Il “bando unico” del concorso straordinario

Stanno per esser banditi i 19 concorsi regionali e i 2 provinciali, perché
il Ministero ha reso noto il testo del “bando unico” che, pur non
vincolando astrattamente nessuno, finirà probabilmente per essere trasfuso
pressoché integralmente nei vari bandi, come rileviamo anche dal bando
ligure (il primo ad essere pubblicato) che infatti ricalca pedissequamente
quello ministeriale.

Questo testo è perciò la novità del periodo e richiede quindi almeno una
breve rassegna, ma – trascurando gli aspetti pur di grande praticità, anche
per i concorrenti, derivanti dall’adozione della famosa “piattaforma
tecnologica ed applicativa unica“ voluta dal comma 12 septiesdecies
dell’art. 23 del dl. Spending Review – analizzeremo particolarmente i soli
profili degni di qualche rilievo e soprattutto quelli di criticità che vi
si potrebbero ravvisare perché rischiano di esporre le future graduatorie a
ricorsi giurisdizionali forse non del tutto campati in aria.

Nulla da dire, in primo luogo, sull’art. 1 (“Oggetto del concorso”), mentre
sull’art. 2 (“Requisiti per l’ammissione al concorso”) va sottolineata
l’utilità della giusta precisazione di cui sub e) che subordina
l’ammissione dei soci di una società titolare di farmacia rurale
sussidiata o di farmacia soprannumeraria alla condizione “che la società
non sia titolare anche di farmacie prive delle predette caratteristiche”:
perciò, se una società è titolare di tre farmacie, due rurali sussidiate e
una no, i suoi soci non sono ammessi a partecipare.

Sempre nell’art. 2 leggiamo che tra i requisiti che il concorrente deve
possedere c’è altresì quello di “non aver ceduto la propria farmacia negli
ultimi 10 anni”, e quindi anche, ad esempio, il conferimento in società
(configurando civilisticamente anch’esso una “cessione”) da meno di 10 anni
di una farmacia rurale sussidiata preclude al socio conferente la
partecipazione, cosicché, come abbiamo rilevato in altra occasione, chi –
trovandosi in tale condizione – ritenesse a lui non applicabile questa
preclusione dovrebbe impugnare il bando entro 60 giorni dalla sua
pubblicazione, trattandosi di una clausola immediatamente lesiva dei suoi
interessi.

L’art. 2 precisa inoltre che i “requisiti dell’ammissione al concorso”
(indicati da 1 a 6) devono essere posseduti “alla data di scadenza del
termine di presentazione della domanda”: una notazione bensì scontata, ma
tutto sommato utile perché l’art. 11 contiene al riguardo qualche
inesattezza di vocabolario; è vero che la precisazione non è ripetuta in
testa all’elencazione dei farmacisti ammessi a concorrere ma non ci sono
dubbi che valga anche qui, e dunque, se il socio di società titolare di
farmacia non rurale sussidiata e non soprannumeraria (ex art. 104 TU.San)
vuole partecipare, può tranquillamente liberarsi della quota entro quella
data.

L’art. 3 estende l’intero art. 2 anche ai candidati che intendano
partecipare al concorso “per la gestione associata”, cui, per inciso, il
testo ha preferito dedicare il minimo sindacale e sostanzialmente è meglio
così, perché non era questa la sede adeguata (diversamente, anzi, si
sarebbe potuto esporre l’intera procedura concorsuale ad altre censure sul
piano della legittimità) per risolvere le varie questioni che la
riguardano, sulle quali del resto ci siamo già intrattenuti e ci
intratterremo ulteriormente nei prossimi giorni.

Comunque, anche sull’art. 3 nulla quaestio, come neppure per l’art. 4 che
riporta il precetto dell’art. 11 sulla partecipazione a non più di due dei
21 concorsi, rammentando opportunamente in nota che “al totale di due
concorsi concorre sia la partecipazione in forma singola che associata”.

L’art. 5 dettaglia il contenuto della domanda di partecipazione al concorso
che – a pena di irricevibilità, come chiarisce il successivo art. 6 –
“deve essere presentata esclusivamente con modalità web tramite la
piattaforma ecc.”, precisando anche, attenzione, che “in caso di
partecipazione in forma associata è necessario individuare un referente al
quale saranno inviate le informazioni inerenti il concorso”.

Qui abbiamo la grande novità dell’”indirizzo Pec al quale perverrà ogni
comunicazione relativa al concorso”, che va anch’esso indicato “a pena di
inammissibilità della domanda”; probabilmente è una prescrizione legittima
per varie ragioni, ed è quindi necessario che chi ne sia ancora sprovvisto
(non dovrebbero essere molti) colmi presto la lacuna.

La domanda deve essere presentata, sempre “a pena di irricevibilità”, entro
le ore 18.00 dell’ultimo giorno che fisserà il singolo bando (quello della
Liguria, ad esempio, lo fissa al trentesimo giorno successivo alla
pubblicazione del bando nel BUR, un termine piuttosto breve che però
vedremo forse anche negli altri bandi) e qui la data e l’ora di
presentazione – essendo in modalità web – coincideranno (a parte il rischio
di qualche intasamento nell’ultim’ora) con quelle di ricezione.

Quanto alle eventuali pubblicazioni (corredate come specificato nell’ultimo
capoverso dell’art. 5) devono invece essere trasmesse, in copia, “in forma
cartacea a mezzo raccomandata ecc.” ma sempre entro le ore 18.00 di quel
giorno (faranno fede la data e l’ora di spedizione che figureranno nel
timbro postale), e però dovranno ineludibilmente pervenire alla Regione
entro il termine perentorio del 15° giorno “successivo alla scadenza del
bando”, fermo che la Regione “non potrà essere ritenuta responsabile del
tardivo ricevimento o dello smarrimento della documentazione imputabile a
fatto di terzi, caso fortuito o forza maggiore”; quindi, il candidato farà
bene a cautelarsi inviando il materiale cartaceo con largo anticipo.

L’art. 6 enuncia prescrizioni molto serie perché riguardanti
“irricevibilità della domanda, cause di esclusione e di non ammissione al
concorso” (così il “bando unico”, ma correttamente il bando ligure elimina
dal titolo e dal contesto dell’articolo qualsiasi riferimento a “cause di
esclusione”): la sua lettura però non è complicata, come anche quella
dell’art. 7 sull’istituzione della Commissione esaminatrice entro 30 gg.
dalla pubblicazione del bando (secondo la previsione del comma 4 dell’art.
11).

Con l’art. 8 siamo nel tema delicatissimo della valutazione dei titoli, che
“verrà effettuata secondo quanto previsto dal DPCM n. 298/94 e succ. mod.”,
le cui disposizioni si applicano pertanto anche al “concorso straordinario”
ma ovviamente nei limiti in cui non risultino direttamente o indirettamente
modificate dall’art. 11 del Crescitalia; e inoltre sarà anche qui la
Commissione (come è sempre stato nei concorsi per sedi farmaceutiche) a
determinare i criteri per la valutazione dei titoli “per quanto non
espressamente indicato nel presente bando e nella normativa vigente”, e
quindi, in particolare, di quelli per i quali il DPCM assegna “fino ad un
massimo di…”.

C’è a questo punto l’importante chiarimento che, in caso di partecipazione
al concorso per la gestione associata, la valutazione dei titoli viene
effettuata sommando i punteggi di ogni candidato fino alla concorrenza del
punteggio massimo previsto dal DPCM “rispettivamente per ciascuna voce”;
il che vuol dire che i concorrenti mireranno a “scegliersi” tenendo conto
soprattutto della complementarietà dei rispettivi titoli di studio e di
carriera, dovendosi ritenere in pratica certo il raggiungimento, da parte
di tutte le “associazioni” di candidati, del punteggio limite di 35 punti
per i titoli relativi all’esercizio professionale. E’ perciò facile pensare
alla caccia, apertasi ormai da qualche tempo, ai partners sotto questo
aspetto preferibili.

Le altre notazioni dell’art. 8 sono generalmente di agevole intelligenza
(anche se non vi è alcun cenno, che invece rinveniamo nel bando ligure, ai
“ricercatori universitari”, cui peraltro un punteggio è stato riconosciuto,
come noto, direttamente dal dl. ‘95/12), ma devono preoccupare quelle
relative al “decennio precedente” e ai “cinque anni precedenti” (alla data
di pubblicazione del bando), rispettivamente riguardanti le “pubblicazioni”
e i “titoli di aggiornamento professionali”, perché si tratta di confini
temporali configurati arbitrariamente dal “bando unico” (e dalla Liguria)
non essendo contemplati da nessuna parte; un nostro collega, però, è
d’accordo con noi soltanto con riguardo alle pubblicazioni che attengono
alla caratura scientifica del concorrente di per sé non soggetta a scadenza
(si pensi al Nobel recentemente assegnato a uno scienziato per una ricerca
di cinquant’anni fa), ma per l’aggiornamento professionale pensa che
l’apposizione di un limite quinquennale possa anche ritenersi ragionevole.

Fatto sta che si profila il pericolo – sempre che le Regioni non
provvedano, avendone ampia facoltà, a disporre diversamente (e sarebbe il
caso che qualcuno le aiutasse a non sbagliare…, mentre anche qui la Liguria
si è schiacciata sul testo ministeriale) – che la non affatto ipotetica
illegittimità di tali clausole possa costituire un fondato motivo di
impugnativa della graduatoria da parte del candidato che ne abbia tratto
un nocumento nel punteggio conseguito.

Qualche dubbio c’è anche in ordine al farmacista titolare (ma chi è costui
veramente?) o collaboratore di parafarmacia (i cui titoli di servizio, come
precisa il bando ligure, “dovranno essere validamente documentati nelle
forme di legge”), ai quali il testo ministeriale sembra infatti precludere
la maggiorazione del 40% laddove egli non abbia maturato i 5 anni di
“servizio” previsti, per i titolari e collaboratori di farmacie rurali,
nell’art. 9 della l. 221/68.

Qui forse qualcuno ricorderà che nell’art. 10, comma 1, lett. c), del
testo dell’originario ddl. Sanità aveva trovato posto una disposizione che,
aggiunta in coda al comma 5 dell’art. 11 del Crescitalia, circoscriveva in
termini inequivoci la maggiorazione a chi (in una parafarmacia, ma a ben
guardare anche in una farmacia) avesse esercitato appunto per almeno 5 anni
in comuni con non più di 5000 abitanti, ma poi non se ne è fatto più nulla;
forse però è proprio per questo che il Ministero ha infine ritenuto
necessario evocare per i “parafarmacisti” le “medesime condizioni di cui
all’art. 9 della l. 221/68”, senza tuttavia spingersi ad un richiamo
espresso dei 5 anni, quindi lavandosene in pratica le mani e lasciando a
qualcun altro (il giudice ovviamente, perché le Regioni, v. proprio la
Liguria, si guarderanno bene dall’intervenire) l‘onere di risolvere la
questione.

Per vero non è sicurissimo, anche se coerente con l’equiparazione ai
“rurali” affermata nel comma 5 dell’art. 11, che l’estensione ai
“parafarmacisti” della maggiorazione ivi sancita trascini con sé anche il
presupposto dell’anzianità di servizio quinquennale contemplato nell’art. 9
della l. 221/68, non potendosi infatti escludere che l’art. 11 abbia inteso
favorire questa categoria di concorrenti “a prescindere”, riconoscendo loro
tout court la maggiorazione prevista per i rurali e senza quindi alcuna
condizione; in questo senso sarebbe stato utile quel chiarimento poi
naufragato (che però avrebbe forse scatenato qualche complicazione in più
per i farmacisti rurali), perché allo stato un problema – persino aggravato
proprio da questo tentativo non andato a segno – può sorgere, qualunque sia
la soluzione prescelta dal singolo bando regionale.

Indubbiamente, se i 5 anni valessero anche per i “parafarmacisti“, le loro
già modeste chances di successo si ridurrebbero fatalmente ai minimi
termini (essendo il fenomeno “parafarmacie” tanto recente) e questo è un
aspetto che potrebbe anch’esso giocare a favore della tesi contraria.

Quanto agli articoli successivi del “bando unico”, non pongono grandi
problemi né il meccanismo del previsto doppio termine dei 5 giorni entro
cui i “candidati vincitori” (interpellati mediante “supporto
informatico”) devono indicare le sedi preferite, e dei 15 giorni
(dall’assegnazione della sede) entro cui il vincitore “deve dichiarare se
accetta o meno la sede assegnata”, e neppure l’utilizzo della graduatoria,
“con il criterio dello scorrimento”, per la copertura delle sedi
eventualmente resesi vacanti a seguito delle scelte effettuate dai
vincitori di concorso (che è esattamente quanto già c’era noto dal comma 6
dell’art 11).

Qualche perplessità può sorgere invece dalla previsione – che troviamo sia
nel “bando unico” che in quello ligure – di un obbligo degli
“interpellati” di “indicare, a pena di esclusione dalla graduatoria, in
ordine di preferenza, un numero di sedi messe a concorso pari al numero
della propria posizione in graduatoria”, perché non si vede su quale
disposizione legislativa o regolamentare possa ancorarsi l’eventuale
esclusione (minacciata sub c) dell’art. 12 di ambedue i testi) di chi,
collocato ad esempio all’ottavo posto della graduatoria, abbia indicato,
per dire, soltanto le 3 o 4 sedi a lui gradite; il buon senso (ricorrere al
Tar, infatti, non è mai divertente) suggerirà tuttavia ai vincitori di
conformarsi a questa stravagante prescrizione, che le Regioni farebbero
però bene a espungere dal proprio bando.

È anche dubbia, infine, l’inclusione tra le “cause di esclusione dalla
graduatoria” – contemplata sub g) dell’art. 12 e all’interno di sub d)
dell’art. 11 del bando ligure (e non invece nel testo ministeriale) –
anche dell’“omessa apertura dell’esercizio farmaceutico entro 180 giorni
dalla data di notifica dell’avvenuta assegnazione della sede”.

Se ne comprende pienamente la fine sostanza, ma ci pare che nessun bando
possa introdurre, nonostante l’accelerazione impressa dal dl. Crescitalia
al maxi-concorso, una “causa di esclusione dalla graduatoria” non
espressamente prevista nell’art. 11 – il cui comma 7 si limita infatti a
prescrivere che entro il 24 marzo 2013 siano perfezionate “la conclusione
del concorso straordinario e l’assegnazione delle sedi farmaceutiche
disponibili” , nulla invece disponendo con riguardo all’ “apertura
dell’esercizio farmaceutico” – e sconosciuta al sistema delle norme
legislative e regolamentari che attualmente disciplinano la fase successiva
all’approvazione della graduatoria.

C’è poi tutta l’irragionevolezza di un’evenienza così grave sancita quale
conseguenza di diritto di una vicenda – la mancata “apertura
dell’esercizio farmaceutico” entro 180 giorni – che infatti potrebbe anche
non essere minimamente imputabile all’assegnatario (si pensi al caso non
infrequente di dimostrata irreperibilità di locali idonei e/o disponibili
all’interno della “zona” di pertinenza della farmacia assegnata).

In definitiva, quei tre o quattro profili di sospetta illegittimità che
abbiamo brevemente illustrato ci pare meritino qualche rapido
approfondimento, per valutare convenientemente se non sia opportuno, come
accennato, tentare di indurre le Regioni a qualche migliore
riflessione, prima di appropriarsi per l’intero del testo ministeriale.

La Liguria però, come abbiamo visto, si è mossa con anticipo, forse
perché ritiene di concludere rapidamente la procedura (e porsi così come
test probante per le altre Regioni) per il numero ridotto di farmacie a
concorso, anche se non si comprende perché nel bando siano state
dettagliatamente descritte soltanto le 20 farmacie di nuova istituzione,
rinviando invece per le 70 sedi vacanti a una deliberazione regionale del
2008, quando sarebbe stato più semplice anche per i concorrenti includerle
tutte e 90 in questo provvedimento.

Ma se anche gli altri bandi vedranno presto la luce, e trattandosi
comunque di un concorso per soli titoli, le modalità web e la massiccia
“interattività” prevista tra la Regione e i candidati dovrebbero rendere
l’intera procedura agile e sbrigativa e chissà che i concorsi straordinari
non finiscano per rispettare, giorno più giorno meno, proprio la data del
24 marzo 2013.

(gustavo bacigalupo)

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