Con la conversione in legge del “decreto fiscale” l’IMU è pronta per
l’esordio

Con la conversione in legge del c.d. “decreto fiscale” (d.l. 16/2012),
avvenuta con modificazioni con la l. 44/2012, il Governo apporta alcune
correzioni alle prime disposizioni (introdotte, come noto, con il decreto
“SalvaItalia”), e fissa nel contempo le ultime regole necessarie per il
debutto della nuova imposta, soprattutto con riferimento alla tempistica
dei versamenti e alle modalità di liquidazione.

Esaminiamone i profili salienti, rinviando – per gli altri aspetti non
interessati dalle modifiche – alla Sediva News del 25/01/2012 e
ripromettendoci comunque di esaminare in un prossimo intervento le novità
riguardanti in particolare i terreni e i fabbricati rurali.

Abitazione principale. L’IMU, lo sappiamo, a differenza dell’ICI colpisce
anche l’abitazione principale. Quest’ultima, sempre per effetto delle
modifiche apportate dal decreto fiscale, d’ora in poi sarà costituita
dall’immobile iscritto in catasto come unica unità immobiliare – niente da
fare, quindi, per appartamenti contigui e comunicanti ma catastalmente
distinti, anche se utilizzati unitariamente come abitazione principale –
scelto dal suo possessore e dal suo nucleo familiare come dimora abituale e
residenza anagrafica. Devono, dunque, ricorrere ambedue le condizioni
(convivenza del possessore con il suo nucleo familiare e coincidenza della
dimora con la residenza anagrafica) perché possano valere i benefici
previsti per l’abitazione principale; infatti, se i componenti del nucleo
familiare dimorano o risiedono anagraficamente in un immobile diverso da
quello in cui vive e risiede il possessore, pur se nello stesso comune, le
agevolazioni si applicano per un solo immobile.

Viene poi confermato che le pertinenze ammesse alle agevolazioni sono
soltanto quelle classificate nelle categorie catastali C/2 (cantine), C/6
(autorimessa) e C/7 (posto auto) nella misura massima di una unità per
categoria, anche se (attenzione!) accatastate unitariamente all’abitazione
principale.

Resta infine ferma la misura dell’aliquota base (0,40%) e inalterate anche
le detrazioni spettanti (fino ad un massimo di 600 euro o, se si
preferisce, di otto figli conviventi fino a ventisei anni di età).

Agevolazioni. Confermata la possibilità per i comuni di assimilare ad
abitazione principale l’unità immobiliare appartenente ad anziani o
disabili residenti in case di cura o di riposo, a condizione che non
risulti locata; ed è anche ribadita l’assimilazione ex lege all’abitazione
principale dell’ex-casa coniugale per il coniuge assegnatario titolare del
diritto di abitazione, il quale, pertanto, dovrà corrispondere l’imposta
usufruendo, però, delle agevolazioni per l’abitazione principale sia in
termini di aliquota ridotta che di detrazioni.

Inoltre, la base imponibile per i fabbricati inagibili o inabitabili o
comunque non utilizzabili è ridotta della metà, ma la condizione di
inagibilità deve essere accertata con perizia tecnica a carico del
proprietario o con autocertificazione, salva naturalmente per il comune la
possibilità di controlli.

Stesso beneficio – riduzione della metà della base imponibile – per gli
immobili di interesse storico o artistico, sui quali però torneremo
prossimamente anche per rendere conto delle ulteriori novità contenute nel
testo convertito in legge.

Versamenti. Per la liquidazione del primo acconto in scadenza il 18 giugno
p.v., pari al 50% dell’imposta dovuta, si utilizzeranno le aliquote-base
(0,40% per l’abitazione principale e 0,76% per gli altri immobili), salvo
conguaglio con il versamento del saldo da effettuarsi entro il prossimo 17
dicembre e questo perché, comprensibilmente, non tutti i comuni saranno in
grado di fornire le aliquote differenziate in tempo utile per il versamento
dell’acconto.

Per l’abitazione principale è possibile, invece, versare in tre rate, delle
quali la prima e la seconda – da corrispondere, rispettivamente, entro il
18 giugno e il 16 settembre – sono pari al 33% ciascuna dell’imposta
calcolata con le aliquote e le detrazioni base e l’ultima, dovuta a saldo
entro il 17 dicembre, sulla base dell’imposta commisurata alle aliquote
aggiornate nel frattempo dai comuni.

Il versamento, diversamente da come prevedevano le disposizioni originarie,
può essere effettuato, oltre che con modello F24, anche con bollettino
postale, ma solo a partire dal 1° dicembre 2012, anche se, s’intende, i
titolari di partita iva che utilizzano il modello F24 restano sempre
obbligati – come lo era per l’ICI – ad operare il versamento soltanto con
modalità telematiche.

Dichiarazioni. Secondo le regole “a regime”, la dichiarazione deve essere
presentata entro novanta giorni dall’inizio del possesso dell’immobile o da
quello in cui sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della
liquidazione dell’imposta e ha effetto anche per gli anni successivi
sempreché non si verifichino ulteriori variazioni; uno o più decreti
ministeriali stabiliranno comunque i modelli da utilizzare e i casi di
presentazione della dichiarazione.

Per il periodo transitorio, invece, si prevedono due regole fondamentali.

In primo luogo, le denunce già presentate ai fini ICI sono fatte salve, “in
quanto compatibili”; quindi, presumibilmente, se tutti gli elementi a suo
tempo dichiarati ai fini dell’ICI sono sufficienti per determinare
correttamente l’importo dovuto anche ai fini dell’IMU, non sarà necessario
(ri)presentare la dichiarazione ove non siano intervenute variazioni:
questo dovrebbe escludere, almeno in astratto, un obbligo dichiarativo
generalizzato per effetto dell’ingresso della nuova imposta.

Inoltre, per tutte le variazioni intervenute a partire dal 1° gennaio 2012
la dichiarazione deve essere presentata entro il 30 settembre prossimo, e
non negli ordinari novanta giorni cui si è fatto cenno, per consentire,
appunto, al Ministero delle Finanze, di emanare le disposizioni attuative.

(stefano civitareale)

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