Ancora sul riassorbimento – QUESITO

Ho letto con attenzione la risposta al quesito sul riassorbimento delle
farmacie in soprannumero alla luce del nuovo quorum di 3300 abitanti.
Capisco che in un comune con 10.000 abitanti e 3 farmacie, con una sola in
soprannumero istituita con la distanza, il riassorbimento è ovvio e
legittimo. Però come si deve fare in quel comune di 2800 abitanti con 4
farmacie in pianta organica? Come verranno riassorbite? Si dovrebbe
prevedere la pianta organica per comprensorio dei comuni, dove le 3
farmacie in soprannumero dovrebbero poter essere riassorbite nel territorio
ed i centri abitati, che risulterebbero in seguito sforniti, avere la
possibilità dell’istituzione di un dispensario farmaceutico.

Continuare a discettare di questi temi in momenti di eversione di un
assetto conosciuto e frequentato così a lungo può sembrare quasi
antistorico se non addirittura preistorico, senza contare che di alcuni
istituti del “vecchio” diritto delle farmacie non è certa neppure la
sopravvivenza e che occorreranno comunque alcuni decenni (di interventi del
giudice amministrativo, oltre che del legislatore statale e di quelli
regionali) per riscrivere con note di una qualche stabilità il nuovo
sistema.

Ma il tema specifico del riassorbimento – sul quale il dl. di prossima
emanazione dovrebbe dire parole per noi fondamentali, come abbiamo chiarito
in varie occasioni – parrebbe ancora abbastanza attuale e quindi vediamo
dapprima il caso di quel comune di 10000 abitanti ipotizzato nel quesito.

Il riassorbimento della terza sede istituita a suo tempo in soprannumero ex
art. 104, però, non è affatto “ovvio e legittimo”, perché la giurisprudenza
del Consiglio di Stato ha ripetutamente chiarito – e questa volta non
propriamente a torto – che l’istituzione di una sede con il criterio
demografico (ove astrattamente consentito come in questo caso) non comporta
l’automatico riassorbimento dell’eventuale sede soprannumeraria, quando il
comune abbia meno di 12500 abitanti ed in ordine al quale la permanenza di
una sola sede in soprannumero sia pertanto conforme all’art. 104 (come
anche tuttora sembra essere).

Senonché, secondo l’interpretazione del parere ministeriale in data
21/3/2012 (che però è stato sostanzialmente trasfuso anche per questo
aspetto – oltre che per altre rilevanti e rilevantissime modifiche all’art.
11 del “Crescitalia” – in quel prossimo dl.), l’applicazione del nuovo
quorum di 3300 conduce con sé il riassorbimento in tutti i comuni, quindi
anche in quelli con meno di 12500 abitanti, di qualsiasi sede risultante
soprannumeraria e in qualunque modo sia stata istituita.

Nel comune di 10000 abitanti, perciò, il numero delle farmacie dovrebbe
restare invariato.

L’altra vicenda da Lei accennata, di un comune di 2800 abitanti con ben 4
sedi farmaceutiche, è perfino clamorosa, e anzi non abbiamo personalmente
notizia di altri precedenti del genere.

Ma se le cose stanno così, temiamo che non vi sia alcun percorso in grado
di condurre seriamente al riassorbimento di addirittura 3 delle 4 sedi
(tante, cioè, quante sono quelle ad oggi soprannumerarie), ma neppure di
una, dato che, come prevede l’art. 380 del TU., le farmacie in soprannumero
possono essere riassorbite soltanto “con l’accrescimento della popolazione”
oppure con la (progressiva) “chiusura di farmacie che vengano dichiarate
decadute”.

E non sembra, a quel che è dato capire, che si profili l’una o l’altra
delle due eventualità.

Del resto, non è praticabile neppure l’altro rimedio che Lei invoca, perché
la pianta organica (o l’istituto, che in realtà non potrà essere molto
diverso, destinato a sostituirla) è anche oggi comunale e di piante
organiche intercomunali (o simili) non c’è tuttora traccia purtroppo da
nessuna parte (anche l’art. 11 del dl. liberalizzazioni, con tutte le
modifiche e integrazioni che si prospettano ogni ora di più, di tale
profilo tutt’altro che secondario non si è minimamente occupato, perdendo
in tal senso una buona occasione).

Piuttosto, viene da chiedersi come facciano a sopravvivere tutte queste
farmacie con un “bacino di utenza” comune così modesto, specie tenendo
conto che solo con la loro chiusura è possibile pensare al momento
all’apertura di dispensari farmaceutici; è vero che la caduta della pianta
organica e soprattutto della sede farmaceutica ne favorirebbe certo
l’istituzione, perché non più subordinata alla preesistenza di una sede
vacante, ma nel concreto finché il numero degli esercizi sarà questo le
esigenze dell’assistenza farmaceutica sull’intero territorio comunale si
riveleranno evidentemente (sin troppo) soddisfatte e non vi si potranno
dunque aggiungere legittimamente ulteriori presidi farmaceutici.

(gustavo bacigalupo)

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