”…

50. Cosa comporta questo imprevisto disallineamento dei termini dei vari
bandi regionali?
Sono infatti già scaduti i termini per Liguria, Lazio, Veneto, Lombardia,
Toscana e Piemonte e sono in scadenza (domani, 11/1/2013) quelli per
l’Abruzzo; in queste ore dovrebbe essere pubblicato il bando marchigiano
(approvato dalla Giunta R. il 28/12/12), e ben presto sarà il momento del
bando calabrese. Nessuna notizia invece dalle altre Regioni.
Tutto questo non soltanto rende ovviamente impervia la scelta dei
concorrenti sui due concorsi cui partecipare (con tutti i pregiudizi che
loro ne deriveranno, dato che le domande già presentate possono essere
ritirate soltanto entro le ore 18.00 del giorno di scadenza dei termini di
presentazione), ma pone in serio pericolo le finalità, e anzi la stessa
fine sostanza, delle scelte legislative.
Sarebbe perciò imprescindibile attendere che tutti i bandi fossero
pubblicati (anche se quelli di Trento e Bolzano sono destinati a segnare il
passo in attesa che la Corte Costituzionale decida il ricorso del Governo,
che comunque non sembra affatto destituito di fondamento, contro le due
recenti leggi provinciali in materia), per poi riportare tutti i concorsi
alla linea di partenza e permettere ai candidati di riformulare le scelte,
decidendo di partecipare o ripartecipare ai due concorsi che – solo a quel
momento – costoro riterranno di preferire.
L’impressione, però, è che neppure qui il buon senso finirà per
prevalere…
(Studio Associato)

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