Varie sulle cartelle di pagamento

La modalità di consegna della cartella

Per un motivo o per l’altro ognuno di noi ha probabilmente ricevuto
dall’agente della riscossione una cartella di pagamento e al disagio di
dover constatare l’insorgenza di un obbligo di versamento di una qualche
somma, si aggiunge spesso quello relativo alla difficoltà di ricostruire la
data della sua ricezione, che è invece importante perché proprio da allora
decorrono i termini per impugnarla avanti al giudice competente.

E però di questo dovremo farcene verosimilmente una ragione, almeno secondo
la Cassazione, che con una decisione recentissima ha precisato che – per il
perfezionamento della notifica della cartella di pagamento – è sufficiente
la spedizione tramite raccomandata a/r e la consegna del plico al domicilio
del destinatario “senza alcun altro adempimento da parte dell’ufficiale
postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come
legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna
della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al
mittente”.

Nessun’altra formalità deve essere quindi osservata dall’ufficiale
giudiziario, neppure quella di trascrivere nell’avviso di ricevimento le
generalità della persona cui l’atto è stato consegnato e i giochi sono
compiuti perfino quando la sottoscrizione sia illeggibile.

Insomma, dall’esattore non si scappa…

La legittimità della “ri-notifica” della cartella

Si è presentato alla Suprema Corte il caso di un contribuente che aveva
ottenuto dal giudice tributario di merito l’annullamento di una cartella di
pagamento sulla base di vizi relativi alla sua notifica (escludendo un
esame nel merito della controversia) e che l’Agenzia delle Entrate aveva
provveduto a rinotificare.

Ma per la Cassazione tale procedura deve ritenersi corretta, non essendosi
“consumato” il relativo potere, in quanto la ripetizione della notifica
concerne esclusivamente la conoscenza legale del provvedimento già emanato
e non la ripetizione dell’esercizio del potere di esazione.

Perciò, secondo i Supremi Giudici, esiste un provvedimento impositivo e due
procedure resesi necessarie ai fini della conoscenza da parte del
destinatario della pretesa erariale.

Sembra proprio dunque che dall’esattore non si scappi…

Ma è in arrivo un provvedimento per l’annullamento delle cartelle pazze…

Sembrerebbe ormai prossima l’approvazione da parte del Parlamento di un
disegno di legge recante “disposizioni per l’annullamento obbligatorio in
autotutela delle cartelle esattoriali prescritte”.

Secondo il provvedimento, il contribuente potrà presentare entro 90 giorni
dalla ricezione della cartella di pagamento una dichiarazione al
concessionario per la riscossione dei tributi con la quale si attesti
l’avvenuta prescrizione o decadenza dell’iscrizione a ruolo intervenuta
antecedentemente alla consegna del ruolo all’Agente della Riscossione,
oppure l’intervenuto sgravio da parte dell’ente creditore della somma
richiesta, o l’esistenza di una sospensione amministrativa o giudiziale
ovvero di una sentenza che ha annullato in tutto o in parte la pretesa, o
infine il pagamento già effettuato della somma in contestazione.

Entro 10 giorni dalla presentazione di tale dichiarazione, il
concessionario dovrà verificarne il contenuto presso l’ente creditore ed
entro i successivi 60 giorni comunicare al contribuente la correttezza o
meno, cioè il fondamento, delle eccezioni opposte, avvertendo in caso
negativo che la riscossione dovrà essere ripresa.

Infine, in mancanza di adeguato riscontro dell’ente creditore al
concessionario, la cartella si annullerà di diritto trascorsi 220 giorni
dalla data di presentazione della dichiarazione del contribuente.

Si potrà dunque scappare dall’esattore?

(stefano lucidi)

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