Prelievi dai conti della farmacia e accertamento sintetico – QUESITO

In caso di accertamento sintetico da parte dell’Agenzia delle Entrate, se
ho prelevato una certa cifra dal conto della farmacia di cui ero socio per
comprare altre quote sempre della stessa società, potrebbe il Fisco
obiettare che andavano dichiarati nel mio modello unico e quindi soggetti a
tassazione?

Come già abbiamo avuto modo di chiarire in varie occasioni (si veda su
tutte la Sediva News del 26 luglio 2011), l’accertamento sintetico è lo
strumento con il quale l’Amministrazione finanziaria, nell’ambito
dell’attività di controllo fiscale delle persone fisiche, è legittimata ad
accertare – in maniera appunto sintetica – il reddito presunto di un
contribuente sulla base delle spese che quest’ultimo ha effettuato in un
determinato anno d’imposta, mettendolo a confronto con una serie di indici
fissati a priori
Tale tipo di accertamento (c.d. redditometro) si basa dunque sulla
presunzione che ad una determinata capacità di spesa e ad un determinato
livello di consumi debba corrispondere un adeguato livello di reddito che,
se maggiore rispetto a quanto effettivamente dichiarato, deve essere
ri–preso a tassazione “per differenza”, fatta salva, naturalmente, la
possibilità concessa al contribuente di fornire le dovute prove contrarie,
in grado cioè di “smentire” con i fatti le “congetture” del Fisco circa il
maggior reddito accertato (ad esempio, una recente sentenza della Suprema
Corte, la n. 18604 del 29/10 u.s., ricorda che anche il possesso di
un’autovettura di grossa cilindrata può avere un ruolo importante in questo
senso…).
Senonché, il prelievo dei soci dai conti della farmacia condotta in forma
di società di persone non è un’operazione rilevante ai fini
dell’accertamento sintetico, quindi tale da presumere un maggior reddito
imponibile ai fini Irpef rispetto a quello dichiarato dai soci stessi.
Infatti, i prelievi del socio, che nel Suo caso sono occorsi per acquistare
ulteriori quote della società, non costituiscono un suo “arricchimento
ingiustificato” dal punto di vista economico-patrimoniale passibile di un
eventuale controllo del Fisco, e rappresentano invece un “anticipo” degli
utili conseguiti, anzi conseguibili, dalla farmacia e che saranno pertanto
imputati ai componenti la compagine sociale in base alle quote da ciascuno
possedute soltanto a fine esercizio e perciò tassati secondo il c.d.
principio della “trasparenza fiscale”; e questo, indipendentemente dal
fatto che siano stati distribuiti utili in conto/anticipi.
Per i prelievi operati dai conti di una farmacia “sociale”, peraltro,
esiste una limitazione sancita dall’art. 2303 del cod. civ. il quale
stabilisce che “ non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se
non per utili realmente conseguiti”; pertanto, in astratto, il prelevamento
in conto/utili nel corso dell’anno non potrebbe essere effettuato proprio
perché l’utile non è stato ancora conseguito.
Tale disposizione non può intendersi tuttavia violata se gli utili
prelevati dai soci nel corso dell’esercizio sono confortati da situazioni
contabili che mettano in evidenza la formazione di un risultato economico
positivo e, soprattutto, poi confermato a chiusura d’esercizio.
Infine, se i prelievi in corso d’anno si rivelano invece eccedenti
rispetto agli utili rilevati a fine anno, la farmacia – cioè la società
come tale – maturerà un credito nei confronti dei soci, pari evidentemente
alla differenza, che figurerà dal lato attivo della situazione patrimoniale
della società.

(mauro giovannini)