Non costituiscono “prove” le presunzioni fiscali per configurare i reati
tributari

Nell’ordinamento tributario vige una presunzione per la quale tutti i
versamenti (come anche i prelevamenti) registrati sul conto corrente di
un’azienda o di un professionista si considerano ricavi, salva la prova
contraria che il contribuente può fornire all’amministrazione finanziaria.

Tale presunzione, tuttavia, non può essere utilizzata dal giudice penale
quale prova dell’evasione, ovviamente nell’ipotesi in cui vengano superate
le soglie quantitative di imposta evasa per configurare un reato di natura
fiscale.

È quanto ha sancito la Sezione penale della Corte di Cassazione con una
sentenza di alcuni giorni fa, precisando che quella presunzione può essere
oggetto soltanto di una libera valutazione ai fini della formazione del
convincimento del giudice, sempreché però non sia stata assunta con
efficacia di certezza legale.

Un elemento di difesa da porre nella giusta considerazione.

(stefano lucidi)

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