Tassazione sostitutiva ancora più conveniente con il prelievo di
solidarietà

Il contributo di solidarietà del 3% introdotto dalla “Manovra di
Ferragosto” del 2011 ha rafforzato la convenienza della scelta della
tassazione separata per tutte quelle tipologie di redditi per i quali la
legge offre ai contribuenti questa opportunità.

Il prelievo, infatti, a partire dalla dichiarazione dei redditi ora in
corso di presentazione si aggiunge all’irpef e alle relative addizionali in
ragione dell’aliquota del 3%, calcolata sulla fascia di reddito complessivo
personale superiore ai 300mila euro.

L’incidenza del prelievo viene però attenuata dalla previsione della sua
deducibilità dal reddito complessivo riferito all’anno in cui è stato
corrisposto il contributo stesso, talché l’aliquota “effettiva” è pari al
[3% x(100-43=57)%=] 1,71%, anche se per conseguire effettivamente questo
beneficio occorre attendere la liquidazione della dichiarazione dei redditi
dell’esercizio in cui è avvenuto il pagamento: in pratica un anno….

Ora, considerando che il prelievo di solidarietà si applica sul reddito
complessivo di cui all’art. 8 del T.U.I.R., dal quale sono però esclusi i
redditi soggetti a tassazione separata, nel triennio 2011 -2013 (periodo di
prevedibile applicazione del prelievo) la convenienza della scelta della
tassazione separata aumenterà decisamente.

Ricordiamo che tra i redditi soggetti a tassazione separata figurano (art.
17 T.U.I.R.) anche le plusvalenze realizzate a seguito della cessione della
farmacia da parte del titolare-persona fisica allorché l’azienda sia stata
posseduta da almeno cinque anni; le plusvalenze realizzate a seguito di
cessione di aree edificabili; l’ indennità per la perdita di avviamento
spettante al conduttore in caso di cessazione della locazione di immobili
commerciali; l’indennità di avviamento delle farmacie spettanti al
precedente titolare; e altri redditi.

In tutti questi casi la legge consente appunto di scegliere la tassazione
separata, che in linea di principio è perciò più conveniente dato che le
imposte dovute in applicazione di tale modalità vengono calcolate sulla
base dell’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo nel
biennio anteriore a quello di percezione della plusvalenza o dell’indennità
(ovvero, nelle cessioni di aziende, a quello in cui è sorto il diritto alla
percezione).

L’aliquota da applicare al reddito soggetto a tassazione separata è quindi
calcolata con riferimento a un reddito generalmente più basso.

Ma forse un esempio numerico renderà meglio il concetto.

Si ipotizzi che una farmacia gestita sotto forma di impresa individuale
venga ceduta nel corso di questo 2012 consentendo il realizzo di una
plusvalenza imponibile di € 1.000.000. Nel biennio anteriore alla cessione
(2010-2011) il reddito complessivo netto del cedente ammontava,
rispettivamente, a € 120.000 e € 150.000 e quindi il reddito medio diventa
pari a [(120.000+150.000)=270.000/2)=] € 135.000, sul quale viene
liquidata un’ irpef di € 51.220, corrispondente all’ aliquota media di
(51.220/135.000=) 37,94%; come vediamo, la plusvalenza di € 1.000.000
sconta – in tassazione separata – un’imposta globale di € 379.400
(comprensiva dell’acconto 20% di € 200.000 auto-liquidato in
dichiarazione).

In regime di tassazione ordinaria, invece, l’onere fiscale ammonterebbe a €
423.170 cui si dovrebbe aggiungere il prelievo di solidarietà di € 17.100
(calcolato, lo si è visto, sulla base dell’aliquota “effettiva” dell’1,71%)
per un totale di € 440.270, con un aggravio – rispetto alla tassazione
separata – di € 60.870, dei quali, appunto, ben 17.100 imputabili al nuovo
prelievo.

In definitiva, sempre riferendoci a questo esempio, l’ingresso del
contributo di solidarietà “rincara” la tassazione ordinaria rispetto a
quella separata del 4,89%, perché, prima della sua introduzione,
quest’ultima sarebbe stata più alta dell’11,15% rispetto a quella separata,
mentre ora tale percentuale sale al 16,04%. Quindi il 4,89% in più.

Queste stesse conclusioni valgono anche per la recente tassazione
sostitutiva sulle locazioni (la c.d. “cedolare secca”), tenuto conto che i
redditi che vi sono assoggettati non solo non vengono colpiti dal prelievo
di solidarietà, ma non concorrono neppure al raggiungimento del limite di
reddito di 300mila euro lordi annui oltre il quale, come abbiamo già
ricordato, il prelievo stesso entra in funzione.

Così, ad esempio, per una locazione annua di 24mila euro, la tassazione
ordinaria sarebbe pari a (24.000×85%x43%=) € 8.772, a cui si aggiungerebbe
(ricorrendone i presupposti) il nuovo prelievo, sempre con l’aliquota
“effettiva” dell’1,7%, pari a (24.000×85%x1,7%=) € 346,80, per un totale
di € 9.118,80; con la cedolare “secca”, invece, ce la caviamo con
(24.000×21%=) € 5.040.

Se, dunque, prima dell’introduzione del contributo di solidarietà, la
tassazione ordinaria costava il 74% in più rispetto a quella “secca”, con
l’avvento del prelievo la prima costa circa l’81% in più della seconda, con
una differenza addirittura di 7 punti percentuali che naturalmente
costituiscono un bel risparmio.

(franco lucidi)

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