L’interrogazione parlamentare sul concorso e le criticità nei bandi
regionali – QUESITO

Vorremmo conoscere il Vs. parere sui dubbi espressi in ordine ai bandi
regionali dal Sen. Andria in una recente interrogazione parlamentare;
inoltre, vorremmo ulteriori dettagli sugli aspetti di illegittimità che
avete ravvisato nel bando unico.

Abbiamo letto anche noi il testo di quell’interrogazione al Ministro della
Salute con riguardo “ai requisiti di idoneità alla titolarità di farmacia,
alla valutazione dei punteggi dei farmacisti che partecipano al concorso in
associazione, alla maggiorazione del 40% per titolari e collaboratori di
parafarmacia ai sensi della legge n. 221 del 1968 e ai tempi di emanazione
dei bandi Regionali”.
Possiamo quindi passarlo in rassegna rapidamente.
Quanto all’“idoneità” (che si consegue, come noto, a seguito di concorso o
per effetto del compimento del biennio di pratica), ci pare che già
l’enunciazione sub a) del comma 3 dell’art. 11 (“…in qualunque condizione
professionale si trovino”) possa rispondere adeguatamente al quesito,
perché esprime un principio generale che impone di leggere tutto il resto
con lo sguardo ben fermo su di esso e di ritenere pertanto non ammessi a
partecipare al concorso straordinario soltanto i farmacisti che ne siano
espressamente esclusi dall’art. 11 o per effetto di altre disposizioni di
legge o di regolamento con questo compatibili (valga per tutte quella di
cui all’art. 12, quarto comma, della l. 475/68 che impedisce tuttora la
partecipazione a chi abbia ceduto la farmacia da almeno dieci anni)
Inoltre, sarebbe del tutto irragionevole, oltre che in evidente contrasto
con le finalità stesse del concorso straordinario, pretendere il possesso
da parte del concorrente di un requisito che non è invece richiesto a tutti
i candidati che partecipino a un concorso ordinario (bandito prima ma
anche, crediamo, dopo il dl. Crescitalia).
Il concorrente, quindi, non deve essere necessariamente “idoneo” (in uno
dei due modi appena ricordati) e riteniamo perciò corretto che nessuno dei
bandi di concorsi sinora pubblicati abbia inserito l’”idoneità” tra i
“requisiti per l’ammissione al concorso”.
Invece, sull’altro aspetto della questione – quello sul conseguimento, o
meno, dell’”idoneità” da parte dei concorrenti in dipendenza della loro
partecipazione al concorso straordinario – bisogna distinguere: chi
risulterà assegnatario di una sede – beninteso accettandola e assumendone
poi la titolarità – conseguirà di diritto l’”idoneità” ai sensi del II
comma dell’art. 12 della l. 475/68 (e per la verità non vediamo come si
possa pensare diversamente…); non così per gli altri, dato che, pur
risultando in astratto anche loro “utilmente graduati” (perché anche il
millesimo in graduatoria potrebbe ipoteticamente vedersi assegnare una
sede…), un concorso per soli titoli non permette che ne possano discendere
concorrenti “idonei”. In sostanza, dovrebbe diventare “idoneo” soltanto chi
– all’esito, in prima o in successiva battuta, della graduatoria – consegua
in via definitiva una farmacia.
Sui modi di valutazione dei punteggi dei farmacisti partecipanti “per la
gestione associata” crediamo che non vi siano (mai state) incertezze, e
anche qui i bandi stanno facendo il loro dovere: ciascun concorrente va
“valutato” come se partecipasse individualmente, per poi procedere alla
somma aritmetica tra i punteggi di coloro che concorrono in associazione,
nel limite del “punteggio massimo previsto… rispettivamente per ciascuna
voce”. I “tetti” sono naturalmente quelli relativi sia alle due categorie-
base (esercizio professionale e studi e carriera), perciò rispettivamente
35 punti e 15 punti, sia alle singole voci (voto di laurea max 1 punto,
ecc.).
L’interrogazione introduce l’esempio (più o meno come la Lombardia) di due
collaboratori con otto anni di servizio che, associandosi, raggiungono il
punteggio massimo di 35 punti superando il concorrente che partecipa
individualmente con venti anni di collaborazione; pensiamo che le cose
stiano proprio così, per quanto possa comprensibilmente far storcere il
naso il grandissimo favore con cui l’art. 11 guarda alle partecipazioni
“per la gestione associata”; ma questo francamente era chiaro sin
dall’inizio e pienamente in linea anche per questo verso con le finalità
espresse dell’art. 11 (il cui incipit, non va mai dimenticato, recita: “al
fine di favorire l’accesso alla titolarità delle farmacie da parte di un
più ampio numero di aspiranti…”), ed è dunque vero che i “favoriti”, ancor
più dopo l’abbattimento della barriera dei 40 anni, siano appunto i
candidati che concorrano insieme (soprattutto se si assoceranno guardando
alla complementarietà dei rispettivi titoli di studio e di carriera).
Sul terzo punto di domanda – riguardante la maggiorazione del 40% per i
titolari e collaboratori di parafarmacia – nutriamo le stesse perplessità
del Sen. Andria e ne abbiamo parlato diffusamente nel ns. commento al
“bando unico” (v. Sediva news del 26/10/2012: “Il bando unico del concorso
straordinario”), cui pertanto rinviamo.
Anche sul rischio che la pubblicazione, sfalsata nel tempo, dei vari bandi
regionali (e di Trento e Bolzano) possa rendere disagevole la scelta dei
concorrenti sui due concorsi cui partecipare, siamo abbastanza d’accordo; è
vero che un problema del genere si poneva sotto qualche aspetto anche nei
concorsi precedenti (quando la partecipazione individuale era consentita
fino a tre concorsi), ma qui – trattandosi in pratica (ma anche nella ratio
dell’art. 11) di un unico maxi-concorso straordinario – sarebbe stata certo
auspicabile la massima contestualità.
I bandi stanno comunque vedendo via via la luce e il “danno” per i
candidati non dovrebbe perciò rivelarsi gigantesco, specie se qualcuno (il
Ministero o la Conferenza delle Regioni) si farà parte diligente perché sia
quanto più possibile contestuale almeno la pubblicazione sui Bur delle
graduatorie e quindi anche l’interpello dei “candidati vincitori”.
Non vediamo invece il rischio che sia “possibile ottenere valutazioni molto
differenti degli stessi titoli in Regioni diverse”, perché non ci pare vi
sia in realtà quella “forte discrezionalità” delle Commissioni che paventa
l’interrogazione, men che meno per “numerose voci del D.P.C.M. n. 298 del
1994”.
Infine, tornando alle criticità da noi illustrate nella citata Sediva news
del 26/10/2012, temiamo di non poter fare grandi passi indietro, nonostante
i bandi regionali si stiano più o meno perfettamente omologando al “bando
unico” (del resto approvato dalla Conferenza delle Regioni) e tutti per di
più integrando quest’ultimo con l’ulteriore profilo, non meno critico, dei
sei mesi per l’apertura della farmacia.
Restano per noi quindi altrettanti punti deboli dei bandi, e quindi anche
delle graduatorie che verranno (impugnabili però, unitamente al rispettivo
bando di concorso, soltanto ove lo consenta la c.d. prova di resistenza):
a) l’aver circoscritto al “decennio precedente” e ai “cinque anni
precedenti”, ai fini della valutazione, rispettivamente le “pubblicazioni”
e i “titoli di aggiornamento professionale”;
b) l’affermazione di un obbligo per gli “interpellati” di “indicare, a pena
di esclusione dalla graduatoria, in ordine di preferenza, un numero di sedi
messe a concorso pari al numero della propria posizione in graduatoria”
(anche se praticamente i concorrenti finiranno per attenervisi);
c) il richiamo per i titolari e i collaboratori di parafarmacia, come
appena ricordato, delle “medesime condizioni di cui all’art. 9 della l.
221/68”; e, infine,
d) la previsione della mancata “apertura dell’esercizio farmaceutico” (così
la Liguria) entro sei mesi (o 180 giorni, secondo i bandi)
dall’accettazione (o dall’assegnazione, secondo i bandi) della sede
farmaceutica come “causa di esclusione” (ad es. Liguria, Toscana e Veneto)
dalla graduatoria e/o di decadenza dall’assegnazione, ovvero – ma
probabilmente è lo stesso – come motivo di reinclusione della sede (ad es.
Lombardia) tra quelle da assegnare “scorrendo la graduatoria”, mentre una
Regione (il Lazio), non volendo forse spingersi espressamente fin lì, si è
limitata pilatescamente a introdurre la prescrizione (anch’essa tuttavia,
proprio come le altre, non rinvenibile – se escludiamo la Toscana di cui
diremo subito – da nessuna parte) che “la sede assegnata dovrà essere
aperta improrogabilmente entro 6 mesi dall’accettazione della stessa”,
senza comunque enunciare in termini inequivoci (a parte quel dubbio
“improrogabilmente”) le conseguenze della sua inosservanza.
Personalmente noi vediamo proprio nell’apposizione di un termine
decadenziale (o simile) – sconosciuto all’assetto normativo – per
l’apertura della farmacia il momento più fragile dei bandi pubblicati fino
a questo momento, anche se qui il padre di tutti i bandi non è stato quello
“unico” (il cui art. 11 evoca sub d), tra le altre, semplicemente le sedi
“non aperte nei termini”, ma quali siano questi “termini” niun lo sa…),
bensì quello toscano che ha potuto muoversi in questa direzione richiamando
legittimamente l’art. 14 della l.r. 16/2000, ovviamente però inapplicabile
altrove; invece, come stiamo vedendo, tutte le altre Regioni hanno pensato
bene di seguire acriticamente anche questa volta il loro indiscusso capo-
branco, non rendendosi quindi minimamente conto di quel che potrà
derivarne.
È vero peraltro che l’assegnazione di una sede farmaceutica, seguita
dall’accettazione del suo vincitore, non ne esclude in principio il
reinserimento, in tempi più o meno ravvicinati, tra le sedi oggetto di
successivi interpelli, ma questo può conseguire soltanto a specifiche
vicende che – per espressa previsione legislativa (proprio come quella
toscana) o regolamentare – “equivalgano” ex art. 9 Dpr. 1275/71 a “rinuncia
all’assegnazione”, ovvero impediscano, “esauriti gli adempimenti” di cui
allo stesso art. 9, il rilascio del provvedimento di autorizzazione in via
definitiva all’esercizio della farmacia.
Ben diversamente, l’introduzione di una “causa di esclusione dalla
graduatoria” (o come altrimenti è definita nei vari bandi) così nuova di
zecca rischia seriamente – se applicata – di aprire l’ennesimo fronte di
contenzioso di cui certo faremmo volentieri a meno.

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!