Gli interessi per dilazioni di pagamento – QUESITO

Vorrei qualche chiarimento sulla voce “interessi dilatori” che spesso
compare sulle fatture di acquisto di merce.

La concessione da parte di un fornitore della farmacia, come di qualsiasi
altra impresa commerciale, di un dilazione temporale (30, 60, 90,…, giorni)
nel pagamento di merce acquistata, costituisce una forma di finanziamento;
si parla appropriatamente di debiti di funzionamento, cioè di debiti che
sono contratti dall’impresa nel normale svolgimento dell’attività.

Naturalmente, però, tale forma di finanziamento ha un costo per la
farmacia, quantificato appunto dagli interessi per dilazione di pagamento
che sono quelli concordati tra le parti in sede di formazione e/o stipula
del contratto, oppure, successivamente, in fase di regolamento posticipato
di una o più forniture.

Ai fini Iva, inoltre, tale tipo di interessi – rientrando nell’ampio
concetto di operazioni di credito e di finanziamento ai sensi della legge
art. 10 del Dpr. 633/72 – sono esenti dall’imposta e pertanto devono
essere indicati in fattura, ma non assoggettati a Iva.

Per completezza, ricordiamo anche che gli interessi per dilazioni di
pagamento si differenziano dai c.d. interessi di mora, che sono quelli
dovuti per inadempimenti o per ritardi unilaterali nel pagamento alle
scadenze concordate, e sono esclusi (tecnicamente non sono esenti come gli
altri, ma in pratica è la stessa cosa) dall’ambito applicativo dell’Iva in
quanto hanno natura risarcitoria del danno per il ritardato pagamento e
certo non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di un servizio
o della cessione di un bene (art. 15 Dpr. 633/72).

(mauro giovannini)

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