Le novità in tema di commissioni bancarie incidono anche sugli affidamenti
e sconfinamenti

Dal 1° ottobre scorso, con l’entrata in vigore del decreto del MEF del 30
giugno 2012, sono diventate operative le nuove condizioni da applicare in
Italia a tutti i contratti di conto corrente e di apertura credito con
riguardo alla remunerazione agli istituti bancari (e quindi al costo per i
correntisti) per gli affidamenti e/o gli sconfinamenti.

Le nuove norme infatti prevedono che, oltre ai tassi debitori
sull’ammontare effettivamente utilizzato e per il periodo in cui tali
somme vengono impiegate dal correntista, sia consentita – esclusivamente
per gli affidamenti concessi nella forma di apertura di credito regolata in
conto corrente (c.d. fido) – una commissione che sia omnicomprensiva e
proporzionale all’intera somma messa a disposizione del cliente, ma che non
potrà mai essere superiore allo 0,5% a trimestre dell’importo
dell’affidamento.

In sostanza, quindi, qualora il cliente della banca goda di un fido, e
quindi della possibilità concessa dalla banca di utilizzare più di quanto
sia depositato in conto, l’importo della commissione omnicomprensiva non
potrà in alcun caso eccedere lo 0,5% a trimestre calcolato sull’ammontare
del fido.

Se invece il correntista non sia titolare di un affidamento ed abbia un
saldo negativo e perciò – come comunemente si usa dire nel gergo della
finanza bancaria – vada “in rosso”, la banca può addebitargli una c.d.
“commissione di istruttoria veloce” (C.I.V.) , espressa però in misura
fissa ed in valore assoluto.

Come ha stabilito lo stesso decreto del MEF sopra richiamato, tale
commissione, che costituisce una sorta di rimborso spese per l’istituto di
credito, va a sostituirsi a tutti quegli oneri (spesso robusti) che
venivano applicati dalle banche in caso di saldo negativo del c/c., e non
deve eccedere i costi mediamente sostenuti dalla banca stessa – secondo le
proprie procedure interne – per svolgere l’istruttoria a fronte di
sconfinamenti della propria clientela.

Dunque, stando ai dati forniti dalle banche, la C.I.V. dovrebbe attestarsi
intorno ai 30-40 euro per la stragrande maggioranza degli istituti di
credito.

L’addebito della commissione, inoltre, è esclusa per scoperti di conto
inferiori alla soglia di 500 euro purché non si protraggano per più di 7
giorni consecutivi nel corso del trimestre.

A seguito dell’entrata in vigore di queste nuove regole, è bene dunque che
il titolare di un conto corrente verifichi le condizioni contrattuali del
rapporto con la banca, controllando in particolare l’importo degli oneri
applicati e, ove questi si rivelino difformi, invitare l’istituto di
credito ad adeguarsi alle nuove disposizioni tentando naturalmente, quando
possibile, di “trattare” condizioni più favorevoli.
(mauro giovannini)

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