La farmacia soprannumeraria nel concorso straordinario – QUESITO

Anche nel mio comune, come in altri dell’Italia centrale, una delle attuali
cinque farmacie (con il quorum precedente erano due) risulta oggi in
soprannumero a causa del decremento demografico degli ultimi trent’anni;
probabilmente avremmo tutti interesse a partecipare al concorso, ma questo
sembra ormai precluso dal chiarimento ufficiale intervenuto recentemente
sul titolare di farmacia soprannumeraria che è ammesso a concorrere.

Abbiamo scelto questo tema, tra i tanti proposti nel frattempo, perché ci
permette anche un rapido excursus su quanto recentemente è accaduto.

Come si è visto, l’opera dell’Esecutivo Monti (un Governo inevitabilmente
“più Legislatore” persino di quello precedente…) è continuata anche nel
mese di agosto, nel corso del quale sono stati infatti varati provvedimenti
strutturali di grandissimo rilievo e gettate le basi per altri non meno
importanti.

Quanto alle farmacie, le ha evidentemente riguardate più da vicino la legge
di conversione del dl. spending review, alfine massicciamente integrato –
come ormai solito – da un maxi emendamento governativo: si tratta della l.
7/8/12 n. 135, pubblicata nella G.U. n. 189 del 14/8/2012 ed entrata in
vigore il giorno successivo.

Le novità in sede di conversione hanno specificatamente interessato,
restando alle farmacie, la misura e la durata dell’ulteriore contributo a
loro carico e a favore del SSN, ma anche l’introduzione di alcune delle
disposizioni contenute nel robusto corpo di norme modificative dell’art. 11
del “Cresci Italia”, che pure nel mese di luglio erano state tutte
innestate nell’art. 10 del primo testo del c.d. decreto salute.

Soprattutto l’esigenza di ridurre quanto possibile la sfera delle
incertezze relative ai concorsi straordinari (non oltre, del resto,
procrastinabili) ha infatti indotto il Governo a frazionare quel pacchetto
di disposizioni, inserendone parecchie già nella legge di conversione dello
spending review, e proponendosi l’inclusione delle altre in seno al dl.
salute (ma nell’ultimissimo testo di quest’ultimo di tali norme – e non
solo di quella abrogativa della distanza legale tra le farmacie – sembra
non vi sia più traccia e quindi se ne dovrebbe semmai riparlare in un
provvedimento successivo).

Quali siano le prime e quali le seconde è comunque noto ai farmacisti (ne
ha dato peraltro costantemente notizia e risalto anche la stampa di
categoria) e ancor più a coloro che seguono questa Rubrica: per un’analisi
approfondita degli interventi messi in cantiere dal Governo già prima della
conversione del “Cresci Italia”, si rilegga in particolare la Sediva news
del 2-3-4 maggio 2012 (“Se cadono piante organiche e sedi farmaceutiche:
l’analisi di un emendamento che non c’è”).

Per la verità, non tutte le disposizioni estrapolate dall’originario
pacchetto (diventato via via, a seguito anche delle comprensibili pressioni
da ogni parte, sempre più corposo…), e introdotte in extremis nella citata
l. 135/2012, riguardano i concorsi straordinari (per i quali è stata molto
opportunamente prevista la realizzazione di “una piattaforma tecnologica ed
applicativa unica… da mettere a disposizioni delle stesse regioni e
province autonome e dei candidati”) e neppure, più propriamente, una
qualsiasi “spending review”.

Ci riferiamo a quella sulla sostituzione nella direzione responsabile
dell’esercizio del farmacista “pensionabile” (oggi, nel concreto, ultra
68enne) e a quella sulla “urbanità” ope legis delle farmacie istituite
nelle stazioni, aeroporti, ecc.; ma questi due specifici precetti
rivestivano in realtà – sotto profili ovviamente diversi – carattere di
urgenza e tuttavia la loro estraneità al provvedimento (visti anche i tanti
precedenti congeneri…) non dovrebbe in ogni caso suscitare censure neppure
sul piano costituzionale.

Dunque, le norme entrate in vigore il giorno di Ferragosto sono contenute
nei sottocommi septiesdecies, duodevicies e undevicies (è l’applicazione di
una regola macchinosa non scritta sulla redazione di testi normativi, ma
stanno per 17°, 18° e 19°) del comma 12 dell’art. 23 della legge di
conversione: il primo si occupa della “piattaforma tecnologica ed
applicativa unica” cui si è fatto cenno, il terzo della già ricordata
”urbanità” delle farmacie istituite in aggiunta a quelle “spettanti in base
al criterio” demografico, mentre il secondo integra e modifica l’art. 11
definendo proprio i “titolari di farmacia soprannumeraria” ammessi al
concorso straordinario, assegnando doverosamente un punteggio anche per
“l’attività svolta dai ricercatori universitari”, disciplinando
diversamente e con migliori dettagli la fase di assegnazione delle farmacie
ai vincitori dei concorsi, sopprimendo il limite dei 40 anni per la
partecipazione “per la gestione associata” e posticipando infine al 1°
gennaio 2015 la data di decorrenza dell’efficacia della disposizione sui
farmacisti pensionabili sottraendo inoltre definitivamente al precetto le
“farmacie rurali sussidiate”.

Vi figura quindi anche un’interpretazione autentica (molto più del
“chiarimento ufficiale” di cui Lei parla) del legislatore, dettata per il
mero ambito dei concorsi straordinari, riguardo alle “farmacie
soprannumerarie”, per le quali – recita il periodo aggiunto al comma 3
dell’art. 11 del “Cresci Italia” dal disposto sub a) del comma 12-
duodevicies dell’art. 23, riproducendo esattamente il testo redatto sin
dall’origine – “le farmacie aperte in base al criterio topografico o della
distanza ai sensi dell’articolo 104 del testo unico delle leggi sanitarie
di cui al regio decreto 27 luglio 1934 n. 1265, e successive modificazioni,
sia anteriormente, sia posteriormente all’entrata in vigore della legge 8
novembre 1992 n. 362, che non risultino riassorbite nella determinazione
del numero complessivo delle farmacie stabilito in base al parametro della
popolazione di cui al comma 1, lettera a) del presente articolo”.

Come anche il quesito suppone, la disposizione è perentoria nell’escludere
da questi concorsi i titolari (o soci) di farmacie, urbane o rurali (purché
naturalmente non sussidiate), che si siano rivelate soprannumerarie nel
tempo, cioè per effetto di successivi decrementi demografici, e/o siano
state addirittura istituite ancor prima dell’introduzione nel nostro
sistema di un criterio demografico, perché sono espressamente ammessi a
parteciparvi soltanto i titolari (o soci) di farmacie originariamente in
soprannumero, istituite dunque “in base al criterio topografico o della
distanza ai sensi dell’articolo 104 ecc.”, che sono bensì in sostanza tutte
rurali ma non necessariamente sussidiate.

È una scelta del legislatore in fase appunto di interpretazione autentica,
che come tale opera pertanto – sia pure nell’ambito rigoroso dei confini
segnati da quel che dice a questo stretto riguardo – sin dalla data di
entrata in vigore del dl. “Cresci Italia”.

Sicuramente è una scelta che non può far piacere a tutti ma che noi, come
abbiamo già osservato a suo tempo, condividiamo anche perché, diversamente,
non essendo individuabile la “farmacia in soprannumero” (e quindi il suo
titolare) dato che soprannumeraria – nei casi del tipo di quello da Lei
posto – è una qualunque tra le sedi in p.o. e non una in particolare,
dovrebbero essere ammessi tutti i titolari di farmacia del comune, una
conclusione che però, come ha osservato a tempo debito il Ministero della
Salute, frustrerebbe “il chiaro intento del legislatore di escludere, in
linea di massima, dal concorso straordinario i titolari di farmacia”.

Certo, non possono essere numerose le farmacie che, istituite in
soprannumero, risultino ancora tali dopo l’applicazione del nuovo quorum di
3300 abitanti, ma qualcuno forse ricorderà che questa stravagante categoria
di farmacisti legittimati a partecipare ai concorsi straordinari è
affiorata dal nulla soltanto nelle ultime ore della fase di conversione del
dl. del Senato, cosicché è forte la sensazione che si tratti di una
disposizione inserita praticamente ad personam o personas (a beneficio,
cioè, di uno o più titolari di farmacie istituite ex art. 104 in frazioni
con oltre 3000 abitanti e dunque rurali ma non sussidiate), perciò proprio
con il significato più circoscritto ora “autenticato” dalla legge di
conversione dello “spending review”.

E però, se pure qui l’interpretazione autentica (che, in una direzione o
nell’altra, era comunque necessaria perché si trattava di prevenire una
buona quantità di ricorsi al Tar, prima durante e dopo l’espletamento delle
procedure concorsuali) finisce dove abbiamo appena detto, la disposizione
va meritoriamente assai oltre, perché è il legislatore in persona che, pur
incidentalmente ma con un vocabolario non equivoco:

– chiarisce testualmente che “criterio topografico” e “criterio della
distanza” sono la stessa cosa, facendo così una volta per tutte anche
giustizia della tesi di segno contrario, incomprensibile e basata sul
niente, avanzata qualche anno fa dal Consiglio di Stato; e

– sancisce l’immediato riassorbimento con il nuovo rapporto-limite di tutte
le farmacie in soprannumero in qualsiasi tempo (precisazione anche questa
importante) istituite “con il criterio topografico o della distanza”,
perciò rurali, comprese pertanto – ecco il punto – anche quelle relative
ai comuni con meno di 12500 abitanti, per i quali cioè tale criterio resta
ancor oggi astrattamente applicabile, pur se, con l’incremento sul
territorio degli esercizi conseguente all’applicazione del nuovo quorum,
sarà ben arduo ravvisare nella pratica tutti i presupposti applicativi
previsti nell’art. 104 (di cui comunque anche alcune Regioni ci pare stiano
giustamente invocando l’abrogazione).

È in definitiva una norma che conferisce qualche certezza in più al
traballante diritto delle farmacie che ancora sopravvive, e non foss’altro
che per questo va perciò vista – prescindendo naturalmente da chi
purtroppo perde qualcosa – con pieno favore.

(gustavo bacigalupo)

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