L’obbligo delle farmacie di pagare entro 60 gg. le forniture di alimenti

Le nuove disposizioni in materia di rapporti commerciali nel settore agro-
alimentare recate dall’art. 62 del “Cresci Italia” (sempre lui) – e in
vigore dal 24 ottobre scorso – interessano evidentemente anche le farmacie
dato che il d.m. attuativo (per quanto ci risulta tuttora in corso di
pubblicazione nella G.U.) rimanda, quanto alla definizione di “prodotti
alimentari”, alla normativa comunitaria (e precisamente all’art. 2 del
regolamento CEE n. 178/2002 del 28/1/2002), la quale definisce “alimento
(…) qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o
non trasformato, destinato ad essere ingerito o di cui si prevede
ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani”.

Si tratta di una definizione che sembra includere anche tutti gli
integratori alimentari, gli alimenti per celiaci e tanti altri prodotti
disponibili in farmacia, e si rivela dunque del tutto opportuna la
richiesta che la categoria ha inoltrato il 16 ottobre scorso ai Ministeri
competenti di individuare – nel testo stesso del provvedimento di prossima
pubblicazione (o, se non altro, di intervenirvi al più presto in tal senso)
– delle eccezioni proprio in questa definizione di prodotto alimentare che,
così com’è, finirebbe verosimilmente, come accennato, con l’assimilare ai
comuni beni alimentari (facendoli ricadere nella nuova disciplina) anche
prodotti la cui valenza sanitaria parrebbe indubbiamente prevalente su
quella meramente alimentare (come è vero che alcuni di essi sono
notoriamente oggetto di una normativa specifica posta sotto la vigilanza
del Ministero della salute).

Tuttavia, in attesa della risposta del Ministero (sempre che arrivi in
tempo utile rispetto alla pubblicazione del provvedimento), riassumiamo gli
aspetti di maggior rilievo della nuova normativa, chiarendo dapprima: a)
che le cessioni interessate sono quelle che avvengono con consegna nel
territorio italiano; b) che tali disposizioni interessano tutti gli
operatori della filiera con esclusione dei soli consumatori finali; c) e
che sulla corretta applicazione delle nuove regole vigilerà l’Antitrust con
il supporto operativo della Guardia di Finanza.

Forma e contenuti del contratto. Gli accordi che hanno ad oggetto la
cessione di prodotti agricoli e alimentari devono contenere, a pena di
nullità, i seguenti elementi: durata, quantità e caratteristiche del
prodotto venduto, prezzo, modalità di consegna e del pagamento; inoltre
vanno stipulati obbligatoriamente per iscritto – anche se a tal fine sarà
sufficiente una qualsiasi forma di comunicazione (posta elettronica, fax,
ecc.) pur non formalizzata in un vero e proprio contratto, che manifesti
chiaramente la volontà delle parti di concludere l’accordo – e devono,
infine, conformarsi ai consueti principi di trasparenza, correttezza,
proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni.

Termini di pagamento. È l’aspetto che incide maggiormente sulla prassi
commerciale in uso ed è quello che può provocare più inconvenienti, perché
le nuove regole impongono un drastico “accorciamento” delle dilazioni in
uso per le farmacie, specialmente in questo periodo di crisi.

Viene stabilito, infatti, che il pagamento del corrispettivo deve essere
effettuato:

– per i prodotti alimentari deteriorabili, entro il termine legale di
30

giorni (per prodotti deteriorabili si intendono, in generale, quelli
preconfezionati con una data di scadenza e un termine minimo di
conservazione non superiore a 60 giorni e tutti i tipi di latte);

– per tutti gli altri prodotti, entro il termine di 60 giorni.

I termini decorrono dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della
fattura, ma se non è possibile stabilirne con certezza la data, si fa
riferimento a quella di consegna dei prodotti. Il decreto ministeriale
prevede inoltre (ulteriore complicazione…) che i fornitori debbano
emettere fatture separate per forniture con diversi termini di pagamento.

Interessi. Gli interessi di mora decorrono automaticamente dal giorno
successivo alla scadenza del termine e sono pari al saggio d’interesse BCE
maggiorato di 9 punti percentuali (2 in più, quindi, rispetto alla misura
ordinariamente prevista).

Tali disposizioni, peraltro, essendo inderogabili, non possono essere
escluse da un’apposita clausola contrattuale (anche se il fornitore può
ovviamente sempre rinunciare alla riscossione…).

Pratiche commerciali sleali. Nelle relazioni commerciali è vietato
l’inserimento di clausole commerciali sleali, tra le quali figurano, ad
esempio, quelle finalizzate a imporre direttamente o indirettamente
modalità di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali
ingiustificatamente gravose, o retroattive, o, ancora, oggettivamente
diverse per prestazioni equivalenti; ovvero, volte a conseguire indebite
prestazioni unilaterali non giustificate dalla natura o dal contenuto delle
relazioni commerciali. A questo proposito, l’allegato del decreto
ministeriale fornisce un elenco dettagliato di concreti comportamenti che
costituiscono pratiche commerciali sleali.

Fatturazione. Come precisa l’art. 5 del testo del decreto ministeriale, le
modalità di emissione della fattura restano regolamentate dalla vigente
normativa fiscale. Pertanto, in caso di fatturazione differita, i 30 giorni
per il pagamento decorrono dal ricevimento della “fattura differita”, la
quale a sua volta deve essere emessa – come sappiamo – entro il giorno 15
del mese successivo a quello in cui sono avvenute le consegne. Con la
“fattura differita”, quindi, i termini di pagamento, “guadagnano” ancora
altri giorni.

Sanzioni. Eccoci da ultimo al profilo più inquietante della novità, perché
le sanzioni (amministrative) previste in caso di violazioni di uno o più
dei (numerosi) obblighi imposti dalla nuova disciplina sono – almeno
nominalmente – pesantissime. Così, ad esempio, se si viola l’obbligo della
forma scritta o del contenuto minimo obbligatorio dell’accordo, la sanzione
va da 516 a 20.000 euro, commisurata al valore dei beni oggetto di cessione
(senza contare quella della nullità del contratto, che imporrebbe la
restituzione della merce e del prezzo riscosso…); le pratiche commerciali
sleali vengono colpite con una sanzione che va da 516 a 3.000 euro,
commisurata al beneficio del soggetto che non ha rispettato i divieti;
infine, il mancato rispetto dei termini di pagamento è punito con una
sanzione amministrativa da 500 a 500.000 euro, commisurata questa volta al
fatturato dell’azienda, alla ricorrenza della violazione e alla misura dei
ritardi.

L’Antitrust provvede all’accertamento delle violazioni o d’ufficio o su
segnalazione di qualunque soggetto. Quindi, i pagamenti tardivi potrebbero
essere denunciati dallo stesso fornitore della merce, che esporrebbe in tal
modo la farmacia all’accertamento della violazione e alla conseguente
irrogazione della sanzione, anche se evidentemente non è previsto alcun
obbligo a carico del fornitore di spiccare una denuncia del genere.

(Studio Associato)

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