Effetti fiscali della Riforma Fornero anche sui canoni di locazione

La riforma delle norme sul mercato del lavoro recentemente approvata dal
Parlamento, come tutte le leggi, aveva necessità di reperire le necessarie
risorse per sostenere le spese connesse alle novità introdotte.

E, oltre ad aver ridotto quasi subdolamente, come segnalato a tempo
opportuno, la percentuale di deduzione del costo di acquisto e degli oneri
di gestione delle auto aziendali dal 40% al 27,5% (percentuale poi ridotta
addirittura al 20%, a decorrere dal 1 gennaio 2013, dal ddl. Stabilità
2013: v. Sediva news del 16/10/2012), la Riforma Fornero ha anche abbassato
dal 15% al 5%, sempre a decorrere dal 1 gennaio 2013, la deduzione
forfetaria dall’imponibile irpef dei canoni di locazione (percepiti dai
contribuenti), che rappresenta evidentemente l’ammontare riconosciuto
appunto forfetariamente al locatore a titolo di spese inerenti all’immobile
oggetto della locazione.

L’ennesimo improvviso colpo di penna del legislatore a scapito di certe
categorie di contribuenti.

La disposizione non si applica tuttavia ai locatori che hanno optato per la
cedolare secca – che si rivela quindi sempre più “appetibile” – e neppure
alle locazioni di immobili di interesse storico e/o artistico per le
quali, infatti, la deduzione forfetaria resta fissata all’originaria
percentuale del 35%.

In soldoni, questo ulteriore “taglio” comporta una maggiore tassazione di
circa il 3,8% sul canone di locazione percepito.

(stefano
lucidi)