La responsabilità del farmacista per i nuovi servizi di assistenza
domiciliare e socio- sanitaria integrata – QUESITO

Il farmacista risponde, e in che modo, dei danni eventualmente causati alla
clientela da un professionista sanitario incaricato dalla farmacia?

I farmacisti che intendono attivare nel proprio esercizio prestazioni di
assistenza domiciliare e socio-sanitaria integrata (previste dal D.Lgs.
153/2009) devono in realtà valutare attentamente anche i profili di
responsabilità civile che ne possono derivare.
Infatti, se dal punto di vista penale la responsabilità è personale – e
quindi è e resta del solo operatore sanitario (infermiere, fisioterapista,
o altra figura) che esegue materialmente la prestazione a favore del
cliente della farmacia, sia pure in nome e per conto di quest’ultima – dal
punto di vista civilistico le cose cambiano, perché, secondo un consolidato
principio del nostro ordinamento (art. 1228 c.c. “responsabilità per fatto
degli ausiliari”), quando ci si avvale dell’opera di un terzo
nell’esecuzione di una prestazione al pubblico, si risponde dei danni
eventualmente da questi provocati, anche quando – attenzione – con il terzo
non intercorra un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato ma,
poniamo, un contratto di prestazione di servizi.
Del resto è proprio quest’ultimo lo schema comunemente utilizzato dalle
farmacie per acquisire le prestazioni di tali professionisti sanitari,
anche se con l’interposizione, talora, di altre strutture – società o
cooperative – con funzione di “collocamento”.
In sostanza, quando si utilizza una terza persona per l’esecuzione di una
prestazione, come ci si giova dei risultati positivi, così si risponde per
l’appunto di eventuali danni da costui provocati.
E’ perciò evidentemente opportuno che la farmacia che voglia operare nel
settore provveda anche a garantirsi un’adeguata copertura assicurativa.

(stefano civitareale)