Varie sul lavoro

I permessi ex legge 104

D) Mia moglie usufruisce dei permessi ai sensi della ben nota “legge
104”. Essendo l’unica persona in grado di accompagnarla per le terapie,
posso usufruire anch’io dei tre giorni di permessi mensili?
R) L’Istituto di previdenza ha riconosciuto, ormai da alcuni anni, al
parente di persona con handicap in situazione di gravità, e già titolare
dei permessi ex art. 33, comma 3, legge n. 104/1992, di fruire dei tre
giorni di congedo straordinario.
Naturalmente, l’Inps subordina il rilascio dei permessi al parente al
fatto che egli li richieda per gli stessi giorni di cui fruisce il
lavoratore disabile, non essendo infatti concepibile che possa goderne
quando quest’ultimo presti attività lavorativa.

Variazione di domicilio del dipendente

D)Un dipendente della farmacia ha cambiato abitazione e tuttora non ha
comunicato il nuovo indirizzo. Da un paio di giorni si è assentato per
malattia e non posso inviargli la visita medica.
R) La legge non contempla (ma potrebbe, ad esempio, provvedervi
espressamente il contratto collettivo applicabile) un termine entro il
quale il lavoratore è tenuto a comunicare la variazione del proprio
domicilio e/o residenza. Bisogna tuttavia ricordare che, in caso di
assenza per malattia, il dipendente ha pur sempre l’obbligo di rendersi
comunque reperibile nelle fasce orarie stabilite dall’Istituto e quindi
anche l’obbligo di partecipare attivamente affinchè le visite di
controllo possano nel concreto esse effettuate; pertanto egli dovrebbe
indicare la variazione di domicilio – al più tardi – contestualmente alla
comunicazione della malattia.

Se il magazziniere è dipendente anche di un’altra farmacia

D) Può un magazziniere stipulare due contratti di lavoro part-time con due
farmacie? E con quali limiti di orario?
R) Nel nostro ordinamento non c’è alcun divieto alla formalizzazione di due
o più rapporti di lavoro con soggetti diversi. Il solo limite – che, si
badi bene , fa carico in solido tra loro a tutti i datori di lavoro
coinvolti – è di non superare l’orario massimo settimanale.
Se fosse infatti accertato che questo tetto non è rispettato, i datori
di lavoro dovrebbero provvedere a riformulare i contratti stipulati e
ridurre l’orario (magari accordandosi tra loro) al lavoratore (che sia
magazziniere o altro, non fa differenza) in modo da contenere la sua
complessiva attività lavorativa settimanale entro il limite legale.

(giorgio bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!