Il silenzio assordante sulla nota ministeriale – QUESITO

In un recente convegno sul concorso straordinario, alcuni esperti hanno
dichiarato di condividere il parere ministeriale che Lei invece ha
giudicato negativamente.
Come fanno però i candidati a orientarsi nella scelta dei concorsi a cui
partecipare, in un clima di incertezze come questo?

I dubbi sul concorso straordinario sono notoriamente numerosi e alcuni,
come abbiamo rilevato più volte, riguardano persino la legittimità di
alcune clausole contenute nei bandi; purtroppo potranno però essere
sciolti, negli anni o nei secoli, soltanto dal giudice amministrativo e
dunque in ultima analisi dal Consiglio di Stato, al pari delle tante altre
perplessità sul sistema farmacia che sta derivando dalla Riforma Monti.
Naturalmente nessuno ha la verità in tasca, ma di questi tempi la diversità
di opinioni sembra aver raggiunto il suo massimo storico, anche se per
ragioni misteriose non ci pare che molti “esperti” si stiano prendendo la
briga di illustrare convenientemente sul piano tecnico-giuridico le ragioni
del loro consenso o dissenso rispetto a una tesi o a un’altra, e neppure
con riguardo al parere ministeriale.
Di proteste anche vibrate se ne sono qui levate da più parti, ma di serie
argomentazioni, in un senso o in quello contrario, almeno noi ne abbiamo
colte ben poche.
Fatto sta che sciaguratamente i concorrenti sono costretti a convivere –
come lamenta giustamente il quesito – con la difformità di opinioni
adombrate qua e là (anche nei blog…), traendone verosimilmente motivi di
incertezza su vari fronti, e soprattutto su quello di estrema attualità
come il concorso straordinario, che possono perciò indurli anche a
prediligere opzioni lontane dai loro programmi originari, ancor più
complicate dai tempi di pubblicazione, inaccettabilmente sfalsati tra loro,
dei vari bandi regionali.
Ad esempio, proprio quell’inopinato parere – anche per l’autorevolezza che
si tende a riconoscere tuttora alla sua fonte (specie da parte delle
Regioni, e sta qui ovviamente il vero problema…) – sta convincendo parecchi
candidati a partecipare in forma associata ad un solo concorso, o a
preferire di partecipare a due concorsi ma in forma individuale, per non
parlare dei soci di società titolari di farmacie rurali sussidiate che
temono di dover dismettere la loro quota ove conseguano una farmacia
insieme ad altri.
Per quanto ci riguarda, dobbiamo ribadire – come abbiamo tentato di
spiegare nella Sediva news del 30/11/2012: “L’inquietante nota ministeriale
sul concorso straordinario” – che l’idea forse suggestiva ma certamente
bizzarra di una contitolarità della farmacia (in capo ai concorrenti)
dissociata dalla gestione dell’esercizio (in capo invece alla società tra
loro costituita) è del tutto disallineata rispetto al sistema normativo in
atto in questo momento, quello cioè conseguito agli interventi del dl.
Crescitalia sull’assetto previgente, e che tuttora in termini non equivoci
ascrive la titolarità della farmacia ad un farmacista in forma individuale
oppure ad una società personale tra farmacisti, senza lasciar neppure
intravedere la configurabilità di un terzium genus.
Avremmo potuto forse comprendere l’euristica ministeriale, quindi l’ipotesi
interpretativa imperniata sull’asserita contitolarità, se il suo assunto di
partenza fosse stato l’incipit dell’art. 11 del dl. Crescitalia (“Al fine
di favorire l’accesso alla titolarità delle farmacie da parte di un più
ampio numero di aspiranti…”) per dedurne poi che questa apertura del
concorso straordinario alla partecipazione in forma associata di più
concorrenti (senza più limiti di età) – se declinata con quella finalità di
fondo enunciata nel provvedimento – non può permettere che un farmacista
possa per questa via conseguire due farmacie, ovvero aggiungerne una
seconda a quella già posseduta mediante una precedente partecipazione
sociale.
Beninteso, neppure quell’incipit riuscirebbe a sorreggere adeguatamente la
tesi ministeriale, perché di per sé non può colmare l’enorme distacco di
quest’ultima dal sottoinsieme normativo – ricavabile agevolmente dal
confronto tra il testo originario e quello attuale dell’art. 7 della l.
362/91 – che consente sicuramente al farmacista uti socius di partecipare
ad una società titolare di più (e fino a 4) farmacie, come pure a più
società titolari, ognuna, di una o più farmacie.
Deve ritenersi quindi ancora circoscritto al farmacista uti singolus il
divieto di cumulo di titolarità di cui all’art. 112 TU.San., un divieto del
resto che il nuovo legislatore – se avesse inteso, come si vuole a ogni
costo immaginare, introdurre un terzo modo di essere titolari di farmacia
(quello congiunto tra più farmacisti) – non avrebbe avuto grandi difficoltà
ad estendere espressamente anche ai vincitori in forma associata.
Trarre insomma conclusioni così dirompenti da un’affermazione di principio,
seppur certo di grande importanza, non si può.
Ma il vero è che, come si è già osservato, l’Ufficio legislativo del
Ministero, temendo che un ostacolo all’acquisizione di diritto
dell’idoneità da parte di un candidato che consegua la titolarità di una
farmacia concorrendo insieme ad altri possa derivare dal disposto del comma
2 dell’art. 7 della l. 362/91 (“…sono soci della società farmacisti… in
possesso del requisito dell’idoneità previsto ecc.”), e non rendendosi
conto che la soluzione sta proprio nel comma 7 dell’art. 11, escogita il
superamento di tale supposto impedimento riconducendo forzosamente anche i
concorrenti in forma associata nella disposizione dettata per il solo
titolare in forma individuale (il secondo comma dell’art. 12 della l.
475/68) e abbozzando infine l’ipotesi interpretativa che sappiamo.
Ed è un’ipotesi che – per il rischio che le Regioni vi si adeguino – sta
ovviamente allarmando (anche per le deduzioni ulteriori che ne ha tratto in
termini quasi brutali la Fofi, andando forse oltre gli stessi intenti della
nota ministeriale) i concorrenti “per la gestione associata” quando
partecipino o intendano partecipare, in una stessa formazione o in
formazioni diverse, a due concorsi regionali, e/o siano attualmente soci di
società titolari di farmacie rurali sussidiate o soprannumerarie.
Abbiamo scritto qualche giorno fa che tutti costoro vorrebbero infatti
sapere se, assunta la titolarità di una farmacia vinta in un concorso, vi
decadano di diritto ove accettino quella eventualmente vinta nell’altro,
oppure, come noi crediamo, possano conseguire anche la seconda titolarità
sociale; e vorrebbero anche sapere se davvero un “socio rurale”, che
consegua per concorso in forma associata un altro esercizio, sia “tenuto ad
uscire dalla società (rurale) prima di acquisire la
titolarità/contitolarità della nuova farmacia”, oppure, come noi crediamo,
possa anche acquisire in forma sociale quest’ultima senza compromettere la
conservazione della quota dell’altra.
Un passo indietro o un qualunque chiarimento del Ministero nel frattempo
non c’è stato, né ci risulta sia stato dato ancora alcun seguito alle varie
interpellanze parlamentari e quindi sulla vicenda è calato, proprio in un
momento delicato come questo, il silenzio più assordante, costringendo i
concorrenti per la gestione associata a scegliere al buio una soluzione o
l’altra, con la prospettiva che, optando per quella contraria all’idea
ministeriale, debbano poi fare i conti con le Regioni.
Questa è quindi una delle tante vicende tuttora aperte riguardanti il
concorso, al quale in ogni caso dedicheremo nei prossimi giorni –
affrontando più o meno brevemente la gran parte dei temi di maggiore
rilevanza – una news straordinaria e un numero speciale di Piazza Pitagora.

(gustavo bacigalupo)