Nessuna specifica comunicazione della parafarmacia sul possesso dei
requisiti previsti dal dm. – QUESITO

Come devo fare la comunicazione relativa al possesso dei requisiti
ministeriali per la dispensazione dei sop ?

Lei si riferisce evidentemente all’art. 32 del DL 6/12/2011 n. 201
convertito nella L. 214 del 22/12/2011 (il c.d. “decreto Salva Italia”), il
cui primo comma è stato peraltro modificato, in sede di conversione in
legge, dall’art. 11 del DL Crescitalia, con la soppressione dell’inciso –
originariamente contenuto nel comma 1 dell’art. 32 – “che ricadono nel
territorio ecc.”.

L’art. 32 ha introdotto, come si ricorderà, la possibilità per farmacie,
parafarmacie e corners della grande distribuzione organizzata di praticare
sconti ai cittadini su tutti i farmaci di fascia C, come era già previsto –
ma per i soli SOP e OTC – dal decreto Bersani del 2006, una possibilità
però notoriamente estesa poi (per le sole farmacie, ovviamente) a tutti i
farmaci, nessuno escluso, dal testo definitivo dell’art. 11 del
Crescitalia.

Ma il “Salva Italia” ha soprattutto esteso la facoltà di vendita al
pubblico, per parafarmacie e corners, anche agli ulteriori farmaci di
fascia C, quelli che sarebbero stati individuati – come poi è avvenuto –
dal Ministero della Salute, sentita l’AIFA; in sostanza, si tratta dei
farmaci “declassati” da etici a SOP (o “nuovi SOP”, se si preferisce)
restando infatti riservata alla farmacia la spedizione di ricette mediche
(salve quelle relative a farmaci veterinari).

L’art. 32 (comma 1) subordina tuttavia l’esercizio di tale facoltà al
possesso – da parte di parafarmacie e corners – di certi requisiti
strutturali, tecnologici e organizzativi (nel frattempo fissati dal decreto
del 9/3/2012 del Ministero della Salute), oltre ad estendere loro l’obbligo
di rispettare le disposizioni riguardanti la farmacovigilanza da parte del
SSN.

Ora, per quanto riguarda i requisiti strutturali, lo spazio dedicato alla
vendita deve poter consentire un accesso diretto e libero per i cittadini
ai soli medicinali di automedicazione, alla presenza o con l’assistenza di
uno o più farmacisti abilitati ed iscritti all’Albo professionale e lo
spazio dedicato alla vendita dei farmaci (vecchi SOP e nuovi SOP) deve
essere ben indicato e separato dalle aree di vendita di altri prodotti.

I requisiti tecnologici impongono invece alla parafarmacia di dotarsi di un
armadio frigorifero in grado di assicurare le corrette condizioni di
conservazione e di mantenere la temperatura del locale al di sotto di 25
gradi centigradi; tali esercizi commerciali devono essere dotati anche di
un sistema per la ricezione degli avvisi di ritiro o sequestro dei
medicinali diffusi dall’AIFA o Ministero della Salute, nonché di una
strumentazione idonea a garantire l’individuazione e il ritiro dei
medicinali sequestrati, scaduti, non idonei o pericolosi; viene da ultimo
ribadito che le insegne devono essere di colore diverso dal verde, oltreché
chiare e non ingannevoli.

Sui requisiti organizzativi va ricordato che la parafarmacia – nella
comunicazione di inizio attività – deve rendere noto anche il nominativo
del farmacista responsabile e deve inoltre curare che il personale non
farmacista indossi un camice che lo renda facilmente distinguibile dai
farmacisti, il cui elenco nominativo deve comunque essere trasmesso alla
Asl territorialmente competente e all’Ordine dei farmacisti.

Per i rapporti commerciali con la clientela, il decreto ministeriale
dispone che il prezzo al pubblico dei medicinali deve essere sempre
chiaramente reso noto al pubblico – attenzione, sia dalle farmacie che
dalle parafarmacie (perché il comma 4 dell’art. 32 le accomuna
espressamente) – mediante listini o altre modalità equivalenti e questo
dovrebbe comportare una maggior trasparenza nei confronti del consumatore
che avrebbe infatti la possibilità di scegliere anche valutando il
parametro del prezzo.

A tale ultimo proposito, però, è opportuno aggiungere che – quanto
all’informativa ai clienti dei prezzi praticati – la formulazione adottata,
ma per le sole farmacie, dall’ultimo periodo del comma 8 dell’art. 11 del
Crescitalia (“le farmacie possono praticare sconti, ecc.”) contiene
precetti diversi (e meno, come dire?, cogenti) da quelli dell’art. 32, e
questo potrebbe anche essere il frutto di una nuova e diversa scelta del
legislatore (anche se il Min. Salute non sembra proprio di quest’idea…), e
in tal caso la prescrizione del Crescitalia dovrebbe ritenersi prevalente,
perché successiva nel tempo, a quella dell’art. 32.

Tornando però alle parafarmacie e al quesito su una specifica comunicazione
da inoltrare con riguardo al possesso di quei requisiti, nulla è detto nel
decreto del Ministero della Salute, che si limita infatti ad attribuire
alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano l’accertamento e
la verifica del rispetto appunto dei vari requisiti strutturali,
tecnologici ed organizzativi.

Ci pare quindi di dover concludere che la parafarmacia – perlomeno sui
requisiti prescritti dal dm. – non debba presentare comunicazioni, né
preventive né successive.

(Studio Associato)