Congruità e coerenza – QUESITO

Nel 2011 nel mio paese di 8500 abitanti e’ stata aperta una nuova farmacia
che in pratica ha comportato una diminuzione di circa il 20-25% del ns
fatturato; da un esame del bilancio 2011 risulta un utile di 220, un
magazzino (mantenuto piu’ o meno costante negli ultimi 3 anni) di 280,
acquisti per 2.430 e ricavi per 3.268.

L’utile mi sembra troppo basso: sono forse eccessive le passività? Inoltre,
considerando che nel 2010 l’utile era di 380 con acquisti per 2924 e ricavi
di 3974, è probabile che qualcosa non quadri.

Come comportarsi per essere congrui e coerenti ??

La spesa pro-capite in farmacia nel 2011 è stata di circa euro 316,
comprendente sia le dispensazioni per conto del SSN che le vendite per
contanti.

Considerando gli 8.500 abitanti, il fatturato annuo della Sua farmacia,
presumibilmente unica sul territorio comunale fino agli inizi del 2011,
avrebbe dovuto aggirarsi intorno a euro 2.700.000 iva compresa, contro i
quasi 4 milioni che ha invece realizzato nel 2010, che peraltro immaginiamo
siano al netto dell’iva: sicuramente un ottimo risultato.

A parità di merce giacente in magazzino all’inizio e alla fine del 2010,
l’esercizio ha realizzato un margine di utile pari al 26,39%,
corrispondente ad un coefficiente di ricarico del 35,91%: un valore
“schiacciato” verso il minimo previsto dallo studio di settore, con il
conseguente “raggiungimento” della congruità generale e soprattutto della
coerenza dell’indice di ricarico.

Probabilmente nella Sua farmacia si adotta una politica di sconti molto
marcata, o forse vengono applicati dei coefficienti di ricarico inadeguati,
specie tenendo conto che nel 2010 non doveva fronteggiare alcuna forma di
concorrenza, essendo appunto l’unica farmacia del comune.

Nel 2011, sempre a parità di valore della merce in magazzino tra l’inizio e
la fine dell’anno, il margine di utile scende al 25,64% e il corrispondente
coefficiente di ricarico al 34,49%.

Con tali valori difficilmente si potrà ottenere la congruità e ancor meno
la coerenza del ricarico, pur se – giova precisarlo – l’Agenzia delle
Entrate ha recentemente comunicato di aver ammorbidito l’algoritmo
matematico dello studio di settore applicabile alle farmacie, tenendo conto
sia della minore marginalità del comparto specifico che della crisi
economica generale.

Da un momento all’altro dovrebbero comunque essere pubblicati i nuovi
calcoli per gli studi di settore relativi all’esercizio 2011 ma per il
momento non possiamo evidentemente fornirLe una risposta più esatta.

La rotazione del magazzino della farmacia è in ogni caso ottima, pari ad
11,52 volte nel corso del 2010 e 9,58 volte per il 2011, calcolata sempre
su una giacenza costante di merce pari ad euro 280 mila, verosimilmente al
costo e al netto dell’iva.

L’utile di esercizio al lordo delle imposte dovrebbe essere intorno al 9-
10% e quindi pari ad euro 360 mila/400 mila per il 2010, sostanzialmente in
linea con il risultato di euro 380 mila effettivamente realizzato.

Per il 2011, invece, il risultato dovrebbe essere compreso tra i 290 e i
320 mila euro, mentre quello effettivo è pari ad euro 220 mila.

Qui per fornirLe delle risposte bisognerebbe avere un numero maggiore di
informazioni, o meglio il bilancio finale del 2011, al fine di valutare
l’incidenza percentuale di tutte le voci di costo e confrontarle con le
medie delle farmacie appartenenti alla Sua fascia di fatturato, tra cui una
delle più importanti è la spesa per il personale dipendente, che dovrebbe
aggirarsi intorno al 10-11% del fatturato.

Probabilmente dovrebbe rendersi necessario correggere il ricarico,
applicando un coefficiente almeno del 42-43%.

(roberto santori)

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